Visualizzazione post con etichetta azione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta azione. Mostra tutti i post

giovedì 17 novembre 2011

Tarsem Singh: Immortals

Dai produttori di 300... Immortals! Un film praticamente identico a 300 ma con lievissime differenze nella trama!


Non nutrivo grandi aspettative nei confronti di questo film, forse perché non sono un ammiratore del regista (The Cell e The Fall) o per la sfiducia che provo da un po' di tempo nei confronti degli scrittori alle -seppur quasi- prime armi (Charley Parlapanides e Vlas Parlapanides), come era capitato nel caso di Predators. Ciò che probabilmente ha incuriosito gran parte degli spettatori è stata la sbandierata produzione, la medesima di 300, con il quale infatti questo Immortals ha un bel po' in comune.

Trama: il giovane Teseo vuole vendicarsi contro Iperione (un più che mai truce Mikcey Rourke) , Re conquistatore che gli ha distrutto il villaggio e ucciso la madre. Nel provarci, si troverà a dover guidare i greci nella lotta contro quest'ultimo, intenzionato a liberare i titani, acerrimi nemici degli Dei dell'Olimpo.

Tra un grido di vendetta, un amoreggiamento e qualche incursione di Dei desiderosi di dare una mano (nonostante l'assoluta contrarietà di Zeus ad intervenire negli affari degli umani), la corsa contro il tempo di Teseo per salvare quel che resta del mondo ellenico si fa sempre più frenetica e gli orrori della malvagità di Iperione si fanno sempre più pressanti. Ma con l'aiuto dell'oracolo (Freida Pinto) riuscirà ad andare fino in fondo alla questione.

Nulla da eccepire dal punto di vista tecnico, di qualità molto elevata come ci ha del resto abituato il cinema di Hollywood, ma non si può non storcere almeno un po' il naso di fronte alla storia poco originale se non addirittura a tratti banale o prevedibile. Al regista, Tarsem Singh,va riconosciuta una spiccata abilità nell'uso della macchina da presa, soprattutto nei grandi spazi aperti e non è necessario essere critici esperti per notare il tocco dei produttori di 300, soprattutto negli stili di combattimento e nelle coreografie.

Risulta forse troncato il finale, come spesso capita troppo sbrigativo, ma nell'insieme è godibile e si lascia guardare senza problemi, senza lasciare questioni poco chiare o irrisolte ma, sempre per rimanere fedeli alla tradizione, lasciando aperta la possibilità di un seguito.

venerdì 12 agosto 2011

Enzo G. Castellari: Carribean Basterds

È difficile prendere il nuovo film di uno dei registi che consideri tra i migliori di sempre e non piangere quando il prodotto è quello che vi presento oggi.

Il regista in questione è Enzo G. Castellari, che un paio d'anni fa ho avuto l'onore di incontrare durante il Science Plus Fiction qui a Trieste, quando ha presentato proprio questo film: Carribean Basterds. E a ripensare come l'ha presentato, vorrei tanto incontrarlo una seconda volta e chiedergli delucidazioni in merito.

Va bene il non saper dire di no se ti propongono un film da girare ai Caraibi, va bene accettare uno script  poco interessante giusto per divertirsi, ma cercare di salvare il salvabile facendolo diventare una raccolta di (auto)citazioni sperando di far esaltare i fan... allora no, non ci siamo proprio.

Vediamo prima la trama, i commenti a seguire.
Ci sono 3 ragazzi. Fratello e sorella, figli di un ricco mercante d'armi stabilitosi in Venezuela e un altro ragazzo conosciuto per caso. Questi iniziano a frequentarsi e poco alla volta scoprono una comune intolleranza nei confronti dei ricchi e dell'ipocrisia del mondo borghese. Ben presto si ritrovano vestiti come i drughi di arancia meccanica a picchiare vecchi e stuprare puttane, per poi essere scoperti dalla polizia e trovarsi in un gran casino, finendo addirittura in mezzo a narcotrafficanti e altra gente poco affidabile.
Il tutto è ovviamente condito di scazzottate (una anche con lo stesso regista, che si fa stendere senza opporre troppa resistenza), arti marziali, sparatorie e sesso gratuito.

La trama è sicuramente poco originale, ma non è il punto debole del prodotto finale. Certo, si sarebbe potuta sviluppare meglio, ma il punto di partenza non era dei peggiori. Lo script in generale, però, non è esaltante. A mio avviso Castellari non avrebbe dovuto accettare di girare una simile porcheria e a quanto pare, avendolo fatto, non ci si è messo troppo d'impegno, perché il suo tocco non è molto visibile. Va bene, c'è la sparatoria con un sacco di morti e gente che vola da tutte le parti, questo è nel suo stile, ma dove sono le esplosioni? I lanciafiamme? Lo sappiamo tutti che sono i suoi giocattoli preferiti su pellicola, eppure qui nemmeno l'ombra.
Un attimo, ho forse detto pellicola? Altra nota dolente, il film non è girato su pellicola, ma con una di quelle videocamere digitali che fanno tanto l'effetto Asylum/porno di scarsa qualità. Per non parlare delle luci, quasi sempre troppo forti, controluce e comunque quasi mai buone. La fotografia, la post-produzione, il montaggio, sono in generale le parti peggiori. Anche e soprattutto per colpa di quei continui flash in cui viene riproposta la stessa scena per svariate volte, ma un po' sfocata, in bianco e nero o con altri effetti fastidiosi. Quando si arriva allo schermo che viene diviso in 3 sulla scena del bacio, però, è veramente troppo.
Come se non bastassero le vibrazioni della telecamera quando qualcuno prende un colpo (forse per non far vedere che i combattimenti sono fatti malissimo?) o il sangue finto che schizza in camera (magari salsa di pomodoro, qui è addirittura fatto in computer grafica..).

In conclusione, un brutto film, che cerca di reggersi in piedi solo sulle continue citazioni ad altri prodotti dello stesso Castellari o del collega-amico Tarantino (un personaggio ha addirittura il suo nome).

venerdì 4 marzo 2011

Edgar Wright: Scott Pilgrim vs. The World


Premetto che mi sono divertito abbastanza a vederlo, ma è evidente che c'è qualcosa di fondo che non va. Non so, forse c'è troppa carne al fuoco, e forse anche delle pretese cinematografiche che non concordano con la loro messa in scena. Troppo spesso mi sembrava di aver davanti un pastrugno pseudonerd in cui sembrano mischiati insieme Street Fighter/Hello Kitty/Power rangers e così via... non fraintendetemi, so che il film è più di questo (se lo dirigeva qualcun'altro, magari un hollywoodiano, ne usciva sicuramente una cagata totale) e che magari rende bene in qualche modo l'idea del fumetto originale, ma capisco anche perché sia stato un flop...
Forse fatto diversamente - magari prendendosi un po' meno sul serio, cosa che qui vedo mancare più del solito in un film di E. Wright - poteva diventare un cult ma così no, è solo un film simpatico destinato a non essere ricordato.

domenica 12 dicembre 2010

Ruben Fleischer: Benvenuti a Zombieland

A volte saltano fuori registi che hanno fatto poco o niente e ti sbattono in faccia una megaproduzione (o magari non proprio mega, ma che si vede che c'hanno i soldi), che non è sempre una garanzia di qualità. Certo, neanche che il regista sia esperto è garanzia di qualità, anzi, spesso significa che se ha sempre fatto cagare, continuerà a farlo.
Qui siamo a metà strada. Il regista Ruben Fleischer viene già dal mondo del cinema, ma questo è il suo primo titolo per il grande schermo. Mentre gli scrittori Rhett Reese e Paul Wernick, hanno già alle spalle diverse produzioni, principalmente commedie e animazioni. Dall'incrocio di queste esperienze nasce Zombieland, un titolo simpatico ma che lascia ampio spazio alle riflessioni classiche di tutti i film di zombi, come l'allontanamento dai propri cari, la lotte per la sopravvivenza, il sacrificio di chi ormai non ha più nulla da perdere.

Questa volta il protagonista è un giovane nerd, inadatto alla vita sociale, dalla quale è sempre fuggito e spaventato dal mondo esterno. Quale occasione migliore allora per uscire? Direzione: Columbus, città in cui spera di ritrovare i suoi genitori e nome che gli viene assegnato da Tallahassee, il suo primo compagno di viaggio in questa pericolosa avventura. Ed è proprio lui a coniare la regola: niente nomi. Meno si è attaccati, più è facile andare avanti, soprattutto in caso di problemi. Proprio sulle regole - nodo centrale del film - si basa la sopravvivenza di Columbus, che ne ha coniate diverse per non farsi sopraffare dal mondo, ormai così pericoloso.

Questa è quindi la storia di un viaggio, nel quale a Columbus e Tallahassee si aggiungono le due giovani sorelle Wichita e Little Rock, queste ultime dirette al Pacific Playland, un parco dei divertimenti nella zona di Los Angeles, a loro detta privo di non morti. Il gruppo deciderà di dirigersi verso ovest, con la speranza di trovare un luogo sicuro dove stabilirsi, ma forse le due ragazze non hanno ragione...

lunedì 15 novembre 2010

Thomas Cappelen Malling: Norwegian Ninja


Norwegian Ninja è un film fantapolitico la cui storia è basata sulla reale condanna di Arne Treholt, ex politico norvegese accusato di tradimento a causa di una presunta collaborazione con il governo russo durante la Guerra Fredda. Non è importante però sapere a priori come sono andate le cose, perché questo film racconta la vera storia di come il comandante Treholt e la sua squadra di ninja abbia salvato la Norvegia durante la Guerra Fredda.
Come si può facilmente intuire dal titolo, la serietà non è di casa qui, ma solo all'apparenza. Dietro una facciata da commedia mista ad azione, si nasconde il cuore meno divertente e che più fa riflettere di un'opera che mira a sensibilizzare lo spettatore su tematiche importanti. Ma con i ninja.

È inutile sprecare tante parole: il film è divertente, soprattutto per la consapevolezza della scarsità dei mezzi a disposizione, della quale è stato fatto un punto di forza e il trailer parla da sé.

venerdì 5 novembre 2010

Roman Polanski: Pirati

Nell'ultimo decennio la Disney, con la sua saga dei Pirati dei Caraibi, ha rimesso mano all'immaginario piratesco riproponendolo per il gusto cinematografico attuale, ma la tradizione dei film di pirati è di lunga data (non dimentichiamo che L'isola del tesoro, del 1950, è stato il primo film con attori in carne e ossa della stessa Disney), e negli anni ottanta anche Roman Polanski ha dato una sua interpretazione di questo classico sottogenere del cinema d'avventura; del film se n'è tornato indirettamente a parlare di recente in quanto la protagonista femminile di questa pellicola (Charlotte Lewis) qualche mese fa ha denunciato Polanski per molestie sessuali subite all'epoca della realizzazione di questo film, quando lei era ancora minorenne.

Comunque, venendo al film, la trama è questa: il temibile pirata Capitan Red (Walter Matthau) e il suo aiutante, un ragazzo chiamato Ranocchio, sono alla deriva su una zattera di fortuna, quando incrociano un galeone spagnolo su cui vengono recuperati e utilizzati come schiavi; ma Capitan Red scopre ben presto che su questo galeone, diretto in Spagna, è custodito un trono azteco d'oro di valore inestimabile, di decide di volersi impossessare, e per far ciò crea scompiglio sulla nave aizzando l'equipaggio all'ammutinamento...


Innanzittuto va subito detto che il film deve moltissimo a Walter Matthau e al suo personaggio, sia per l'interpretazione fantastica che per le battute che dice; per il resto, il film mescola situazioni comico-grottesche (come quando, all'inizio, attanagliato dalla fame Capitan Red mangia un pesce con tanto di amo e lenza per poi cercare di azzannare Ranocchio) a momenti in cui si cerca di fare della satira sociale leggermente accennata, fra le rivendicazioni pseudosindacali degli ammutinati/lavoratori e la perfida astuzia calcolatrice degli spagnoli/padroni, per non parlare di qualche accenno alla religione cristiana. Il film comunque non è propriamente una commedia, e questo forse è la causa della sensazione di insoddisfazione che per quanto poco emerge in qualche momento del film mentre lo si guarda, ma in fondo non si tratta di niente di ché; il film anzi forse può essere apprezzabile anche per questo, dato che non rischia mai di sembrare uno spettacolone hollywoodiano, senza per questo rinunciare a gustose e anarchiche scene d'azione. L'unica cosa che non ho ben capito è il fatto che il film lascia un finale aperto con parecchie questioni, a livello di trama, esplicitamente irrisolte, come se all'epoca avessero voluto fare di questo film il primo di una saga che avrebbe dovuto proseguire con altri episodi ma che, per qualche motivo (insuccesso commerciale?), non sono stati fatti; in tal caso non posso far altro che esprimere tutto il mio rammarico, dato che mi sarebbe piaciuto a vedere come proseguiva quest'avventura di cui, per ovvi motivi (Matthau), non si potrà mai vedere la fine.

Chiudo con una curiosità: la nave che si vede nel film è al momento ancorata (immagino in pianta stabile) nel porto antico di Genova, per chiunque volesse vederla e ammirarla di persona.

sabato 4 settembre 2010

Sylvester Stallone: I Mercenari - The Expendables

Arrivo al cinema con largo anticipo, l'attesa è durata mesi ma gli ultimi minuti sono i più insopportabili.
Ingresso in sala alle 22.00; sono le 21.57, io ci provo comunque; respinto, aspetterò.
Alle 22.03 sono al mio posto, passano i minuti, interminabili. Scorrono numerosi spot, qualche trailer; stringo il bracciolo della poltrona, sono teso e impaziente.

Un'eternità di tempo più tardi, finalmente parte il film tanto atteso. Stallone torna per dirigere se stesso e una manciata dei migliori attori di film d'azione con una sceneggiatura scritta da lui. E chi, un po' stoltamente, dovesse dubitare delle sue capacità di regista e scrittore rispondo con: Rocky, la serie scritta interamente da lui (e diretti tutti tranne il primo), Rambo, Over the Top e Cliffhanger anche questi scritti dallo stesso.
Chiuso questo piccolo inciso, torniamo al film vero e proprio.

Esplosioni, sparatorie, scazzottamenti, ancora esplosioni;
un filo di trama per giustificare l'abuso di polvere da sparo,
questo è The Expendables
Fin dai primi minuti non ci si spreca con inutili chiacchiere, subito azione, subito sparatorie, uccisioni, pirati (somali?) vengono sterminati dal nostro manipolo di mercenari, poco propensi a trattare ma anzi impazienti di fare fuoco su qualsiasi cosa si muova. Un inizio che serve solo a mostrare uno screzio tra Ying (Jet Li) e Gunner (Dolph Lundgren), che culmina con la decisione di Barney (Stallone) di allontanare quest'ultimo dal gruppo perché "Non posso fidarmi di te", dice.
Sin dai primi momenti quindi entriamo nel vivo, senza troppo perdersi in chiacchiere (che comunque per tutta la durata del film saranno ridotte all'osso, per favorirne la parte più profondamente maschia) e per lanciarsi a capofitto nell'avventura. O quasi. No, un attimo, prima i mercenari devono essere ingaggiati da Mr Church (Bruce Willis) per un lavoro impossibile e POI partiranno. Peccato che al vecchio Bruce sia stato relegata una particina di soli 2-3 minuti, ma ancor di più che per l'ancor più vecchio Arnold Schwarznegger sia bastato molto meno per uscire di scena (ma la scena rimane comunque pregna di machismo e potrebbe, da sola, valere il prezzo del biglietto).

La missione impossibile che dovranno svolgere i nostri consiste nel ribaltare un governo dittatoriale insidiatosi sull'isola di Vilena, nel Golfo del Messico con l'aiuto (e soprattutto il sostegno economico) di un narcotrafficante americano.
Dopo un primo sopralluogo per prendere atto della situazione locale, sembra che la missione debba essere annullata, perché ritenuta addirittura da loro, impossibile.
Ma c'è una bella sfilza di "ma" che non anticiperò per non rovinare la sorpresa a chi fosse desideroso di guardare il film. Fatto sta che dopo la prima visita all'isola, terminata con un'incursione aerea da parte di Barney e Lee (Jason Statham) che fanno fuori un bel po' di militari locali, i nostri decidono di tornare e fare terra bruciata di ciò che era la base del Generale Garza (David Zayas, noto ai più per la parte di Angel nella serie tv Dexter).

Non volendomi dilungare troppo ho omesso ogni singola esplosione, sparatoria o combattimento, di cui il film è pregno a tal punto da mettere i dialoghi in quinta posizione, addirittura dopo lo sfoggio del pene (in senso figurato) e grazie ai quali si torna a respirare un po' l'aria degli anni '80, da molti agognata.

Per una volta, finalmente, dopo aver storto il naso in diverse occasioni (vorrei ricordare Predators e Scontro tra Titani) sono uscito dal cinema soddisfatto, con il sorriso e ancora un po' gasato per la quantità di testosterone che sprizzava dallo schermo. E fortuna che ero in una delle ultime file, mi avrebbero fatto la doccia se fossi stato più avanti.

Ma, ma, ma, purtroppo ci sono dei ma (speravate che fosse finita eh?).

1. Premesso che SEMPRE un film doppiato perde molto rispetto all'originale e che sono pochi i doppiatori veramente bravi ed in grado di dare una voce soddisfacente ai personaggi che interpretano, c'è una persona, un doppiatore in particolare, che a mio avviso (ma non solo a sentire le opinioni), che dovrebbe essere lasciata senza lavoro. Lo so, è brutto da dire, soprattutto in tempi come questi, ma non posso, non posso e non voglio credere (nonostante l'abbia sentito con le mie orecchie) che Jet Li sia stato doppiato da Mino Caprio. E ve lo devo dire io chi è? Il doppiatore di Peter Griffin. Vi pare possibile guardare un film in cui Jet Li ha la voce di Peter Griffin? A me no. Eppure ho anche cercato il cinema in cui, ogni tanto, è disponibile la cuffia per l'audio originale. Ed ho pianto.
2. La regia è un po' confusionaria, potrebbe non piacere a più di qualcuno, ma personalmente mi ritengo soddisfatto, film d'azione senza telecamere che sbattono a destra e sinistra all'impazzata non hanno lo stesso gusto.
3. Forse ci sono troppi protagonisti. Sarà vero che il cast è stellare (e sono il primo che si è dovuto cambiare le mutande quando l'ha letto) ma proprio a voler mettere troppa carne al fuoco si rischia di trovarsi davanti troppi personaggi che non possono essere caratterizzati a dovere, ma ancora una volta, chissenefrega, ci sono le esplosioni!

giovedì 2 settembre 2010

Robert Rodriguez: Machete

Che dire, signori, se non la serata più bella della mia vita almeno una menzione per quest'anno la vince di sicuro!

Con la splendida cornice della 67ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, il sottoscritto ha preso parte all'anteprima di un film destinato a passare, secondo il mio modestissimo parere, nella storia del TrasH, con la T e la H maiuscole!

Si tratta nientepopòdimenochè dell'attesissimo Machete, ultima opera di un Rodriguez (C'era una Volta in Messico) più in forma che mai! Ovviamente presenti alla visione i produttori(Aaron Kaufman
e Iliana Nikolic), il regista, l'attore principale (un esaltatissimo Danny Trejo), l'attrice coprotagonista (una bellissima Jessica Alba, in vestitino nero mozzafiato, NdJ.DP) oltre che amici e qualche comparsa.

Ma veniamo al dunque, sarete bramosi di leggere, in anteprima mondiale, la recensione di un Film tanto atteso quanto chiacchierato...
Bene, cominciamo con un po' di storia:

Parliamo del 2007, l'anno di uscita della seconda parte del "progetto Grindhouse", una "sfida collaborativa" tra Quentin Tarantino e Robert Rodriguez: Planet Terror.
Diretto da Rodriguez, questo film presentava, prima dei titoli di testa, un fake trailer di un fantomatico film, Machete, per l'appunto...C'è da dire che il personaggio di Machete compariva tra le idee bislacche di Robert fin dal 1994, e fin da quei tempi il volto del "dark hero" era, seppur solo nel magico mondo delle idee, quello di Danny Trejo.
Ma così divago, colpa mia... Vi basti sapere che approfittando del notevole successo di pubblico, unito alle minacce di morte ricevute in caso non avesse diretto quel film il prima possibile, il buon Robert si rimbocca le maniche e gira tutte le scene mancanti al famoso trailer, rendendolo il lungometraggio da me visionato!


Machete (Danny Trejo) è un agente federale messicano, un duro come non se ne fanno più, con un profondo senso della giustizia che lo mette spesso in situazioni al limite del suicidio... E proprio durante una di queste missioni che il nostro eroe cade in una trappola del signore della droga Torrez (uno Steven Seagal più grasso e grosso che mai) Dopo aver visto morire davanti ai suoi occhi la moglie (e, sembra, anche la figlia) e aver rischiato di morire bruciato per l'occasione Machete viene creduto morto. Ma così non è, e il nostro eroe riesce ad entrare illegalmente in Texas, dove conduce una vita da immigrato clandestino, vivendo alla giornata di piccoli lavoretti. Tutto insomma sembra procedere con la degradante lentezza della vita extracomunitaria, finchè Machete viene ingaggiato da Michael Benz (Jeff Fahey) per uccidere il Senatore repubblicano McLaughlin (Robert De Niro) in cambio di una cospicua somma di denaro...Ma l'ingaggio si rivelerà una trappola, e Machete dovrà cercare dapprima di scappare, e poi di vendicarsi di coloro che lo hanno portato a un passo dalla morte! Aiutato da una agente dell'immigrazione sexy e sfrontata, Sartana (Jessica Alba), una messicana combattente per i diritti dei suoi conterranei, Shé (Michelle Rodriguez) e suo fratello, Padre Benito del Toro (Cheech Marin) Machete affetterà chiunque gli si pari davanti prima di trovarsi faccia a faccia con il suo acerrimo nemico, colui che ha ammazzato sua moglie e sua figlia solo pochi anni prima!

Il film comincia fin da subito con una buona dose di inaudita violenza, le machetate non sono sicuramente tenute in disparte, anzi! Protagoniste assolute del film continuano a susseguirsi in turbinii di lame, arti mozzati, decapitazioni, fuoriuscite di budella (non vi anticipo nulla, lascerò a voi la visione del film) e quant'altro si possa chiedere a qualche lama ben affilata di tagliare.
Praticamente le occasioni in cui Machete usa un'arma da fuoco si contano sulle dita di una mano, e restano certamente nella memoria dello spettatore per la fantasia! Ma il nostro eroe non si limiterà a questo: dimostrerà dimestichezza anche con bisturi, seghetti da ossa, un tagliaerba, pezzi di vetro, e chi più ne ha più ne metta! (Seppure indubbiamente la sua arma preferita rimarrà sempre colei che da il nome al film e al protagonista).
Menzione speciale alla colonna sonora, sempre azzeccatissima e in grado di regalare una buona dose di adrenalina "in combo" con le inquadrature, peraltro magistrali, segno di un'esperienza che oramai ha ben poco a che vedere con lo stile rozzo seppur efficace del primo Rodriguez, e risultano infatti raffinate e dinamiche, seppur in quel tripudio al sangue che caratterizza in buona parte il film.

Ottima la scelta di far recitare il meno possibile Steven Seagal, il quale poteva risultare l'anello debole del film, con quel suo faccione inespressivo, ma che contrariamente a ogni previsione si adatta perfettamente al suo ruolo di rude e malvagio trafficante di droga messicano.

Il film, sangue ed esplosioni a parte (neanche quelle mancano, la prima ad appena 8 o 9 minuti dall'inizio del film), è in grado di lanciare pesanti messaggi di critica sociale e politica(il senatore estremamente razzista, il cui piano è quello di "elettrificare" il confine Texas-Messico, al contempo intortato nel traffico internazionale di stupefacenti, la spinosa questione dell'immigrazione clandestina, gli insabbiamenti dei potenti, i gruppi razzisti che formano delle "ronde al confine", e chi più ne ha più ne metta) così fuoriuscendo dal clichè del classico trash movie "atuttosangue" senza un briciolo di trama.

Insomma, da qualsiasi punto di vista lo si veda non si può che apprezzarlo per il capolavoro che è! Interessanti le "scene di anticipazione" per le parti già girate nel finto trailer di Tarantino(inserite TUTTE nello svolgimento del film, che in alcuni momenti sembrano quasi posticcie, mai divenendo però fuori luogo!

Applausi scroscianti e standing ovation in sala, sinceramente non ho mai sentito tanti battiti di mani ad una proiezione... sembrava proprio che lo stesso entusiasmo che mi assaliva durante la visione avesse contagiato tutta la sala!

Come poteva finire una serata così magica, dopo la visione di cotanto film?
Ovviamente con una stretta di mano da parte del sottoscritto prima a Rodriguez, poi a Danny Trejo, condita dal loro autografo sotto lo sguardo ammaliante di Jessica Alba, alla quale ho riservato solo una strizzata d'occhio e un mormorato "well done!"

In pratica?
voto: 9 e 1/2
Ben Cazzada (Ben Fatta, ndR), signori!

mercoledì 1 settembre 2010

Harald Zwart: The Karate Kid

Ci sarebbe molto di che discutere in proposito di questo autodichiaratosi remake (come del resto sta succedendo troppo spesso) ma che con il film originale c'entra poco o nulla. Sarà mica una scusa per non essere criticati per il fatto di aver rubato l'idea da qualcun'altro e aver successo con idee non proprie? Se così fosse vorrei sottolineare che a mio avviso un'accusa di plagio è meno importante di quella d'aver rovinato un bel film. Ma ognuno è libero di pensarla diversamente.

Sì, lui picchia tutti in una scena, l'unica per cui
valga la pena vedere il film.

Cosa ci troviamo davanti allora quando decidiamo di guardare The Karate Kid edizione 2010?
Avete pensato al karate?

Vi sbagliate.

Ci sarà un motivo se è stato ribattezzato (giustamente) Kung Fu Kid (e per esser un pignolo praticante di arti marziali lo trasformerei in Wushu Kid, che forse suona anche meglio). Ebbene sì, la presenza di Jackie Chan come insegnante e il fatto che il film sia ambientato in Cina sono degli indizi non da poco per accorgersi che di karate non si parla affatto. Personalmente, si tratta anche dell'unico motivo che mi ha spinto a vedere il film.

Un riassunto della trama:
bambino di colore (Jaden Smith, il figlio di Will) con madre di colore si trasferisce in Cina per lavoro. Di lei, non di lui, mica sono sfruttatori, lui va a scuola e lì conosce una ragazzina che gli piace molto, ma viene picchiato dai bulletti che le girano attorno. Ovviamente cinesi, qui il razzismo è di casa.
Ecco come NON tenere un guardia.
Lui stufo di essere maltrattato scopre per caso che il custode dello stabile dove vive è nientemeno che Jackie Chan che nell'unica scena valida del film picchia i ragazzini cattivi e gli spacca i maroni finché questo non accetta di insegnarli il kung fu.
A questo punto inizia il noioso e poco credibile allenamento, ispirato ovviamente all'originale The Karate Kid che in un mese porterà Dre (questo il nome del protagonista) sul ring del torneo di legnate locale in cui si scontrerà con i cattivi e vissero felici e contenti.

Evitatelo.

sabato 28 agosto 2010

Jack Hill: Coffy

Di giorno infermiera, di notte paladina della giustizia. O almeno, molto indaffarata a far fuori i cattivi, senza troppo interessarsi della giustizia della legge, ma solamente di quel senso di giustizia superiore che ognuno di noi si porta dentro, dettato in questo caso da una storia di droga che coinvolge la sorella minore.
Coffy (la Pam Grier reginetta della blaxploitation nonché Jackie Brown di Tarantino), eroina pronta a tutto pur di eliminare dalla città spacciatori, papponi, mafiosi e delinquenti di ogni genere e sorta sveste quindi i panni di infermiera provetta per indossarne i pochi richiesti dalla sua copertura: la prostituta.
Qual modo migliore di entrare nel cuore di un'organizzazione criminale se non quello di entrarne a far parte per poi sgretolarla dall'interno?

Ma nonostante Coffy non ci metta molto a seminare il caos nella malavita, dovrà fare i conti anche con la corruzione di poliziotti e politici, sempre pronti a sporcarsi le mani pur di riempirsi le tasche.

Scritto e diretto da Jack Hill (lo stesso che risulta essere uno degli scrittori e registi de "La Vergine di Cera" solitamente attribuito a Roger Corman, e che con Pam Grier ha già lavorato in The Big Bird Cage, The Big Doll House e che un anno più tardi sfornerà Foxy Brown), è un classico film sul genere "blaxploitation" con una trama non particolarmente originale né articolata, ma che si lascia vedere, grazie soprattutto al buon lavoro svolto dagli attori, non da oscar ma convincenti al punto giusto; tra questi è interessante notare come il cast riservi delle piacevoli sorprese, come King George, interpretato da Robert DoQui, l'agente Reed della trilogia di Robocop e William Elliott, già visto in Night of the Lepus (meglio noto in Italia con il titolo "La Notte della Lunga Paura").

Coffy al suo "colloquio" con il pappone King George

Sottotitoli in italiano disponibili qui

martedì 24 agosto 2010

Duccio Tessari: Zorro

Zorro è un personaggio che ha avuto varie trasposizioni fra gli anni '60 e '70, in piena epoca spaghetti western, anche nel nostro paese, spesso e volentieri in modi fantasiosi quali la sua collocazione all'interno di uno scenario da far west vero e proprio (E continuavano a chiamarlo figlio di..., con Fabio Testi), crossover dal sapore un po' trash (Zorro contro Maciste) e parodie (I nipoti di Zorro, con Ciccio e Franco). Si capisce, il più delle volte si tratta di film abbastanza a basso costo, ma il film di cui parliamo in questa recensione si discosta leggermente da questa tradizione dato che, nelle intenzioni, probabilmente voleva essere qualcosa di un po' più ambizioso, per vari motivi: visivamente il film è molto curato, fra costumi e locations di alto livello; il fatto di affidare la parte dell'eroico protagonista a un divo, Alain Delon, allora sulla cresta dell'onda; la regia in mano a un comprovato maestro del cinema d'avventura, Duccio Tessari, creatore del Ringo interpretato da Giuliano Gemma.

Per quanto riguarda la trama, si discosta da quella che già conosciamo tutti quanti per alcuni dettagli, legati per lo più al fatto che il film non è ambientato nella tradizionale California bensì in Nuova Aragona (Sudamerica), dove il nostro sopraggiunge per sostituire il defunto governatore locale, suo amico e assassinato poco prima della partenza, e per combattere il malvagio colonnello Huerta, che di fatto spadroneggia a suo piacimento nella colonia spagnola. Per il resto, il film ovviamente deve molto alla celebre serie televisiva americana prodotta dalla Disney, con Guy Williams, tanto che qui ritroviamo alcuni personaggi, fra cui il servo muto Bernardo e un sergente Garcia praticamente identico all'originale. Nonostante tutti i buoni propositi, però, va detto che il film non è all'altezza delle aspettative: di fronte a un film su Zorro ci si aspettere un ritmo sostenuto, ma la pellicola non è orchestrata come si deve e ci si ritrova di fronte a svariate scene di effettiva azione ma non valorizzate a dovere in quanto circondate da momenti di noia, e il culmine arriva con un interminabile duello finale, di cui non arriva mai la fine. Altri due difetti sono la caratterizzazione un po' troppo sopra le righe di alcuni personaggi macchiettistici, come l'ufficiale tedesco o la zia acida di Don Diego o lo stesso Don Diego (più che un damerino, qui ridotto ad autentica checca), e la colonna sonora dei fratelli De Angelis, senz'altro più adatta a una scazzottata con Bud Spencer e Terence Hill che a un film cappa e spada.

In conclusione, devo dire che nonostante il film non sia niente di particolarmente brutto e io sia un ammiratore di regista e protagonista di questo film, non mi sento di consigliare questa pellicola a nessuno in particolare, se non proprio ai fan dell'eroe mascherato che vogliano togliersi la curiosità di vedere l'ennesima trasposizione.

mercoledì 4 agosto 2010

Luis Letterier: The Transporter

Con un misterioso passato nell'esercito, fare semplicemente il corriere potrebbe risultare noioso. Pensate di fare anni di addestramento, pilotare un caccia, stanare nemici e poi ritrovarvi a fare le consegne per Bartolini o, peggio, DHL.
E allora non resta che reinventarsi il lavoro, fare il corriere sì, ma non alle dipendenze di qualcuno e non per consegne tanto ordinarie...

Prima regola: i patti non si cambiano.
E se ti presenti all'appuntamento con un uomo in più o ti liberi di qualcuno o non si parte, nemmeno se sei appena uscito da una banca con sacchi pieni di soldi.

Seconda regola: niente nomi.
No, veramente, non dirò il mio per tutto il film e non voglio sapere i vostri, grazie.


Terza regola: non aprire i pacchi.
Ecco, sì, però se quello si muove?
No ma dai, perché non lasciarla allontanare, deve fare la pipì e...





Bene, ovviamente trasgredire una sola delle regole fa nascere un bel casino e saranno cazzi per rimediare, diciamo tipo un'ora e mezza di corse in auto, sparatorie, arti marziali e combattimenti come se piovessero. Ah e dimenticavo una scena di sesso che non si vede, proprio come piace a me: è un film d'azione, le seghe da un'altra parte per cortesia.


Le corse in auto frenetiche, le sparatorie e i combattimenti (seppur a tratti un po' troppo macchinosi) sono ben orchestrati e legano bene le varie parti del film, lasciando anche un minimo di spazio allo sviluppo della trama e alla caratterizzazione dei personaggi, abbastanza curati anche nell'aspetto psicologico oltre che in quello esteriore.
Difficile annoiarsi quando ci sono di mezzo Jason Statham e Luc Besson e questo film ne è la prova lampante. Non c'è quasi tempo di prender fiato, niente tempi morti, il ritmo rimane sempre sostenuto e la storia, pur non essendo chissà che capolavoro, sta in piedi e una volta arrivati a conclusione lascia abbastanza soddisfatti.

martedì 20 luglio 2010

Paul Verhoeven: Atto di Forza

Un ancora giovane Arnold Schwarznegger è protagonista di questa avventura fantascientifica scritta da Philip K. Dick e diretta da Paul Verhoeven in cui l'avanzamento scientifico e tecnologico ha portato alla formazione di un mondo che ha dell'incredibile.
Viaggiare nello spazio è all'ordine del giorno e andare in vacanza su Marte può essere una passeggiata, se non fosse per le tensioni create dagli abitanti della colonia del pianeta rosso. 
Ma se la moglie non vuole fare viaggi nello spazio, una soluzione per godersi la vista dei deserti marziani infuocati c'è: la Recall, un'azienda che promette di mettere nella testa del cliente il ricordo di una bellissima vacanza, senza che questo si sia mai allontanato da casa.

Sappiate però che se siete degli ex agenti segreti a cui è stata cancellata in precedenza la memoria e rimpiazzata con una farlocca, allora con questo trattamento potreste ricordare cose scomode per qualcuno e tornare su Marte per aiutare la resistenza di indigeni a riprendere il controllo del proprio pianeta ormai in mano a una spietata compagnia mineraria.



Considerata l'età del film (1990) è sempre un piacere rivederlo anche e soprattutto per gli effetti speciali che per l'epoca considerata si difendono più che egregiamente.
Sicuramente non è un film da oscar, ma la storia è interessante e ben sviluppata, con qualche colpo di scena e momenti di tensione nei punti giusti. Godibile e assolutamente non pesante, si lascia guardare con facilità pur trattando temi non banali ma in modo implicito, mettendo in primo piano combattimenti ed esplosioni piuttosto che sentimentalismi e seghe mentali.

domenica 18 luglio 2010

Nimród Antal: Predators

Soldati, assassini, mafiosi, pazzi maniaci e chi più ne ha più ne metta, precipitano improvvisamente e senza aver memoria di cosa sia accaduto, in quella che sembra essere una foresta sudamericana in cui qualcosa gli darà la caccia, per puro divertimento, per il piacere di uccidere e di manifestare la propria superiorità.
L'essere più combattivo dell'universo (secondo solo al cast di The Expendables) è tornato in azione, per fare quello che sa fare meglio: divertirsi. E stavolta lo farà a scapito di un gruppo di esperti combattenti provenienti da diverse parti del mondo, uno più temibile dell'altro.



Finita la breve anticipazione, passiamo ai motivi per vedere o non vedere Predators:

1. La trama
Semplice e poco sviluppata: No.

L'idea non è male a mio avviso e spunti potenzialmente interessanti non mancano (come il personaggio interpretato da Laurence Fishburne) ma non vengono sfruttati a dovere e lasciano con l'amaro in bocca, tanto che vien quasi da pensare che la versione vista al cinema sia stata tagliata per risparmiare tempo, togliendo parti di storia che altrimenti avrebbero portato il film su binari positivi.

2. I personaggi
Pieni di luoghi comuni e per niente caratterizzati: No.

Il punto focale in questo caso è indubbiamente Adrien Brody. Molte domande sorgono spontanee nel vederlo interpretare un militare senza scrupoli e senza anima:
1) perché lui?
2) perché?
3) no, veramente, perché?


Royce, il personaggio che interpreta, risulta fin dal primo minuto fastidioso e saccente, di quelli che sanno tutto di tutti e sono fighi perché ammazzano le persone. Ma l'aspetto peggiore è senza ombra di dubbio il suo continuare a raccontarci, durante lo svolgimento del film, cosa sta accadendo e cosa sta per accadere, come se lo spettatore fosse scemo (e avendo speso dei soldi per vedere questo film al cinema mi vien quasi il dubbio che abbia ragione) e non fosse in grado di capire cosa sta accadendo. Ma almeno non dirci cosa stai andando a fare, che rovini la sorpresa!

Nel complesso i protagonisti sono semplicemente delle pedine messe in una foresta (esattamente come li vedono i predator e in un certo senso può anche andar bene così) ma allo spettatore questo non basta, c'è bisogno di interazione, dialoghi brillanti e soprattutto un briciolo di psicologia dei personaggi che invece di rimanere stupefatti e shoccati quando si rendono conto di esser prede di cacciatori alieni su un pianeta sconosciuto, continuano la loro passeggiata armi in mano come se nulla fosse.
Inutile dire che manca tutto ciò.

3. L'ambientazione
Ben curata e adatta alla situazione: Sì.

Gli ambienti sono realistici e curati, le riprese colgono sempre i paesaggi dalla migliore angolazione senza far trasparire l'uso di artificiosità o effetti speciali (ben fatto il cielo in cui si vedono pianeti e soli che li fanno rendere conto di non essere sulla terra).

4. I Predator
Pur essendo ben fatti non rispecchiano appieno quelli originali: Nì.

Assolutamente niente da ridire dal punto di vista tecnico, dei trucchi e dei costumi dei predator, molto ben fatti in tutti e tre le varianti proposte. Ma proprio qui nascono i dubbi... nel film compaiono tre predator con diverse maschere e ci si aspetta che posseggano diverse abilità. Ma non è così. Non viene palesata nessuna differenza oltre a quella dell'aspetto e personalmente ci sono rimasto un po' male, speravo in un più azione dovuta al dover usare le diverse abilità dei protagonisti per sconfiggere i tre alieni in modi diversi. Il tentativo di farlo c'è, si intravede ma non viene a galla, si risolve in un avanzamento a tappe in stile videogioco, che di questi tempi nel cinema abbonda e (a mio avviso) annoia.


Ulteriore dettaglio da esaminare, che potrebbe inizialmente passare inosservato, è la tipica azione compiuta dai predator quando sanno di non poter sconfiggere il proprio nemico: farsi esplodere. Perché qui non accade?

5. Il finale
Indigesto: Assolutamente NO.
SPOILER ALERT!


SPOILER ALERT!

Nonostante il colpo di scena nelle battute finali, in cui Edwin (Topher Grace) rivela la sua vera identità di assassino con la contemporanea presunta morte di Royce faccia sperare in un finale originale e inaspettato, ci ritroviamo invece di fronte alla solita porcheria dell'eroe inizialmente burbero e scontroso che alla fine si rivela dal cuore d'oro e torna a salvare la bella Isabelle (Alice Braga) ormai preda del pazzo omicida e fa fuori prima l'uno e poi si avventa contro l'altro, il predator, arrivando sul punto di essere sopraffatto ma si salva grazie all'aiuto della ragazza con la quale rimarrà infine confinato sul pianeta, mentre altri disgraziati vengono paracadutati a terra...



Nel complesso: deludente e sviluppato male. Questo è il tipo di film di cui vorrei vedere un remake, per vedere la stessa trama ma in un film fatto bene.

martedì 13 luglio 2010

Oliver Stone: Natural Born Killers


Dalla penna di Quentin Tarantino nasce questa assurda produzione che vede Oliver Stone alla macchina da presa e Woody Harrelson e Juliette Lewis nei ruoli di protagonisti, indaffarati durante tutta la durata della pellicola a mietere vittime scorrazzando per l'America apparentemente senza alcun buon motivo.
Ciò che li spinge a commettere efferati omicidi sono le rispettive infanzie difficili, Mickey (Woody) in seguito alla morte del padre (e di questa accusato) e Mallory (Juliette) che ha passato l'intera giovinezza a subire le violenze del padre (queste mostrate con l'espediente a dir poco geniale di essere camuffate da sit-com con tanto di risate finte e riprese a telecamera fissa).

L'incontro tra i due giovani li porta all'omicidio dei genitori di Mallory e ad una fuga colma di passione e di sangue attraverso gli Stati Uniti durante la quale la loro voglia di violenza non tenderà a scemare ma anzi si farà sempre più estrema e farà sì che il miglior poliziotto del paese si metta sulle loro tracce per fermarli. E ci riuscirà, ma sarà proprio il loro arresto che li farà entrare nel vivo dell'azione, in cui il film prende una piega più seria e quasi filosofica, interrompendo la lunga serie di scene di violenza tra loro spesso sconnesse e apparentemente insensate. Sarà infatti qui, in carcere, che capiremo meglio i pensieri di Mickey e lo seguiremo nei suoi contorti ragionamenti a cavallo tra il genio e lo schizoide.


L'uso continuo di ellissi, il salto da un luogo all'altro, dal passato al futuro, la mancanza di continuità nelle vicende nella prima metà del film possono farlo risultare poco digeribile anche e soprattutto perché la trama stenta a delinearsi e soltanto nella seconda parte si inizia a capire dove si voglia andare a parare e anche qui, nel finale, lo spettatore rimane dubbioso e in attesa di sviluppi che non arriveranno.
Sono invece estremamente interessanti i personaggi poco realistici e volutamente esagerati nell'aspetto, nei comportamenti e negli atteggiamenti, che rendono ancora più grottesche le situazioni già di per sé esageratamente cruente e la mano di Tarantino si vede eccome.

martedì 6 luglio 2010

Mike Disa: Dante's inferno - An animated epic

Siamo di fronte a un prodotto, per così dire, derivato, in quanto questo anime giapponese steampunk non avrebbe ragione di esistere se non per supportare l'uscita nei mesi scorsi dell'omonimo videogioco. La cosa m'incuriosiva, dato che nonostante La divina commedia sia una di quelle cose che a scuola inevitabilmente bisogna sorbirsela a me ha sempre suggestionato non poco, per cui mi son sottoposto volentieri questa versione postmoderna/videoludica. E proprio per questo, dico subito che se questo film ha dei difetti non è certo per la lontananza e le differenze dell'opera originale: fare delle critiche in tal senso sarebbe fuorviante, siamo di fronte a due cose ben diverse e perciò in tal senso non ho niente da dire.
Il tutto è ambientato in una sorta di universo alternativo in cui Dante Alighieri, invece di diventare un poeta e comporre versi su una donna a cui non ha mai rivolto la parola, è un bellimbusto che con Beatrice ci si mette insieme, dopodiché parte convinto per le crociate; ma in terrasanta diventerà una specie di criminale di guerra, e le sue sconsiderate azioni porteranno alla morte della sua famiglia e della sua amata, che la cui anima viene rapita dal diavolo in persona; a questo punto a Dante non resterà che lanciarsi all'inseguimento discendendo gli inferi, guidato dal poeta latino Virgilio, durante un viaggio che gli servirà anche per redimersi dei peccati che ha commesso e ritrovare la retta via. Come dicevo sopra, siamo di fronte a una trasposizione cinematografica del videogioco, per cui si è di fronte a un film molto strutturato a videogioco: Dante ogni volta che passa per un girone dell'inferno combatte un po' con i dannati o i diavoli, poi ammazza il boss di fine livello, una volta finito passa oltre e così via. La qual cosa, ripeto, non è un difetto del film, è un cartone giappo (o simil-giappo) di smazzamenti continui per cui ok così, può anche essere divertente vedere alcune trovate di indubbia origine videoludica come i neonati non battezzati del Limbo con delle falci al posto delle mani che attaccano in massa Dante. Ma il film presenta un paio di difetti strutturali che, pur non compromettendo l'opera per quel che è, faranno comunque storcere un po' il naso. Il primo sono alcuni elementi basilari della trama, che a me almeno sono sembrati un po' troppo semplicistici rispetto a come è stato poi sviluppato il tutto: Dante che scopre che i preti son dei bugiardi con tutte le menate su Dio e la guerra santa contro gli infedeli sono delle atrocità anche se si dichiarano dalla parte giusta, e questa cosa mi è sembrata una cosa un po' troppo da pacifismo spicciolo e ingenuo, anche se funzionale allo sviluppo della trama... poi non so, magari americani e giapponesi non essendo cresciuti a contatto diretto con la cultura cattolica come c'è toccato a noi italiani il tutto sembrerà fatto bene ma con un background più "europeo" probabilmente si ha una percezione diversa della cosa. L'altro difetto, a mio giudizio, è la trovata di far disegnare l'anime a 4-5 disegnatori diversi; devo dire che questo tipo di trovate, che a volte potrebbero anche essere geniali, a volte sono usate un po' a sproposito, come per conferire all'opera una specie di originalità; in questo caso forse potevano anche farne a meno, m'è sembrato ridondante (a parte che poi inevitabilmente capitano cose del tipo che con un disegnatore Virgilio sembra Giulio Cesare, con un altro sembra il cattivo di Hercules della Disney, con un altro ancora sembra Billy Idol ecc.).
Per concludere, quindi, potrei anche consigliare questo film; niente pretese però, di alcun tipo, mi raccomando, aspettatevi una semplice versione steampunk dell'Inferno di Dante e niente di più.

mercoledì 30 giugno 2010

M. Neveldine & B. Taylor: Gamer

Leonida contro Dexter: chi avrà la meglio?

Stiamo parlando, come molti avranno capito, di Gerard Butler (Leonida in 300) e Michael C. Hall, meglio noto al grande pubblico per la serie TV Dexter.

Il primo è un detenuto, condannato alla pena capitale per omicidio, il secondo l'inventore di un videogioco che possiamo considerare l'evoluzione di Second Life, nel quale attraverso collegamenti cerebrali ognuno può prendere il comando del corpo di una persona in carne ed ossa che fungerà da vero e proprio avatar, per poter interagire con gli altri personaggi - anch'essi esseri umani autentici - del videogame. Ed è proprio da questo videogioco che se ne sviluppa un altro, sempre dallo stesso ideatore, nel quale i carcerati diventano i protagonisti di un teatro di guerra, prestando i loro corpi a scontri a fuoco nei quali vengono guidati da giocatori che, se dotati di sufficiente abilità, li guideranno verso la vittoria e la libertà.


Ma come sempre, c'è qualcosa di losco sotto tutto ciò e forse lo spartano del futuro è stato giudicato per un crimine che non ha commesso, magari qualcuno voleva liberarsi di lui perché ritenuto un elemento scomodo, una pedina che ostacolava i suoi piani...

L'idea di base non è niente male, ma una volta entrati nel vivo dell'azione, si svolge tutto troppo frettolosamente, il cattivo di turno spiega il suo piano per la conquista del mondo nel classico stile James Bond, quando ormai è sicuro che non possa succedergli niente e che nessuno gli si possa opporre. Ma si sa che qualcosa accade sempre e in qualche modo l'astuzia o i muscoli hanno la meglio sui malvagi.
Del resto, "I cattivi perdono sempre: anche oggi negli anni '80" [cit] e aggiungerei anche oggi negli anni duemila.

lunedì 28 giugno 2010

Mark L. Lester: Commando

Fate attenzione perché un Arnold nei panni di un papà felice non capita spesso di vederlo (se non in versione "mammo") e godetevi i primi cinque minuti di pellicola se l'idea vi piace, perché finirà presto.

Ormai ritiratosi dalla carriera militare, John Matrix vive una vita felice con la piccola Jenny in una villa in montagna, ma viene rapito da un folto gruppo armato (impossibile rapire tanta muscolosità se si è in meno di un plotone) insieme alla bambina e costretto ad uccidere il presidente.
Ovviamente il nostro macho austriaco è un uomo d'onore e non si piegherà al ricatto di un gruppo di delinquenti pronti a tutto pur di ribaltare il governo ed entrerà in azione, a dir la verità non tanto per il rispetto dell'autorità massima del paese, quanto per riabbracciare la sua bambina.


Arnold si ritroverà così, stavolta (come se fosse la prima volta), ad affrontare da solo un intero esercito asserragliato sull'isola che funge da quartier generale e sulla quale è tenuta prigioniera Jenny, ma per arrivarci dovrà prima liberarsi della fitta rete di informatori che stanno tramando per la morte del presidente e compiere le ricerche necessarie a localizzare la base nemica.

L'intero film è un continuo susseguirsi di scene d'azione, tra inseguimenti in auto, sparatorie, esplosioni, altre sparatorie e più esplosioni, come è giusto aspettarsi dal regista di Classe 1984 e Grosso guaio a Chinatown, unito ai muscoli e alla mediocre recitazione di un palestrato dal cuore d'oro qual'è Schwarzenegger.

lunedì 14 giugno 2010

Glenn McQuaid: I Sell the Dead



L'esordio del giovane Glenn McQuaid alla macchina da presa, ad ora inedito in Italia, convince e diverte, senza aver nulla da invidiare ai prodotti di numerosi altri registi affermati, proponendo un film che ha dentro di tutto un po', dagli alieni ai vampiri passando per gli zombi, tenuti assieme da una simpatica coppia di profanatori di tombe che per portare a casa la pagnotta dissotterrano cadaveri da vendere ad uno scienziato che - ovviamente - non ha tutte le rotelle a posto.
Nella loro ricerca di corpi sempre più freschi e meglio conservati, verranno ostacolati da una "banda" rivale formata da persone senza scrupoli, pronte a tutto pur di ottenere una posizione di monopolio del settore.

Tra incontri spiacevoli con non-morti o con umani che li vogliono tali, quindi, i due finiscono incastrati in un gioco di potere che li porta alla detenzione con annessa condanna a morte.
Ed è infatti dentro la cella che inizia il racconto del giovane Arthur Blake, interrogato da un prete curioso di conoscere la sua storia...

giovedì 10 giugno 2010

A-Team Vs The Expendables: Io ho già deciso

Lascerò giudicare a voi, dato che non voglio influenzare la vostra scelta su quale di questi due film vedere. Sappiate solo che uno lo attendo come poche altre volte mi è successo, mentre ho VERAMENTE TANTA PAURA di vedere l'altro, perché sento che sarà una cagata colossale.

Qui sotto i trailer, buona visione.


Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...