Il blog parla di cinema in generale, raccogliendo recensioni, commenti e critiche, oltre alle migliori scene, spaziando tra cult e b-movie di ogni genere e sorta.
[NB: Le recensioni potrebbero essere pubblicate anche altrove]
Premetto che mi sono divertito abbastanza a vederlo, ma è evidente che c'è qualcosa di fondo che non va. Non so, forse c'è troppa carne al fuoco, e forse anche delle pretese cinematografiche che non concordano con la loro messa in scena. Troppo spesso mi sembrava di aver davanti un pastrugno pseudonerd in cui sembrano mischiati insieme Street Fighter/Hello Kitty/Power rangers e così via... non fraintendetemi, so che il film è più di questo (se lo dirigeva qualcun'altro, magari un hollywoodiano, ne usciva sicuramente una cagata totale) e che magari rende bene in qualche modo l'idea del fumetto originale, ma capisco anche perché sia stato un flop...
Forse fatto diversamente - magari prendendosi un po' meno sul serio, cosa che qui vedo mancare più del solito in un film di E. Wright - poteva diventare un cult ma così no, è solo un film simpatico destinato a non essere ricordato.
A volte saltano fuori registi che hanno fatto poco o niente e ti sbattono in faccia una megaproduzione (o magari non proprio mega, ma che si vede che c'hanno i soldi), che non è sempre una garanzia di qualità. Certo, neanche che il regista sia esperto è garanzia di qualità, anzi, spesso significa che se ha sempre fatto cagare, continuerà a farlo.
Qui siamo a metà strada. Il regista Ruben Fleischer viene già dal mondo del cinema, ma questo è il suo primo titolo per il grande schermo. Mentre gli scrittori Rhett Reese e Paul Wernick, hanno già alle spalle diverse produzioni, principalmente commedie e animazioni. Dall'incrocio di queste esperienze nasce Zombieland, un titolo simpatico ma che lascia ampio spazio alle riflessioni classiche di tutti i film di zombi, come l'allontanamento dai propri cari, la lotte per la sopravvivenza, il sacrificio di chi ormai non ha più nulla da perdere.
Questa volta il protagonista è un giovane nerd, inadatto alla vita sociale, dalla quale è sempre fuggito e spaventato dal mondo esterno. Quale occasione migliore allora per uscire? Direzione: Columbus, città in cui spera di ritrovare i suoi genitori e nome che gli viene assegnato da Tallahassee, il suo primo compagno di viaggio in questa pericolosa avventura. Ed è proprio lui a coniare la regola: niente nomi. Meno si è attaccati, più è facile andare avanti, soprattutto in caso di problemi. Proprio sulle regole - nodo centrale del film - si basa la sopravvivenza di Columbus, che ne ha coniate diverse per non farsi sopraffare dal mondo, ormai così pericoloso.
Questa è quindi la storia di un viaggio, nel quale a Columbus e Tallahassee si aggiungono le due giovani sorelle Wichita e Little Rock, queste ultime dirette al Pacific Playland, un parco dei divertimenti nella zona di Los Angeles, a loro detta privo di non morti. Il gruppo deciderà di dirigersi verso ovest, con la speranza di trovare un luogo sicuro dove stabilirsi, ma forse le due ragazze non hanno ragione...
Norwegian Ninja è un film fantapolitico la cui storia è basata sulla reale condanna di Arne Treholt, ex politico norvegese accusato di tradimento a causa di una presunta collaborazione con il governo russo durante la Guerra Fredda. Non è importante però sapere a priori come sono andate le cose, perché questo film racconta la vera storia di come il comandante Treholt e la sua squadra di ninja abbia salvato la Norvegia durante la Guerra Fredda.
Come si può facilmente intuire dal titolo, la serietà non è di casa qui, ma solo all'apparenza. Dietro una facciata da commedia mista ad azione, si nasconde il cuore meno divertente e che più fa riflettere di un'opera che mira a sensibilizzare lo spettatore su tematiche importanti. Ma con i ninja.
È inutile sprecare tante parole: il film è divertente, soprattutto per la consapevolezza della scarsità dei mezzi a disposizione, della quale è stato fatto un punto di forza e il trailer parla da sé.
Immagino che per presentare John Landis basti citare alcuni dei suoi film più famosi, come The Blues Brothers, Animal House, Un lupo mannaro americano a Londra e così via. Bene, a quanto pare è tornato a dirigere dato che ieri sono andato qua a Leeds a vedere questo film intitolato Burke & Hare, di cui non sapevo un gran ché, avevo solo visto la pubblicità in giro, attratto dalla presenza di Simon Pegg (L'alba dei morti dementi, Hot fuzz ma anche qualche recente film hollywoodiano come Star system o Star Trek) e Andy Serkis (Smeagol/Gullum nella trilogia de Il signore degli anelli), poi quando il film è iniziato ho visto che il regista era lui e ne sono rimasto piacevolmente colpito (erano più di 10 anni che non faceva un film vero e proprio, pensavo avesse smesso).
Comunque, venendo al film, si tratta di una pellicola di produzione inglese, che racconta seppur con i toni ironici della black comedy (infatti il film si apre con la frase Questa storia è ispirata a fatti reali, tranne quelli che non lo sono) la vera storia di William Burke e William Hare, due irandesi nella Ediburgo dei primi dell'ottocento i quali, dopo aver scoperto che un professore di medicina del posto, il dottor Robert Knox (fra i cui studenti c'era pure Charles Darwin), acquistava cadaveri per le sue lezioni di anatomia, gli vendettero il corpo di un inquilino deceduto di morte naturale, ma non volendo perdere l'occasione di fare ancora soldi in questo modo iniziarono una carriera da serial killer. Ovviamente le grandi attese nascondono sempre una delusione per i più, dato che da un bravo regista del passato che torna a fare un film dopo un decennio ci si aspetta sempre qualcosa di sublime... ma devo dire che in questo caso, almeno per me, non è stato così. Ammetto che non si tratta del capolavoro di John Landis, e che la trama ha dei momenti un po' discontinui e che le gag non brillano per originalità (ho letto che gli sceneggiatori sono gli stessi del nuovo film St. Trinian's, che faceva cagare, quindi è senz'altro colpa loro), ma il film è senz'altro sopra la media delle commedie da multisala di questi tempi; i due protagonisti formano una coppia che funziona, e se la cavano più che bene anche i comprimari, fra cui spunta in qualche cameo anche qualche celebrità cinematografica come Ray Harryhausen (quello dei mostri in stopmotion) e Christopher Lee (Dracula, Sherlock Holmes e mille altre cose); dal punto di vista della storia anche il risovolto amoroso, che di solito in questi film è un po' disgustoso, qui è ridicolizzato e appare più digeribile, così come non è presa troppo sul serio neppure la satira nei confronti dei discutibili mezzi a cui a volte il progresso ricorre per progredire.
In conclusione, un film che mi sento di consigliare pienamente; John Landis forse non è più il genio anarchico dei suoi primi film ma dimostra di saper maneggiare il mezzo cinematografico ancora molto bene. La data dell'uscita italiana non è ancora nota, ma immagino che uscirà senz'altro.
Siamo nel profondo sud degli Stati Uniti d'America, in una pacifica e tranquilla cittadina, lontana dalle preoccupazioni e dalla frenesia delle grandi città. Preoccupazioni diverse invece stanno arrivando, portate dal vento, un vento malefico (secondo gli scienziati "un campo magnetico") proveniente dallo spazio che trasforma i cittadini in terribili mostri succhiasangue; da qui il titolo originale "Blood Suckers from Outer Space".
In questo contesto vediamo intrecciarsi le vicende di un ragazzo e la appena conosciuta amante, il fratello di questo e i suoi colleghi scienziati e del Generale Sanders e del suo assistente. I primi, impegnati a cercare di sopravvivere all'invasione di mostri, gli altri, impegnati ognuno a proprio modo a cercare di sventare la minaccia venuta dallo spazio...
Nonostante le premesse non siano delle migliori e la produzione sia poco più che amatoriale, Transformer riesce a divertire e può essere un'ora e mezza corredata di qualche risata, ma senza dimenticare qualche sporadico calo di interesse e di attenzione.
Del film è anche disponibile un'edizione speciale in DVD, distribuita direttamente dal regista al modico prezzo di 9.99$, con un'aggiunta di scene inizialmente scartate e autografata.
Avete presente quando provate a pensare a quale sia il miglior film in assoluto o, senza voler essere troppo arroganti, il vostro film preferito e rimanete con una lunga serie di titoli che per un motivo o per l'altro non potete eleggere a vincitore né tantomeno scartare? Ritorno al Futuro è per me uno di questi. (Altri esempi potrebbero essere Jurassic Park, Terminator e Pulp Fiction)
Doc e Marty al primo test della Delorean
Ebbene, credo tutti sappiano già di cosa si tratta: Michael J. Fox è Marty McFly, giovane che ha come insolito amico uno scienziato, il Dottor Emmet Brown (Christopher Lloyd) - detto Doc - che gli farà vivere un'esperienza incredibile: il viaggio nel tempo; è questo infatti il punto centrale dei tre film nei quali si articola la storia. Nella prima parte Marty finisce 30 anni indietro nel tempo, nel 1955, dove conosce i suoi genitori ancora giovani e deve fare il possibile per farli innamorare, pena la sua scomparsa. Una volta tornato ai suoi giorni, però, Doc torna nel secondo episodio per portare Marty nel futuro, perché i suoi figli e tutti i suoi discendenti corrono un grave pericolo... Anche qui dopo mille peripezie tutto si concluderà per il meglio, ma non è ancora finita. Nella terza e ultima parte, Marty dovrebbe distruggere la macchina del tempo dopo che Doc è finito nel Far West, ma scopre della sua morte e decide di andare a salvarlo.
Marty al ballo della scuola dei suoi genitori
Ovviamente ho semplificato molto la trama dei tre film, ma soltanto perché sono certo che in molti lo conoscano bene e anche perché non voglio rovinare la sorpresa a chi ancora non l'abbia visto. Il viaggio nel tempo, infatti, non è così semplice e in caso si interagisca con persone o cose di altri tempi si finisce per cambiare il corso della storia (cosa che in Ritorno al Futuro accade svariate volte), dando vita a veri e propri paradossi, sempre spiegati abilmente da Doc ma non sempre troppo chiari ad un primo ascolto. La trilogia è ben bilanciata dal punto di vista dei personaggi, con l'eccentricità e follia di Doc, la spregiudicatezza e testardaggine di Marty e l'arroganza dei vari Biff / Griff / Muford "Cane Pazzo" Tannen (i "cattivi", sempre interpretati da Thomas S. Wilson) e in generale si respira (com'è giusto che sia) aria di anni '80 ad ogni inquadratura e ad ogni battuta. Si tratta, nel complesso, di un'opera ben studiata e che si merita la fama che ha, fatta di un misto tra azione, commedia, fantascienza e anche un pizzico d'amore e dalle tinte a tratti drammatiche. Un bel pastone di tutto quello che potete immaginare o volere da un film o meglio, da una trilogia, fatta eccezione per dinosauri e spade laser.
Per chi non lo conoscesse, Tom Mix è stata la prima star del cinema muto di genere western, e si tratta forse del primo fenomeno di celebrità hollywoodiana costruita a tavolino: gli studios lo presentavano come una sorta di vero eroe del west, ex sceriffo ed ex ranger della frontiera, figlio di un ufficiale di Westpoint e a sua volta combattente nella guerra ispano-americana di fine '800... in realtà le sue origini erano molto meno altisonanti: era figlio di un boscaiolo, e ha partecipato alla suddetta guerra lavorando nelle retrovie; per il resto ha lavorato come cowboy e in vari spettacoli di rodeo ma sicuramente aveva un gran senso dello showbiz cosicché, coi suoi cappellacci a tesa larghissima e bragoni da vaquero (che andavano a unirsi a un abbigliamento leccatissimo sicuramente troppo vistoso per essere verosimilmente quello dei veri abitanti del west), è ben presto diventato una star, avvalendosi per i suoi film anche della consulenza di veri protagonisti del west come lo sceriffo Wyatt Earp. E il film in questione prende le mosse proprio dall'amicizia nata fra i due, che nella finzione del film si ritrovano a indagare nella Hollywood degli anni '20 sulla morte di una prostituta, in una situazione in cui realtà e finzione s'incrociano e si confondono di continuo.
E' chiaro che la pellicola ha il chiaro intento di giocare molto su questo, con una costruzione metacinematografica che, parlando di personaggi dal sapore leggendario, compie su di essi un'operazione che loro stessi avevano compiuto su di loro costruendo i personaggi con cui poi si sono identificati per offrirsi al pubblico. E da questo punto di vista la cosa è molto interessante, ma il problema (non troppo grave, comunque) è che sembra di essere di fronte a qualcosa di girato in modo un po' antiquato, come se si fosse di fronte a un film di dieci o vent'anni prima: il regista è Blake Edwards, quello di Colazione da Tiffany e della serie della Pantera Rosa, qui in una delle sue ultime prove cinematografiche che appare come una commedia anche divertente ma un po' anacronistica, con una vicenda gialla che purtroppo risulta meno stimolante di qualsiasi episodio della Signora in giallo. Quindi siamo di fronte a un'operazione parzialmente mancata (e ciò probabilmente è la spiegazione del fatto che il film sia finito abbastanza presto nel dimenticatoio), dato che per il resto i due attori protagonisti - Bruce Willis nei panni di Tom Mix e James Garner in quelli di Wyatt Earp - formano una coppia simpatica. Perciò il film pur non essendo memorabile risulta comunque abbastanza godibile, per cui una visione volendo è consigliata (ma non di più).
Nel 1988 esce questo secondo lungometraggio di un esordiente Tim Burton ed è curioso pensare che in questo film troviamo già tutti gli elementi visivi che l'avrebbero consacrato anni dopo (Edward Mani di Forbice, Batman, Il Mistero di Sleepy Hollow) come uno dei registi più brillanti di sempre.
Tradotto in italiano come "Spiritello Porcello" non rendendo la dovuta giustizia a quel Beetlejuice (succo di scarafaggio) che ben rende l'idea di un film così fuori dal comune.
Trascinati dalle note pompose di Danny Elfman veniamo trasportati in un idilliaca cittadina statiunitense nel New England, dove sul monte antistante il paesetto si trova la villa dei coniugi Maitland impersonati da un giovane e magro Alec Baldwin (Adam Maitland) e Geena Davis (Barbara Maitland).
Adam passa il tempo costruendo in miniatura la cittadina in cui abita e Barbara si occupa delle faccende domestiche. Un giorno, dopo esser scesi in città a far compere, sulla strada del ritorno hanno un incidente con la macchina e finiscono nel fiume sotto il ponte. Tornati a casa scoprono di essere fantasmi dopo aver trovato sul tavolo il libro "Manuale del Novello deceduto", sono capaci ora di compiere azioni e gesti impensabili, inoltre se provano a uscire di casa si ritrovano su un pianeta deserto abitato dai temibili serpenti delle sabbie.
Nel frattempo la loro villa viene comprata da una famiglia di New York, i Deetz, che interrompe la loro vita "tranquilla" da fantasmi; quindi Adam e Barbara cercano in tutti i modi di spaventarli ma con scarsi risultati. Solo la figlia adottiva Lydia (Wynona Ryder), una bambina dark che pare eternamente depressa, sembra riuscire a vederli e cerca di aiutarli.
Nonostante gli avvertimenti di Juno, una vecchia che dà le direttive nell'aldilà, i coniugi Maitland invocano l'aiuto del bio-esorcista Betelgeuse (impersonato da un fantastico Michael Keaton), un demonio con alcune rotelle fuori posto che si occupa di eliminare i viventi assicurando ai morti pace e benessere.
Imperdibile quindi la scena in cui Adam e Barbara si impossessano dei corpi dei coniugi Deetz e li costringono a ballare sulle note della famosa canzone Day-O (Banana Boat Song) di Harry Belafonte al fine di spaventarli, ma il risultato è esattamente l'opposto.
Quindi subentra Betelgeuse che sottoforma di un enorme serpente spaventa tutti i presenti e giunto al punto di uccidere i Deetz viene fermato all'ultimo momento da Barbara, poco prima della strage.
Tornati nell'aldilà, Adam e Barbara vengono rimproverati da Juno che li aveva avvertiti di non immischiarsi con gli affari poco puliti del suo ex assistente Betelgeuse. Dopo aver superato una "prova di spavento" deformandosi la faccia, i due coniugi sono pronti per tornare nella casa e sistemare una volta per tutte la faccenda.
Ad aspettarli c'è Othi, un eccentrico amico intimo della signora Deetz (Catherine O'Hara) che si è imposessato del "Manuale del Novello deceduto" ,e dopo aver catturato Adam e Barbara, è in procinto di esorcizzarli (un procedimento mortale per gli spiriti). Lydia quindi invoca Betelgeuse affinchè sistemi le cose, ma non senza imprevedibile conseguenze...
Personalmente lo reputo il capolavoro di Burton, la sua fantasia qua è al massimo e tramite effettivi visivi riesce a giostrarsi perfettamente tra momenti di pura commedia ad altri di carattere horror. Per tutta la durata del lungometraggio siamo immersi in una fiaba che solo Tim è capace di immaginare, avvalendosi di due bravi e adatti Alec Baldwin e Geena Davis, una giovanissima e promettente Wynona Ryder ed infine un eclettico e pazzo Michael Keaton nel ruolo del folle Betelgeuse.
Se vi è piaciuto Nightmare Before Christmas ed Edward Mani di Forbice, questo film fa per voi. La genesi di alcuni "mostri" tipici dell'immaginario di Burton sono qui presenti per la prima volta, animati da uno stop motion dall'indubbio effetto.
E per concludere giusto due parole riguardo la colonna sonora ispirata composta da Danny Elfman, che dopo questo film firmerà un sodalizio di collaborazione con Tim che dura fino ad adesso.
Difficile rendere bene a parole la mente visiva di Burton, posso solo consigliarvi vivamente di guardare il film e di apprezzare l'humor nero che ha sempre caratterizzato la sua filmografia.
Quello di cui vado a scrivere ora è un film di una notevole importanza culturale, non tanto perché opera prima del regista Arthut A. Seidelman (che ha in seguito diretto un'infinità di lavori per la TV) ma perché si tratta del primo film in cui vediamo come protagonista un giovane (giovanissimo, incredibilmente ventiduenne) Arnold Schwarzenegger.
Nel suo primo ruolo da star, il nostro tutto muscoli non poteva che impersonare l'eroe mitologico meglio noto al pubblico con il nome di Ercole, ma non in un classico peplum ambientato in tempi antichi, bensì in una moderna (all'epoca) metropoli qual'è New York.
Il sempre giovane Ercole è stufo della monotona vita sull'Olimpo e lo da a vedere al padre onnipotente Giove, che però non sembra propenso a lasciarlo libero di andare a fare un giro turistico sulla terra.
Durante l'ennesimo dei litigi, Giove, adirato, lo scaraventa sulla Terra. O meglio, in mare, a diverse miglia dalla costa, dove verrà ripescato da una nave di passaggio.
Così iniziano le disavventure del semidio, per niente avvezzo alla vita nel mondo moderno, nel quale si farà strada come meglio gli si addice: lottando con chiunque gli si ponga innanzi per ostacolarlo.
A partire dall'equipaggio della nave, passando per un tassista al quale non può pagare la corsa ("Come sarebbe, vuole essere pagato per aver portato Ercole in carrozza?"), incontri di lotta libera, fino addirittura ad un orso scappato dallo zoo (che regala peraltro grasse risate alla prima occhiata, in cui ci si accorge che si tratta di un uomo con un costume, sicuramente non interessato ad apparire molto realistico nei movimenti).
Ovviamente Ercole avrà la meglio su tutti gli avversari terrestri, fino a quando un complotto ordito sull'Olimpo non lo metterà in difficoltà...
La regia, soprattutto nella prima parte, sottolinea la componente involontariamente comica del film, che però con il passare del tempo si fa sempre più lento e difficile da seguire; fortunatamente almeno nel finale si risolleva un po', regalando ancora una chicca che rende lo spettatore felice di essere arrivato fino in fondo e non aver abbandonato la visione nei momenti più difficili.
Il film in questione ha tutte le carte in regola per attirare la curiosità dello spettatore in cerca di qualcosa di curioso e anche abbastanza diverso da quel che si vede di solito: realizzato dal duo Trey Parker e Matt Stone, svezzati alla Troma e poi diventati famosi con South Park, questo film d'animazione è recitato completamente da marionette, riprendendo la tecnica utilizzata per realizzare il vecchio telefilm dei Thunderbirds, in questo caso affidata a dei maghi degli effetti speciali anni ottanta, ovvero i fratelli Chiodo (quelli di Killer Klowns from outer space, per capirsi). La trama è presto detta: esiste un gruppo di supersoldati americani, dotati di mezzi tecnologicamente avanzatissimi con base operativa nel monte Rushmore, che combattono il terrorismo e più in generale i nemici dell'occidente in tutto il mondo... finendo il più delle volte, grazie al grilletto facile e altre simili abitudini statunitensi, a far più danni dei terroristi stessi. Uno di loro viene ucciso e rimpiazzato dal governo americano con un attore, allo scopo di usarlo come spia da infiltrare fra i nemici; la nuova squadra così formata, alle prese col nuovo arrivato più o meno accettato dai vari membri della squadra, dovrà sventare un superattacco terroristico su scala mondiale pianificato dal leader nordcoreano Kim Jong-il, che è riuscito a imbrogliare tutto facendosi passare per un sostenitore della pace mondiale ottenendo addirittura il sostegno della Gilda Attori Yankee (GAY), un'associazione di famosi attori hollywoodiani ingenuamente pacifisti. Come si può capire, il film prende di mira svariate cose: dal punto di vista politico-sociale c'è una presa in giro dell'antiterrosimo occidentale e statunitense, pericoloso per la gente comune quanto il terrorismo stesso, ma anche del pacifismo da salotto un po' radical-chic dei presunti intellettuali americani; per quanto riguarda il discorso metacinematografico si prendono in giro parecchio i film d'azione americani e tutta la ridicola boriosità di questi eroi spaccatutto ma allo stesso tempo capaci di provare emozioni tenere e romantiche, per non parlare della presa in giro della raffigurazione estetica stessa di questi paladini della libertà, che vestono e pilotano mezzi dalle caratteristiche a dir poco pittoresche (senza alcun dubbio gli autori di questo film hanno visto Megaforce); ovviamente poi anche l'animazione stessa a base di marionette inespressive e dai movimenti goffissimi (il più delle volte i fili di nylon che li sostengono sono - volontariamente, ovvio - ben visibili) che invece recitano ruoli intensi e dai movimenti che vorrebbero essere acrobatici e coordinatissimi è fonte di risate. Le scene indimenticabili sono più di una, vorrei ricordare soltanto la canzone-monologo di Kim Jong-il, che si sente tutto triste e solo in quella gabbia dorata in cui vive (alla maniera di Topo Gigio) e che forse poi è cattivo per questo, e la scena in cui vengono aizzati contro dei membri del Team America due pantere, che sono rese inserendo nella scena due gattini neri davanti alle marionette. Insomma, gli elementi per spassarsela un po' ci son tutti; va detto però che a volte, nell'itento di ricalcare i modelli cinematografici che si vogliono parodiare, si rischia di rimanerci troppo fedeli, e quindi c'è qualche momento in cui si ha la sensazione di guardare qualcosa in fondo non poi così diversa dall'oggetto della critica del film; ma forse è semplicemente il fatto che Parker e Stone si trovano più a loro agio con episodi corti che non lungometraggi (se l'avete visto, anche il film di South Park non era poi un gran ché), e comunque questa pellicola merita una visione già solo per la sua particolarità.
Si tratta dell'ultimo film di uno dei miei registi preferiti in assoluto, che non ha bisogno di presentazioni (se non sapete chi è John Waters, sappiate che avete una grossa lacuna da colmare ;) ). Trama: una frigida e nervosetta casalinga di Baltimora (Tracey Ullman) durante un incidente sbatte la testa contro un tubo di metallo, e dopo essere diventata a causa di ciò una ninfomane con una predilezione per il cunnilingus scopre che chiunque abbia avuto un trauma cranico diventa un sessuomane; si unisce a un movimento di rivoluzione sessuale guidato dal messia/meccanico Ray Ray (Johnny Knoxville), e tutti insieme sconvolgono la città, portando lo scompiglio fra i bigotti, fino a raggiungere uno stato di eccitazione sessuale collettiva che culminerà in una sborrata cosmica che finirà tutta sullo spettatore. E' evidente che con questo film John Waters ha voluto, pur rimanendo nel solco di tutta la sua precedente produzione, sperimentare qualcosa di diverso, sia come soluzioni visive (il collage di immagini "retrò" che appaiono sullo schermo ogni volta che qualcuno subisce un trauma oppure gli scoiattoli in CGI che s'accoppiano, tanto per fare un paio di esempi) sia come trama, in quanto nonostante non si arrivi alle soluzioni estreme del suo cinema delle origini (vi ricordate Divine che s'era mangiata una vera merda di cane?) si affronta comunque una tematica come il sesso e la depravazione sessuale, che pur essendo stata sempre presente in qualche modo in tutti i suoi film non ne è mai stata protagonista assoluta. Purtroppo è da segnalare che nonostante tutto ciò il film non brilla particolarmente, e forse gran parte di questo è dovuto alla trama che ben presto si appiattisce in situazioni che si ripetono in modo un po' troppo... ripetitivo. L'unica scena che a un certo punto risolleva un po' le sorti del film - e che a me ha fatto non poco ridere - è il modo in cui riceve una botta in testa (e quindi diventa anch'esso un sessuomane) il marito della protagonista: un aereo diretto a Washington passa sopra Baltimora, su questo aereo c'è David Hasselhoff che va in bagno, caga, la sua merda viene scaricata nell'aere e questa, precipitando verso terra, si solidifica, diventando un macigno che colpisce in testa il suddetto marito della protagonista. A parte questo, tutte le altre bizzarrie del film non bastano a rendere questo film memorabile rispetto alla cinematografia precedente di Waters, e forse dal 2004 in qua il nostro non ha più fatto film proprio perché la sua ultima opera mostra una, per quanto piccola, parabola discendente. In ogni caso, consiglio comunque ai fan del re del trash la visione di questa pellicola.
Già al tempo dell'uscita di questo film (purtroppo non in Italia) avevo letto qualche recensione poco incoraggiante, con scritto che Kevin Smith è in una fase discendente rispetto ai lavori del passato ecc. ecc... devo dire invece che ne sono rimasto piacevolmente sorpreso. Ma iniziamo dalla trama: Zack (Seth Rogen) e Miri (Elizabeth Banks) sono due amici si conoscono dalle elementari e abitano insieme a Pittsburgh, e sono in difficoltà economiche a tal punto che decidono di girare un film porno amatoriale insieme a un pittoresco cast, fra cui un tizio che si fa venire delle erezioni istantanee a comando (interpretato da Jason Mewes, quello che faceva Jay nei precedenti film di Kevin Smith) e una tizia che sa fare delle bolle di sapone con la vagina (interpretata da Traci Lords, ex-pornostar adolescente poi riscoperta da John Waters); nonostante tutti i buoni propositi che fra Zack e Miri non debba cambiar niente nonostante debbano far sesso per soldi, le cose prenderanno una piega diversa, e si ritroveranno innamorati.
Il regista qui riesce, ancora una volta, a calibrare bene momenti di comicità demenziale (spesso e volentieri anche pecoreccia) con la tematica seria della storia d'amore, senza mai scivolare nell'involontariamente comico. Kevin Smith quindi dimostra di saper ricimentarsi in un tipo di film, a cavallo fra una rappresentazione realistica della provincia americana (fra cultura pop e situazioni quotidiane) e trovate grottesche ai limiti del surreale, che gli ha sempre garantito buoni risultati; e devo dire che, almeno per quel che mi riguarda, questa ricetta non annoia per niente. Perciò consiglio questo film sia a chi già conosce i film di Kevin Smith sia a chi non sa chi sia, forse non è niente di veramente innovativo ma di certo non deluderà.
Vi avverto subito che qui siamo di fronte a un film che, almeno per me, è stata una piacevole sorpresa, forse anche per la sua particolarità: se infatti di solito i film dedicati all'Irlanda trattano della rivolta che a inizio '900 portarò all'indipendenza del paese (Il magnifico irlandese, Michael Collins), oppure ne offrono un'immagine folkloristica e pittoresca (La storia di Agnes Browne, Circle of Friends), per non parlare dei film dedicati al problema dell'Irlanda del Nord (Bloody sunday, Breakfast on Pluto), qui siamo di fronte invece a un intreccio di vicende quotidiane ambientate nella Dublino dei giorni nostri, che s'intrecciano fra loro: un teppista alla perenne ricerca di guai, un paio di sfaticati commessi di supermercato uno dei quali lasciato dalla fidanzata per un direttore di banca di mezza età, un poliziotto dalla mano un po' troppo pesante; i primi tre organizzano una rapina ai danni del direttore di banca, ma le cose - grazie anche all'intervento del rude poliziotto, protagonista proprio in quegli attimi di un documentario sul crimine - prenderanno una piega un po' grottesca. Va detto che gli attori protagonisti sono irlandesi che già da qualche tempo hanno sfondato a Hollywood: Colin Farrell Colm Meaney e Cillian Murphy, che se la cavano benissimo in questa vicenda che riesce a mantenere in equilibrio ambizioni di rappresentazione della realtà quotidiana dublinese e trovate e personaggi, per quanto verosimili, ai limiti del surreale, come l'insopportabile bambino che tirando sassi contro il parabrezza dei veicoli in corsa è la causa di quasi tutte le disgrazie del film. Il regista è americano ma la sua abilità e la particolarità dell'ambientazione fanno sì che ne esca un film a base di ironia molto british (anche se sarebbe più giusto dire irish), che senza peccare di ambizione non deluderà l'amante del genere (che però ha già visto tutti i film dello stesso genere ma ambientati immancabilmente nella provincia statunitense).
Il nome Enzo Barboni è indissolubilmente legato a quello di Bud Spencer e Terence Hill, dato che oltre a essere stato il creatore degli amatissimi personaggi Trinità e Bambino annovera poi nella sua filmografia quasi esclusivamente film con protagonisti Bud e Terence, da soli o più spesso in coppia. Questo ovviamente perché il sodalizio fra i tre era una ricetta sempre vincente, e Barboni dava il meglio di sé con questi due attori, mentre i risultati erano parecchio inferiori in quei pochi film che ha realizzato senza di loro (basti guardare "Anche gli angeli tirano di destro", sequel bruttarello del bellissimo "Anche gli angeli mangiano fagioli", o il veramente pessimo "Trinità e Bambino... e adesso tocca a noi!"). Il film di cui parliamo oggi fortunatamente non tenta di mettere in scena due sostituiti/cloni di Bud Spencer e Terence Hill, e forse per questo non è proprio di basso livello come i due film sopracitati... la trama ruota attorno a due commandos di soldati, uno americano e uno italiano, entrambi col compito di distruggere un ponte di epoca romana perché si trova in una zona strategica sia per gli alleati che per le forze dell'asse (siamo nel 1943, poco dopo lo sbarco delle forze alleate nel suditalia); i due contingenti però fanno amicizia e mettono in piedi una trovata per mandare all'aria i piani dei rispettivi superiori, evitando così di distruggere questa meraviglia architettonica... Come potete capire siamo di fronte a una pellicola che, in maniera molto farsesca e scherzosa (possiamo dire anche molto leggera), prende in giro la guerra e tutte le macchinazioni che le stanno dietro (per esempio, l'ufficiale americano che vuole far saltare il ponte usa la carriera militare per future ambizioni politiche); i personaggi sono tutti alquanto macchiettistici, e vale la pena citare nel contingente americano un pellerossa con tanto di Winchester e un gangster italoamericano armato di Tommy Gun e cappello fedora in testa, mentre fra gli italiani non mancano gli stereotipi regionali come l'alpino veneto o il pigrissimo napoletano. Passando a un giudizio sul film, la prima parte della pellicola scorre bene, purtroppo poi (quando i due commandos si separano dopo aver pianificato come salvare il ponte) il film si perde in un sacco di trovate più o meno eccessivamente sceme che si ammucchiano l'una sull'altra. Peccato perché forse sarebbe bastato poco per essere di fronte a qualcosa di un po' migliore, specialmente avendo per le mani un cast notevole (Giuliano Gemma e Johnny Dorelly sono i protagonisti, ma come comprimari hanno tutta una serie di caratteristi italiani di buon livello come Sal Borghese, Massimo Lopez ecc.). Quindi siamo di fronte a uno di quei film in cui ci si rende conto, guardandolo, che avrebbe potuto essere qualcosa di un pelino migliore; nonostante questo, è un buon esempio di cinema nazional-popolare italiano del passato a cui guardare, almeno dal mio punto di vista, con qualche nostalgia.
Il regista è lo stesso di Monsters & Co, nonché scrittore di entrambi questi lavori oltre che dei due Toy Story, quindi per chi ha visto e apprezzato i precedenti film, sa più o meno cosa ci si possa aspettare da UP.
Inizio con la consueta premessa che la versione originale - soprattutto se vista al cinema a Londra - è nettamente superiore al doppiaggio italiano, per i soliti motivi: l'intonazione nelle battute è sempre quella giusta, gli accenti sono messi sulle parole giuste, insomma non ci sono pericoli di incomprensione sul significato delle battute quando le si recitano in lingua originale... ma questi sono discorsi da teoria della traduzione e non ci interessano in questo momento.
Parliamo del film: come ormai da anni siamo abituati per le animazioni targate Disney & Pixar, tutto è perfetto. I paesaggi, i personaggi, le ambientazioni, tutto è realizzato ad opera d'arte, i movimenti sono fluidi e naturali, tanto che se non fosse per i - bellissimi - colori sgargianti e alcune forme un po' esagerate, potrebbe venire il dubbio che si tratti della realtà piuttosto che di un'animazione. I ragazzi sanno fare il loro lavoro. E ovviamente come di consueto il punto forte è quel miscuglio di sentimentalismo strappalacrime con le continue battute e personaggi sciocchi, il tutto tenuto insieme da qualche sequenza d'azione che non guasta mai.
Nei primi minuti di film ci viene mostrata la vita del protagonista, Carl Fredricksen, a partire dall'incontro in gioventù con Ellie, che con il passare degli anni diventerà sua moglie. La felicità di una vita perfetta e colma d'amore viene con il passare degli anni spezzata prima da una spontanea interruzione di gravidanza (peraltro presentata con musica e senza dialoghi, lasciando solamente intuire cosa sia successo, a mio avviso un ottimo modo di non far pesare troppo la cosa ai bambini) e poi, più tardi, con la morte di Ellie.
Per oltre settant'anni i due hanno vissuto con l'ambizione di raggiungere le Cascate Paradiso, terra popolata da creature misteriose.
Il vecchio Carl, ormai solo e costretto a lasciare la propria casa alla mercé di una spietata impresa di costruzioni, decide di evitare un futuro in casa di riposo, scappando per dirigersi in Sud America per coronare il suo sogno. Ciò che è estremamente strano - nonché folle - di questa fuga è che se ne va portandosi via tutta la casa, sradicata dalle fondamenta e fatta fluttuare nell'aria per mezzo di un'infinità di palloncini ma scoprirà presto di non essere solo, quando un giovane boy scout busserà alla porta della sua casa volante. E questo sarà l'inizio di una divertente avventura.
I due protagonisti sono simili a loro modo, da una parte un vecchio che ha perso il grande amore della sua vita, in cerca di realizzare il loro sogno comune, dall'altra un ragazzino con un padre e una matrigna che lo trascurano, con un grande bisogno di essere valorizzato e sostenuto, entrambi in cerca - inconsapevolmente - di un po' d'affetto.
Nel complesso è divertente, fa pensare e tocca un po', soprattutto nella parte iniziale, ma non stanca né annoia, anzi tiene incollati allo schermo fino alla fine dei titoli di coda.
I tre fantastici supermen, con le loro tutine circensi rosse e nere, un po' ladri un po' supereroi un po' acrobati un po' agenti segreti, rappresentano forse il non plus ultra della bizzarria che il cinema italiano degli anni '60-'70 poteva partorire, e lo dimostra anche il recente fenomeno youtubbaro Italian Spiderman che s'ispira non poco a questa vecchia saga cinematografica che ebbe al suo attivo svariati film, più o meno apocrifi, di produzione europea e/o mediorientale. E infatti proprio in questo episodio appare nel ruolo di uno dei tre supermen il divo del cinema ottomano Cüneyt Arkın, che fa il belloccio della situazione in una delirante quanto spassosa storia che tira in ballo una macchina del tempo di cui si vuole impadronire un boss mafioso, che si ritroverà contro appunto i tre supermen. I personaggi sono a dir poco macchiettistici (da segnalare il consigliere del padrino, un piccoletto rachitico di origine svizzera), e gli eventi del film spaziano da inseguimenti acrobatici a situazione pecoreccie alla Alvaro Vitali come quando i nostri si ritroveranno a palpeggiare un'infermiera mezza spogliata. La fattura del film poi è tale che, pur essendo stato realizzato alle soglie degli anni ottanta, sembra sia stato realizzato almeno un decennio o due prima; aggiunto a ciò una colonna sonora fatta di motivetti molto sixties, possiamo dire di essere di fronte a un autentico capolavoro pop-trash di fattura italoispanoturca, che sarebbe improprio e riduttivo catalogare come banale cagata perché nonostante la fattura povera, il budget da due soldi e le idiozie burlesche che si susseguono per tutto il film quel cinema basso-popolare che partoriva queste meraviglie cinematografiche al giorno d'oggi ce lo possiamo solo sognare.
Molti di voi avranno visto qualche film con Michael Coby e Paul Smith, i due sosia di Bud Spencer e Terence Hill, che hanno recitato in una manciata di film che molto spudoratamente tentavano di sfruttare il successo di Lo chiamavano Trinità e sequel (con tanto di stessi doppiatori degli originali, Glauco Onorato e Pino Locchi, per indurre ancor più in inganno gli spettatori). Questo è il loro terzo film, in cui interpretano due rissosi fratelli - uno forzuto ma tontolone e uno smilzo e furbo - che partecipano a una gara di corse il cui premio è l'assegnazione di una concessione di trasporti nella zona; la vincono, grazie all'ausilio di un paio di automobili e di deltaplani. Bisogna dire che, fra tutti e 5 i film con questa coppia plagiatoria, questo è il più indigesto, per vari motivi: il film avrebbe anche certe pretese, come quella di mostrare l'avanzamento del progresso anche nel west con l'arrivo delle auto e cose così, ma quest'ambientazione primonovecentesca mezza western e mezza no sembra un miscuglio fra Lo chiamavano Trinità e Anche gli angeli mangiano fagioli, generando un certo disorientamento nello spettatore. Oltre a questo, le pretese di questo film mal si conciliano con gag idiote ripetute all'infinito, battute pecorecce e una colonna sonora degna del peggior film di Pierino. Insomma, un regista come Gianfranco Parolini, che pur nella sua modestia altrove ha avuto per le mani gente come Lee Van Cleef o Yul Brynner con ottimi risultati, qui ha fatto un passo falso, realizzando un film che vi rimarrà sullo stomaco per parecchie ore; non tanto per il fatto dei cloni, che negli altri film diretti da Ferdinando Baldi o Giuliano Carnimeo ancora ancora si lasciano guardare, ma per il fatto di aver voluto fare un film troppo "ambizioso" e sgangherato rispetto ai mezzi che aveva a disposizione.
Rutger Hauer è Nick Parker, un soldato che ha perso la vista in Vietnam durante un'imboscata subita a causa della negligenza del suo migliore amico, durante un tentato assalto alle linee nemiche. Perso e in preda agli eventi, finisce per essere catturato dagli abitanti di un villaggio, in cui viene istruito nell'uso della spada e nel destreggiarsi anche se privo di uno dei cinque sensi.
Anni dopo, lo ritroviamo mentre sta andando a far visita al suo commilitone, ma ad aspettarlo ci sono solo la moglie e il figlio di lui, che è ormai finito per essere prigioniero di un grosso spacciatore di droga, per il quale sta mettendo a punto una nuova sostanza letale.
Scambiate poche parole con la donna, è costretto a mettersi subito in marcia verso il vecchio Terry per portarlo in salvo e riconciliarlo al figlio, strappato dalle grinfie dei sicari del boss.
L'avventura è un misto di azione, dramma e comicità tipico degli anni '80-'90, quest'ultima dovuta soprattutto alla mancanza della vista del protagonista, comunque sufficientemente destro da riuscire a cavarsela in qualsiasi situazione, soprattutto in quelle al limite del credibile (come la guida di un furgone in centro città o più semplicemente gli svariati combattimenti nei quali riesce sempre ad avere la meglio).
Non è necessario dire che tutto andrà per il verso giusto, culminando con il ricongiungimento tra padre e figlio e l'eroe che si allontana da loro lasciandoli al loro destino per ripartire in cerca di nuove avventure, ma lo farò comunque, non solo per rovinarvi il finale ma anche per ribadire che si tratta di un bel film, che contiene tutti i classici cliché di quegli anni lì, dal reduce del Vietnam dal cuore d'oro alla lotta con il "boss finale" che è l'unico che può tenergli testa.
I desideri dei più estremi ambientalisti si realizzano in questa commedia dal gusto macabro in cui il giovine garzone di un fioraio scopre una nuova specie di pianta che si ciba di carne umana.
Seymour è un ragazzo squattrinato con la passione per le piante che si trova a lavorare nel negozio del Sig. Mushnik, fioraio dalla clientela quasi nulla ed evidenti problemi finanziari.
A cercare di risollevare le sorti dell'attività ci penserà Seymour, il quale ha allevato una pianta dall'aspetto curioso e, scopriremo presto, abitudini alimentari alquanto bizzarre.
Particolarità di questo esserino, infatti, è l'essere sì una pianta carnivora, ma che si ciba di carne umana e, a rendere ancora più surreale il tutto, dotata del dono della parola, del quale farà uso per chiedere di essere nutrita e costringere Seymour a procurargli ogni notte nuove vittime.
La pianta ad ogni pasto cresce di dimensioni e tra lo stupore di tutti e l'ammirazione di molti, il giovane acquisisce notorietà a tal punto di attirare su di sé l'attenzione di due detective che stanno indagando sulla scomparsa delle persone che sono state date in pasto al malefico essere.
La pellicola scorre liscia, complice la semplicità della storia che evita di perdere il filo o rimanere confusi e le risate, seppur non esagerate, che scaturiscono a più riprese.
Oltre a strappare qualche sorriso e far aggrottare un po' la fronte davanti a un ragazzetto che ciba una pianta con carne umana, questo film fa anche riflettere, evidenziando come sia possibile raggiungere la felicità e la notorietà tramite qualcosa di più grande di noi, che ci può indurre a compiere azioni che mai avremmo voluto compiere fino a consumarci e portarci alla morte.