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giovedì 17 novembre 2011

Tarsem Singh: Immortals

Dai produttori di 300... Immortals! Un film praticamente identico a 300 ma con lievissime differenze nella trama!


Non nutrivo grandi aspettative nei confronti di questo film, forse perché non sono un ammiratore del regista (The Cell e The Fall) o per la sfiducia che provo da un po' di tempo nei confronti degli scrittori alle -seppur quasi- prime armi (Charley Parlapanides e Vlas Parlapanides), come era capitato nel caso di Predators. Ciò che probabilmente ha incuriosito gran parte degli spettatori è stata la sbandierata produzione, la medesima di 300, con il quale infatti questo Immortals ha un bel po' in comune.

Trama: il giovane Teseo vuole vendicarsi contro Iperione (un più che mai truce Mikcey Rourke) , Re conquistatore che gli ha distrutto il villaggio e ucciso la madre. Nel provarci, si troverà a dover guidare i greci nella lotta contro quest'ultimo, intenzionato a liberare i titani, acerrimi nemici degli Dei dell'Olimpo.

Tra un grido di vendetta, un amoreggiamento e qualche incursione di Dei desiderosi di dare una mano (nonostante l'assoluta contrarietà di Zeus ad intervenire negli affari degli umani), la corsa contro il tempo di Teseo per salvare quel che resta del mondo ellenico si fa sempre più frenetica e gli orrori della malvagità di Iperione si fanno sempre più pressanti. Ma con l'aiuto dell'oracolo (Freida Pinto) riuscirà ad andare fino in fondo alla questione.

Nulla da eccepire dal punto di vista tecnico, di qualità molto elevata come ci ha del resto abituato il cinema di Hollywood, ma non si può non storcere almeno un po' il naso di fronte alla storia poco originale se non addirittura a tratti banale o prevedibile. Al regista, Tarsem Singh,va riconosciuta una spiccata abilità nell'uso della macchina da presa, soprattutto nei grandi spazi aperti e non è necessario essere critici esperti per notare il tocco dei produttori di 300, soprattutto negli stili di combattimento e nelle coreografie.

Risulta forse troncato il finale, come spesso capita troppo sbrigativo, ma nell'insieme è godibile e si lascia guardare senza problemi, senza lasciare questioni poco chiare o irrisolte ma, sempre per rimanere fedeli alla tradizione, lasciando aperta la possibilità di un seguito.

venerdì 5 novembre 2010

Roman Polanski: Pirati

Nell'ultimo decennio la Disney, con la sua saga dei Pirati dei Caraibi, ha rimesso mano all'immaginario piratesco riproponendolo per il gusto cinematografico attuale, ma la tradizione dei film di pirati è di lunga data (non dimentichiamo che L'isola del tesoro, del 1950, è stato il primo film con attori in carne e ossa della stessa Disney), e negli anni ottanta anche Roman Polanski ha dato una sua interpretazione di questo classico sottogenere del cinema d'avventura; del film se n'è tornato indirettamente a parlare di recente in quanto la protagonista femminile di questa pellicola (Charlotte Lewis) qualche mese fa ha denunciato Polanski per molestie sessuali subite all'epoca della realizzazione di questo film, quando lei era ancora minorenne.

Comunque, venendo al film, la trama è questa: il temibile pirata Capitan Red (Walter Matthau) e il suo aiutante, un ragazzo chiamato Ranocchio, sono alla deriva su una zattera di fortuna, quando incrociano un galeone spagnolo su cui vengono recuperati e utilizzati come schiavi; ma Capitan Red scopre ben presto che su questo galeone, diretto in Spagna, è custodito un trono azteco d'oro di valore inestimabile, di decide di volersi impossessare, e per far ciò crea scompiglio sulla nave aizzando l'equipaggio all'ammutinamento...


Innanzittuto va subito detto che il film deve moltissimo a Walter Matthau e al suo personaggio, sia per l'interpretazione fantastica che per le battute che dice; per il resto, il film mescola situazioni comico-grottesche (come quando, all'inizio, attanagliato dalla fame Capitan Red mangia un pesce con tanto di amo e lenza per poi cercare di azzannare Ranocchio) a momenti in cui si cerca di fare della satira sociale leggermente accennata, fra le rivendicazioni pseudosindacali degli ammutinati/lavoratori e la perfida astuzia calcolatrice degli spagnoli/padroni, per non parlare di qualche accenno alla religione cristiana. Il film comunque non è propriamente una commedia, e questo forse è la causa della sensazione di insoddisfazione che per quanto poco emerge in qualche momento del film mentre lo si guarda, ma in fondo non si tratta di niente di ché; il film anzi forse può essere apprezzabile anche per questo, dato che non rischia mai di sembrare uno spettacolone hollywoodiano, senza per questo rinunciare a gustose e anarchiche scene d'azione. L'unica cosa che non ho ben capito è il fatto che il film lascia un finale aperto con parecchie questioni, a livello di trama, esplicitamente irrisolte, come se all'epoca avessero voluto fare di questo film il primo di una saga che avrebbe dovuto proseguire con altri episodi ma che, per qualche motivo (insuccesso commerciale?), non sono stati fatti; in tal caso non posso far altro che esprimere tutto il mio rammarico, dato che mi sarebbe piaciuto a vedere come proseguiva quest'avventura di cui, per ovvi motivi (Matthau), non si potrà mai vedere la fine.

Chiudo con una curiosità: la nave che si vede nel film è al momento ancorata (immagino in pianta stabile) nel porto antico di Genova, per chiunque volesse vederla e ammirarla di persona.

martedì 24 agosto 2010

Duccio Tessari: Zorro

Zorro è un personaggio che ha avuto varie trasposizioni fra gli anni '60 e '70, in piena epoca spaghetti western, anche nel nostro paese, spesso e volentieri in modi fantasiosi quali la sua collocazione all'interno di uno scenario da far west vero e proprio (E continuavano a chiamarlo figlio di..., con Fabio Testi), crossover dal sapore un po' trash (Zorro contro Maciste) e parodie (I nipoti di Zorro, con Ciccio e Franco). Si capisce, il più delle volte si tratta di film abbastanza a basso costo, ma il film di cui parliamo in questa recensione si discosta leggermente da questa tradizione dato che, nelle intenzioni, probabilmente voleva essere qualcosa di un po' più ambizioso, per vari motivi: visivamente il film è molto curato, fra costumi e locations di alto livello; il fatto di affidare la parte dell'eroico protagonista a un divo, Alain Delon, allora sulla cresta dell'onda; la regia in mano a un comprovato maestro del cinema d'avventura, Duccio Tessari, creatore del Ringo interpretato da Giuliano Gemma.

Per quanto riguarda la trama, si discosta da quella che già conosciamo tutti quanti per alcuni dettagli, legati per lo più al fatto che il film non è ambientato nella tradizionale California bensì in Nuova Aragona (Sudamerica), dove il nostro sopraggiunge per sostituire il defunto governatore locale, suo amico e assassinato poco prima della partenza, e per combattere il malvagio colonnello Huerta, che di fatto spadroneggia a suo piacimento nella colonia spagnola. Per il resto, il film ovviamente deve molto alla celebre serie televisiva americana prodotta dalla Disney, con Guy Williams, tanto che qui ritroviamo alcuni personaggi, fra cui il servo muto Bernardo e un sergente Garcia praticamente identico all'originale. Nonostante tutti i buoni propositi, però, va detto che il film non è all'altezza delle aspettative: di fronte a un film su Zorro ci si aspettere un ritmo sostenuto, ma la pellicola non è orchestrata come si deve e ci si ritrova di fronte a svariate scene di effettiva azione ma non valorizzate a dovere in quanto circondate da momenti di noia, e il culmine arriva con un interminabile duello finale, di cui non arriva mai la fine. Altri due difetti sono la caratterizzazione un po' troppo sopra le righe di alcuni personaggi macchiettistici, come l'ufficiale tedesco o la zia acida di Don Diego o lo stesso Don Diego (più che un damerino, qui ridotto ad autentica checca), e la colonna sonora dei fratelli De Angelis, senz'altro più adatta a una scazzottata con Bud Spencer e Terence Hill che a un film cappa e spada.

In conclusione, devo dire che nonostante il film non sia niente di particolarmente brutto e io sia un ammiratore di regista e protagonista di questo film, non mi sento di consigliare questa pellicola a nessuno in particolare, se non proprio ai fan dell'eroe mascherato che vogliano togliersi la curiosità di vedere l'ennesima trasposizione.

venerdì 13 agosto 2010

Tim Burton: Alice in Wonderland


Questo film è pietoso. Ora vi spiego il perchè.


Circa un anno prima della sua uscita nei cinema (quindi marzo 2009) iniziò a girare in rete un'immagine che raffigurava il Cappellaio Matto impersonato da Johnny Depp.



Dovete sapere che chi sta scrivendo questa recensione è una persona a dir poco ossessionata dal romanzo di Lewis Carroll "Alice's Adventures in Wonderland/Through The Looking Glass", inoltre ho trovato che il make-up fosse assolutamente azzeccato per il personaggio, un misto di follia e allucinazione, per esempio gli occhi con le pupille dilatate tipiche dei cappellai in epoca vittoriana che erano abituati ad usare mercurio nel fabbricare i cappelli di feltro e l'etichetta sul cappello 10/6 ovvero 10 scellini e 6 pence. "Molto promettente e fedele alle illustrazioni di Tenniel!", ho pensato.
Se poi aggiungiamo il fatto che sia Tim Burton a dirigerlo allora viene da pensare che nessun altro regista sarebbe stato più adatto a dar vita a quel romanzo così difficile e unico da diversi punti di vista.

L'attesa per l'uscita del film diventò sempre più frenetica mese dopo mese fin quando iniziarono a trapelare alcuni dettagli circa il cast e la trama. Sul cast ho poco da obbiettare: Crispin Glover è un attore con grandi capacità, ma impersonando il Fante di Cuori (personaggio non presente nel romanzo) non viene resa dovuta giustizia al suo talento. Passi anche la moglie di Burton Helena Bonham Carter nel difficile ruolo della Regina di Cuori. Sul ruolo di Alice sarebbe stato più apprezzata un attrice leggermente più carina di Mia Wasikowska.
Ma riguardo la trama? E qua le noti si fanno molto dolenti...
L'adattamento del romanzo e quindi la sceneggiatura fu data a Linda Woolverton, famosa per le sceneggiature dei cartoni della Walt Disney "La Bella e la Bestia" e "Il Re Leone". Iniziai a pensarci su e qualcosa mi lasciava perplesso...ah si! ora ricordo...sarebbe stata la Walt Disney Pictures a produrre il film.
Qui inizia il baratro: il genio di Tim Burton che non dà limiti all'immaginazione sarebbe stato influenzato pesantemente da tale casa di produzione, al punto tale da domandarsi se si tratti dello stesso regista di Beetlejuice o Edward Mani di Forbice.
La sceneggiatura rasenta il ridicolo, stravolgendo completamente la trama del romanzo e traendo solo alcuni spunti da quest'ultimo. Un miscuglio di situazioni si intrecciano in modo caotico, scene fedeli al libro si contrappongono ad altre completamente inventate di sana pianta dalla signora Linda, personaggi protagonisti dell'opera di Lewis Carroll come il Brucaliffo oppure i gemelli Pinco & Panco scendono in secondo piano e, in particolar modo, gli ultimi sfiorano l'imbarazzo sia per rappresentazione che essenza.
Io, che attendevo impaziente la famosa scena di Alice che dialoga con il Brucaliffo, resto inorridito da quella del film in cui lui dice due cose riguardo ad un calendario e poi svanisce nel nulla......eh???
Poi però mi sono detto: "Magari la scena di Pinco & Panco che raccontano ad Alice la storia sarà fedele", restando poco dopo nuovamente deluso. Meglio a questo punto che non parlo dello Stregatto. Le illustrazioni del romanzo curate da Sir John Tenniel sembrano non esser state nemmeno prese in considerazione.

Se dovessi elencare tutte le scene deludenti e non fedeli all'originale credo che risulterei prolisso in modo assurdo, quindi vedrò di riassumere.
Il film non c'entra nulla con il romanzo se non per due o tre scene, una grande pecca è la scelta di averlo girato in stereoscopia e non nel modo più canonico, c'è da dire però che avrebbe avuto le sue potenzialità questa scelta di regia per una mente come Tim Burton se solo non fosse stato influenzato dalla casa di produzione.
La sceneggiatura è un insulto a Lewis Carroll, sembra che Linda non abbia colto un briciolo di essenza del romanzo.
Il duello con il mostro Jabberwocky è inguardabile, pare un combattimento in stile Tekken. Il Cappellaio Matto che danza come Michael Jackson nella danza della deliranza è la cosa più imbarazzante dell'intero film.

Lo spirito del romanzo che fine ha fatto? Quel misto di disorientamento, di nonsense e di inquietudine che hanno caratterizzato uno dei libri più letti e conosciuti al mondo.
Una profondissima delusione mi ha colto all'uscita dal cinema, Burton che non è Burton, solo l'interpretazione di Johnny Depp è salvabile e qualche scenografia di alcune scene.
Difficile era rendere bene l'essenza del romanzo, del mondo che Carroll aveva creato con la sua mente da matematico, ma tra la mediocrità e l'eccellenza esiste una via di mezzo. Potrei essere sul punto di reputare più fedele il film in stop motion "Alice" di Švankmajer (consigliatissimo tra l'altro, almeno si ritrova l'elemento d'inquietudine).
Personalmente me ne frego degli effetti speciali e visivi, mi bastava un film con la trama più fedele possibile al romanzo e l'uso di  stop motion come per Beetlejuice o Nightmare Before Christmas. Non è chiedere troppo, forse anche lo stesso Burton l'avrebbe voluto.

Voto: 4

Steven Spielberg: Jurassic Park


Sono passati ben 17 anni dall'uscita di questo kolossal, tutt'ora uno dei film che più ha incassato nella storia del cinema (quando ancora era un valido metro di giudizio).
Basato sul romanzo omonimo di M. Crichton, Spielberg dà vita ad un avventura senza precedenti.
Epico, colossale, umoristico e terrificante; queste sono le caratteristiche che vengono mescolate per tutta la durata del film. La trama è nota a tutti: un anziano imprenditore miliardario costruisce una riserva biologica del tutto particolare su un isola al largo della Costa Rica, ma prima di aprire i battenti al pubblico decide di invitare due paleontologi, un matematico e un avvocato a far un giro per il parco. Tra stupore e qualche perplessità, il gruppo di persone si troverà ben presto a dover fare i conti con i protagonisti dell'isola...

Questo film ha segnato la mia infanzia e non mi stancherei mai di rivederlo, per chiunque sia appassionato di dinosauri e genetica, questo film rappresenta un sogno che diviene "realtà". L'ambientazione tropicale, il tema della clonazione e manipolazioni di DNA, personaggi eccentrici che si incontrano, un ambizioso anziano, un informatico corrotto e infine i dinosauri si uniscono insieme per lasciarci estasiati.
Il mago degli effetti speciali Stan Winston (ricordiamo Aliens e Terminator), l'Industrial Light & Magic di Star Wars e Spielberg sono le vere star di questo Jurassic Park; vi porteranno in un mondo magico e spietato vecchio 65 milioni di anni, passerete dall'ammirare l'imponenza del Brachiosaurus alla grazia e agilità dei Gallilimus fino a spaventarvi di fronte al temibile T-Rex e gli intelligenti Velociraptor (o meglio, deinonychus per esser esatti).

Per quanto riguarda le tematiche biologiche trattate siamo ai limiti della fantascienza (ricordiamo che il film è del 1993), nonostante paroloni come "supercomputer", "sequenziatori di geni" e "realtà virtuale" che oggigiorno non sono affatto futuristici.
Come consulente per quanto concerne i dinosauri è stato chiamato un famoso paleontologo, putroppo però tale fama pare non sia meritatissima nel caso ci si confonda tra deinonychus (i velociraptor di Jurassic Park) e i velociraptor (alti quasi come un pollo).
E per concludere, tra dinosauri e biologia trova posto anche la matematica rappresentata da Ian Malcolm (Jeff Goldblum), un eccentrico caosologo esperto in Teoria del Caos che da subito ha cercato di avvertire che qualcosa sarebbe andato diversamente dalle previsioni, rispettando quindi l'imprevedibilità degli eventi nei sistemi dinamici dopo un certo intervallo di tempo.
Un film come pochi insomma, Spielberg viene ancora oggi ricordato come colui che ha fatto rivivere i dinosauri

Voto: 10-
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