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giovedì 26 agosto 2010

Adam Green: Hatchet

Siamo di fronte ad un'ora e sedici minuti di cazzate.

Questo Hatchet entra di diritto in quel filone di film slasher adolescenziali di cui non se ne sente il bisogno.
Negli anni '80 avevamo Venerdì 13, Nightmare e Non Aprite Quella Porta; ora ci dobbiamo subire i vari remake di questi e qualche misero tentativo di "originalità" che va sotto il nome di Jeepers Creepers et simili. Il vero problema di questo Hatchet non sta tanto nella trama, in cui un gruppo di ragazzi decide di fare un tour in una palude teatro di misteriosi omicidi, ma bensì il palese plagio di Venerdi 13.
Ok, l'elemento "adolescenti ingenui che vogliono visitare un luogo pericoloso" potrebbe anche starci nonostante sia stato già visto e rivisto. Soffermiamoci un attimo all'ambientazione del film e al killer in questione: una palude di notte, una leggenda che racconta di un ragazzo deriso dai suoi coetanei per i difetti fisici/mentali e vittima di uno scherzo la notte di Halloween, il padre del ragazzo che per errore lo colpisce in testa con un'accetta.
Il ragazzo/mostro in questione ricalca spudoratamente il Jason Voorhes del primo capitolo della fortuna saga, ma in questo film si ha l'impressione che il tutto avvenga molto velocemente; dal momento in cui il killer compare per la prima volta non c'è un attimo di tregua per gli sfortunati ragazzi.
Il mostro è un ragazzo decisamente deforme dotato di una forza fuori dal comune che si serve di un'accetta per uccidere i malcapitati, ma non solo! Si serve anche della sua forza per strappargli le braccia, il busto, la testa e chi più ne ha più ne metta.
Le scene splatter si sprecano per tutta la durata del film, esaltando qualsiasi effetto speciale che richieda sangue a spruzzo e legamenti sradicati dalle giunture.
Il finale è qualcosa di assolutamente scontato e pietoso.

Per fortuna il regista si rifarà con il discreto Frozen quattro anni più tardi, ma fidatevi: questo Hatchet è veramente inguardabile.

Voto: 4

domenica 22 agosto 2010

Adam Green: Frozen

Adam Green sarà noto ai più per esser il regista dello slasher movie Hatchet, chissenefrega direte voi non avendo tutti i torti, ma almeno così sappiamo o possiamo presumere lo stile della sua regia.
Fortunatamente questo Frozen è ben diverso dal suo precedente film, si tratta infatti di un thriller che segue la fortunata scia iniziata all'epoca con The Hole per poi continuare con Cabin Fever e via dicendo.
La formula è semplice: tre giovani amici (due ragazzi e una ragazza) si trovano in vacanza sulle montagne dello Utah e una sera decidono di fare l'ultimo giro in seggiovia prima della fine della giornata, ma improvvisamente l'impianto viene spento e i ragazzi si trovano sospesi a una quindicina di metri dal terreno. L'impianto riprenderà a funzionare solo dopo una settimana e questo i ragazzi lo sanno bene.
Per loro inizierà un incubo dettato dal gelo tagliente, avranno solo due possibilità per cercare aiuto: saltando giù dalla seggiovia oppure ridiscendendola aggrappandosi alla fune, ma tra questi due grossi problemi se ne inserirà un terzo: i lupi.

Realistico e senza fronzoli, mi aspettavo la solita boiata adolescenziale vista e rivista, invece sono rimasto piacevolmente colpito. Il regista delinea in modo sommario la psicologia dei tre protagonisti, ma il quarto e vero protagonista è il freddo. Le chance di sopravvivere a queste temperature e in balia di bufere di neve sono minime, se poi le possibilità di sfuggire a questa situazione sono da catalogarsi sotto la voce "idee suicide" allora è normale che il terrore prenda il sopravvento.
Il mio voto per circa tre quarti è influenzato dal realismo del film, sia chiaro. Per il resto non ci allontaniamo troppo dai film sopracitati.

Voto: 7

giovedì 12 agosto 2010

Rob Green: The Bunker

Seconda guerra mondiale: un gruppo di militari nazisti riesce a prendere riparo in un bunker tedesco dopo essere caduto in agguato ad opera di soldati nemici, ma a soccorrerli non troveranno ciò che li aspettava... soltanto un vecchio pazzo e un ragazzo giovane e inesperto sono rimasti al suo interno,  in attesa di rinforzi.
Ma non sono rinforzi quelli che sono arrivati e al loro seguito non ci sono semplici uomini...

Ciò che li aspetta nel bunker, nascosto nei cunicoli che si snodano sotto di esso, non è un avversario come i soliti, non è ciò che sono abituati ad affrontare e non sarà facile sbarazzarsene.

Nascondere i ricordi, eliminarli totalmente da sé, soprattutto quando si sono commessi atti deplorevoli, è difficile, se non impossibile e lo stesso vale sia da vivi che da morti. Un morto non dimentica tanto facilmente e ugualmente accade per molti morti, sepolti in una fossa comune, cadaveri accatastati come fossero rifiuti, risvegliati dal loro sonno eterno durante la costruzione di un tunnel e in cerca di vendetta.

Gli incubi non si possono cancellare, ti perseguitano, ti consumano, fino alla morte in alcuni casi, è questo è uno di quelli, in cui i protagonisti non possono, non riescono, e forse nemmeno vogliono lasciarsi alle spalle una parte scomoda di passato, che li ha trasformati in mostri, allontanandoli dalla loro natura umana talmente tanto da portarli a combattere tra loro, fino al più tragico degli epiloghi.

Nonostante una buona idea, un po' tra Deathwatch e Outpost, il film si trascina con lentezza ed è difficile mantenere alta l'attenzione, se non fosse per i continui cambi di colore, dal buio pesto ad improvvisi flashback tinti di un giallo che mette a dura prova le retine e, all'interno dei tunnel sotto il bunker, le torce dei militari che non smettono per un secondo di puntare dritte verso la telecamere. Ottimi espedienti per mantenere sveglio lo spettatore, o per privarlo di qualche diottria.

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