Non ho che poche, pochissime, parole da spendere per descrivere questo film, sicuramente uno dei peggiori che abbia mai visto.
La storia vede una madre impegnata nella ricerca della figlia scomparsa, secondo lei (su consiglio di un investigatore privato) rapita da un gruppo di delinquenti per farla protagonista di uno snuff movie.
Per compiere le sue ricerche, la donna è costretta ad addentrarsi nel giro della pornografia estrema, che la porterà a girare l'Europa nel tentativo di riportare a casa sana e salva la giovane.
State alla larga da questa orribile produzione, figlia certamente di un budget risicatissimo, vista la pessima qualità degli arredi, la fotografia discutibile e i trucchi indegni di tale nome. Le scene che dovrebbero essere splatter si risolvono in cambi d'inquadratura o parti del corpo palesemente ricostruite in gomma.
Ci troviamo davanti ad un brutto che definire brutto è offensivo per altri film che hanno almeno qualche spunto interessante o battute che (magari involontariamente) fanno ridere.
Se cercate un film che strappi qualche sorriso per la sua bruttezza, andate a cercarlo altrove; se vi avvicinate per la trama letta sul retro del dvd, tenete le aspettative su un livello molto ma molto basso; se conoscete i peggiori lavori di Bruno Mattei e nonostante questo volete proseguire... beh almeno non potrete dirvi sorpresi dopo averlo visto.
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martedì 3 agosto 2010
lunedì 7 giugno 2010
Le case dei morti
House of the Dead I & II
Che la filmografia tratta dai videogiochi sia costellata di scempi e faccia venir voglia di fare una strage di sceneggiatori e registi è cosa nota. E soprattutto se tra questi andiamo a porre la nostra attenzione su tal Uwe Boll, uno specialista di questo settore, con svariate pellicole alle spalle, una più vergognosa dell'altra e anche stavolta non è stato da meno, con quella porcata di House of the Dead, tratto dall'omonimo shooter da sala giochi che (serve dirlo?) sicuramente non spiccava per la trama. Difficile quindi immaginare un film tratto da un videogioco senza trama? Eppure Super Mario Bros era già stato fatto.
Quel che è sicuro, quindi, è che sicuramente in questo House of the Dead il punto forte non è la storia: dei ragazzi si reano su un'isola deserta per partecipare ad un rave party, ma degli imprevisti li fanno ritardare e arriveranno a festa finita, terminata con un massacro. In realtà ci vorrà un po' prima che questi si rendano conto dell'accaduto, perché i partecipanti al rave non sono propriamente stati uccisi... si faranno invece presto vivi (per modo di dire), sotto forma di zombi, attaccandoli e cercando di cibarsene.
Parte a questo punto il classico survival-teen-horror-movie nel corso del quale si scoprirà che la maledizione della Isla de la Muerte è iniziata nel 1400 per opera di un sacedote spagnolo pazzo, che in cerca dell'immortalità condannò l'intera isola ad un macabro destino.
Gli effetti speciali non sono granché, ma c'era da aspettarselo, mentre ciò che più fa storcere il naso, aggrottare le sopracciglia e accapponare la pelle sono le scene tratte dal videogioco stesso, inserite veramente a cazzo durante gli scontri con gli zombi. Orripilante oltremodo.
Alla carneficina sopravviveranno solo un ragazzo e una ragazza, non senza aver contratto però il morbo.
Il secondo capitolo, uscito in Italia con il titolo Cacciatori di Zombie, è fortunatamente più scorrevole, ma non meno banale.
Dal ritorno dei due sopravvissuti della Isla de la Muerte, il contagio si è diffuso in un college americano, dove venivano condotti degli esperimenti sulla ragazza, ormai trasformata in cadavere ambulante.
Una squadra di scienziati e militari viene inviata nell'istituto infestato da morti viventi per trovare lo zombie "di generazione zero" nel cui sangue si ritiene essere presente il segreto per lo sviluppo di un vaccino.
Mancano totalmente spunti interessanti in questo film, la cui unica attrattiva sono zombi e sangue, con un'esagerazione di tette e culi e bislacche teorie sull'evoluzione; infatti secondo i nostri scienziati in missione gli zombi si sarebbero evoluti modificando la dentatura per poter mordere le loro armature in kevlar. Bizzarro.
Insomma anche qui il finale ci fa storcere un po' il naso, ma del resto non si poteva sperare in qualcosa di meglio, sin dalle prime battute.
Sconsiglio assolutamente entrambi i capitoli, a meno che non siate come me dei masochisti o cultori dello zombie movie a caccia del film più brutto.
sabato 5 giugno 2010
John Crowley: Intermission
Vi avverto subito che qui siamo di fronte a un film che, almeno per me, è stata una piacevole sorpresa, forse anche per la sua particolarità: se infatti di solito i film dedicati all'Irlanda trattano della rivolta che a inizio '900 portarò all'indipendenza del paese (Il magnifico irlandese, Michael Collins), oppure ne offrono un'immagine folkloristica e pittoresca (La storia di Agnes Browne, Circle of Friends), per non parlare dei film dedicati al problema dell'Irlanda del Nord (Bloody sunday, Breakfast on Pluto), qui siamo di fronte invece a un intreccio di vicende quotidiane ambientate nella Dublino dei giorni nostri, che s'intrecciano fra loro: un teppista alla perenne ricerca di guai, un paio di sfaticati commessi di supermercato uno dei quali lasciato dalla fidanzata per un direttore di banca di mezza età, un poliziotto dalla mano un po' troppo pesante; i primi tre organizzano una rapina ai danni del direttore di banca, ma le cose - grazie anche all'intervento del rude poliziotto, protagonista proprio in quegli attimi di un documentario sul crimine - prenderanno una piega un po' grottesca.
Va detto che gli attori protagonisti sono irlandesi che già da qualche tempo hanno sfondato a Hollywood: Colin Farrell Colm Meaney e Cillian Murphy, che se la cavano benissimo in questa vicenda che riesce a mantenere in equilibrio ambizioni di rappresentazione della realtà quotidiana dublinese e trovate e personaggi, per quanto verosimili, ai limiti del surreale, come l'insopportabile bambino che tirando sassi contro il parabrezza dei veicoli in corsa è la causa di quasi tutte le disgrazie del film. Il regista è americano ma la sua abilità e la particolarità dell'ambientazione fanno sì che ne esca un film a base di ironia molto british (anche se sarebbe più giusto dire irish), che senza peccare di ambizione non deluderà l'amante del genere (che però ha già visto tutti i film dello stesso genere ma ambientati immancabilmente nella provincia statunitense).
Va detto che gli attori protagonisti sono irlandesi che già da qualche tempo hanno sfondato a Hollywood: Colin Farrell Colm Meaney e Cillian Murphy, che se la cavano benissimo in questa vicenda che riesce a mantenere in equilibrio ambizioni di rappresentazione della realtà quotidiana dublinese e trovate e personaggi, per quanto verosimili, ai limiti del surreale, come l'insopportabile bambino che tirando sassi contro il parabrezza dei veicoli in corsa è la causa di quasi tutte le disgrazie del film. Il regista è americano ma la sua abilità e la particolarità dell'ambientazione fanno sì che ne esca un film a base di ironia molto british (anche se sarebbe più giusto dire irish), che senza peccare di ambizione non deluderà l'amante del genere (che però ha già visto tutti i film dello stesso genere ma ambientati immancabilmente nella provincia statunitense).
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