Il nome Enzo Barboni è indissolubilmente legato a quello di Bud Spencer e Terence Hill, dato che oltre a essere stato il creatore degli amatissimi personaggi Trinità e Bambino annovera poi nella sua filmografia quasi esclusivamente film con protagonisti Bud e Terence, da soli o più spesso in coppia. Questo ovviamente perché il sodalizio fra i tre era una ricetta sempre vincente, e Barboni dava il meglio di sé con questi due attori, mentre i risultati erano parecchio inferiori in quei pochi film che ha realizzato senza di loro (basti guardare "Anche gli angeli tirano di destro", sequel bruttarello del bellissimo "Anche gli angeli mangiano fagioli", o il veramente pessimo "Trinità e Bambino... e adesso tocca a noi!").
Il film di cui parliamo oggi fortunatamente non tenta di mettere in scena due sostituiti/cloni di Bud Spencer e Terence Hill, e forse per questo non è proprio di basso livello come i due film sopracitati... la trama ruota attorno a due commandos di soldati, uno americano e uno italiano, entrambi col compito di distruggere un ponte di epoca romana perché si trova in una zona strategica sia per gli alleati che per le forze dell'asse (siamo nel 1943, poco dopo lo sbarco delle forze alleate nel suditalia); i due contingenti però fanno amicizia e mettono in piedi una trovata per mandare all'aria i piani dei rispettivi superiori, evitando così di distruggere questa meraviglia architettonica...
Come potete capire siamo di fronte a una pellicola che, in maniera molto farsesca e scherzosa (possiamo dire anche molto leggera), prende in giro la guerra e tutte le macchinazioni che le stanno dietro (per esempio, l'ufficiale americano che vuole far saltare il ponte usa la carriera militare per future ambizioni politiche); i personaggi sono tutti alquanto macchiettistici, e vale la pena citare nel contingente americano un pellerossa con tanto di Winchester e un gangster italoamericano armato di Tommy Gun e cappello fedora in testa, mentre fra gli italiani non mancano gli stereotipi regionali come l'alpino veneto o il pigrissimo napoletano.
Passando a un giudizio sul film, la prima parte della pellicola scorre bene, purtroppo poi (quando i due commandos si separano dopo aver pianificato come salvare il ponte) il film si perde in un sacco di trovate più o meno eccessivamente sceme che si ammucchiano l'una sull'altra. Peccato perché forse sarebbe bastato poco per essere di fronte a qualcosa di un po' migliore, specialmente avendo per le mani un cast notevole (Giuliano Gemma e Johnny Dorelly sono i protagonisti, ma come comprimari hanno tutta una serie di caratteristi italiani di buon livello come Sal Borghese, Massimo Lopez ecc.). Quindi siamo di fronte a uno di quei film in cui ci si rende conto, guardandolo, che avrebbe potuto essere qualcosa di un pelino migliore; nonostante questo, è un buon esempio di cinema nazional-popolare italiano del passato a cui guardare, almeno dal mio punto di vista, con qualche nostalgia.
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venerdì 28 maggio 2010
sabato 17 aprile 2010
Enzo G. Castellari: L' Ultimo Squalo
Una colonna sonora coinvolgente e i movimenti fluenti di un giovane sul windsurf accolgono lo spettatore già dai primi istanti e in pochissimo tempo siamo immersi in una comunità costiera statunitense che vive serenamente, in attesa della annuale regata di windsurf che porterà sulle loro spiagge appassionati da tutto il Paese.
Peccato che proprio nei giorni precedenti la regata, una minaccia giunga dal mare: uno squalo bianco dalle dimensioni mai viste prima... se non in Lo Squalo di Steven Spielberg, di qualche anno prima (1975, contro il 1981 di cui stiamo parlando).
Il sindaco e i cittadini si troveranno nella spiacevole situazione di dover decidere se sacrificare l'evento tanto atteso o cercare una soluzione per tenere alla larga il pericoloso predatore.
Ovviamente come vuole la tradizione film-esca, la scelta ricadrà sulla seconda ipotesi, nonostante gli avvertimenti del vecchio cacciatore di squali che abita in città. Il metodo è tanto rozzo quanto semplice: viene distesa una rete metallica lungo tutta l'imboccatura del golfo per impedire allo squalo di accedervi e giusto per restare in tema di ovvietà, diciamo pure che la spropositata forza di questo abitante del mare gli permetterà di aprirvi una breccia e fare uno spuntino proprio in concomitanza della gara, con conseguente caccia allo squalo.
Tra cavalcatori di tavole e cacciatori di mostri marini, i morti sono molteplici per tutta la durata del film, fino ad arrivare all'epilogo vittorioso, in cui possiamo finalmente tirare un respiro di sollievo.
Come d'abitudine con questo regista, i ritmi sono sostenuti e il film mai noioso, i personaggi forse non brillano per la grande caratterizzazione, ma fanno comunque una bella figura nel complesso gli attori, forse non eccelsi ma che sanno fare il loro mestiere più che dignitosamente. Parlando sempre di cast(ellari), troviamo anche qui una parte della famiglia Girolami (sicuramente saprete, o avrete intuito, per cosa sta la “G.” nel nome del regista), come accade spesso nei suoi film (la figlia, ad esempio, recita la parte di una giovane che, salvata in extemis, perde una gamba).
Vista la somiglianza con la pellicola di Spielberg già citata, non stupisce il fatto che abbia passato dei guai giudiziari proprio per questo motivo, anche se a confrontarlo con Jaws, l'opera italiana è probabilmente meno seria, più scanzonata, rivolta ad un pubblico più interessato a divertirsi che a spaventarsi.
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