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martedì 10 agosto 2010

Quentin Tarantino: Le Iene + Pulp Fiction

Le Iene

Pulp Fiction
Quentin Tarantino e Roger Avary ricevono il Premio Oscar
per la sceneggiatura di Pulp Fiction


Scritti e diretti da Quentin Tarantino nei primi anni '90, Le Iene (Reservoir Dogs) e Pulp Fiction sono fanno parte della cosiddetta "trilogia pulp, che include, nel mezzo, Due Vite al Massimo (True Romance, diretto da Tony Scott). Sono finemente collegate le tre pellicole, con personaggi in comune, rapporti di parentela e, a quanto si può immaginare, una valigetta di diamanti.

Mr Blonde ha una sorpresa per Mr White e Mr Pink
Tutto inizia con una rapina: sei uomini che non si sono mai visti vengono assoldati da una conoscenza comune per prendere parte ad una rapina ad una gioielleria. Si tratta di un lavoro facile, che consiste nell'entrare, farsi consegnare una valigetta piena di diamanti appena arrivati da Israele e uscire in 2 minuti, non un secondo di più.
Per la riuscita del colpo e per ridurre al minimo i rischi Joe (Lawrence Tierney, il mandante) ordina agli scagnozzi di non dirsi i rispettivi nomi e perciò impone loro di usare dei nomi fittizi: Mr. Brown (Quentin Tarantino), Mr. White (Harvey Keitel), Mr. Blonde (Michael Madsen), Mr. Blue (Edward Bunker), Mr. Orange (Tim Roth) e Mr. Pink (Steve Buscemi, il quale non felice del nome assegnatogli provocherà una breve e ilare discussione).

Da sinistra verso destra: Mr Blonde, Mr Brown, Mr White, Eddie il bello,
Joe, Mr Orange e Mr Pink
Mr White e Mr Blonde non
vanno molto d'accordo
Ma il film non è incentrato sulla rapina, bensì sulla vicenda che si viene a creare a causa di un imprevisto: tra i 6 uomini c'era un infiltrato della polizia, il colpo fallisce e i superstiti della sparatoria nella gioielleria si ritrovano nel capannone che era il punto d'incontro prefissato.
Poco alla volta facciamo meglio la conoscenza di tutti i personaggi, fino a scoprire chi è stato ad incastrare il gruppo e volgere al tragico finale.

Mr Blonde estrae il rasoio
Celebre la scena in cui Mr Blonde, rimasto nel capannone da solo con un poliziotto legato ad una sedia e Mr Orange disteso a terra moribondo, inizia a dar sfogo alla sua vena di sadismo, torturando il malcapitato per puro diletto e arrivando a tagliargli un orecchio con un rasoio cospargendolo poi di benzina, pronto a dargli fuoco; in questo modo conferma la dubbia sanità mentale attribuitagli da Mr White, che lo accusava di aver scatenato la sparatoria nella gioielleria.

Una scena nelle battute conclusive del film
Il classico stallo alla messicana, tanto amato da Tarantino

Essere un gangster non vuol dire avere per forza
un aspetto sempre minaccioso
Dello smistamento dei diamanti rubati si dovrà occupare Marsellus, componente di spicco della malavita di Los Angeles, ma anche qui sorgeranno dei problemi ed è proprio quando due dei suo uomini, Vincent Vega (John Travolta) e Jules Winnfield (Samuel L. Jackson) stanno andando a recuperarla, inizia la storia di Pulp Fiction.
In realtà non è dato sapere cosa sia contenuto nella valigetta che Marsellus rivuole, ma essendo i due film collegati è legittimo immaginare che le cose stiano così. E del resto è molto più logico che non alcune speculazioni che girano per la rete come: una lampadina arancione (cosa che effettivamente conteneva per illuminare chi la aprisse, ma assolutamente non credibile ai fini della storia) o il vestito di Elvis.
Un attimo prima hai fatto
saltare la testa di uno e un attimo dopo
vai col twist!
L'unica cosa certa è che chiunque l'apra rimane abbagliato e stupito, senza parole.

Oltre a riprendere (con le pinze) la storia de Le Iene, Pulp Fiction ne ricalca anche struttura e stile, infatti oltre alla componente cruda e quasi splatter che è uno dei marchi del regista qui di nuovo troviamo la storia spezzata (questa volta in episodi, nel precedente usando dei flashback) per non dare in pasto tutto subito allo spettatore ma farlo attendere, incuriosirlo e poi svelare qualche dettaglio, una parte di storia rimasta celata fino al momento opportuno.

Uma Thurman nella parte
di Mia Wallace
Parlando della trama: il film è suddiviso in capitoli, parti di storia che si intrecciano tra loro, non solo per i personaggi ricorrenti ma anche per i salti temporali da uno all'altro.
Così, ad esempio, si inizia con una rapina in una tavola calda (da parte di Tim Roth e Amanda Plummer) e si continua un attimo dopo con Vincent e Jules che stanno andando a recuperare la valigetta che sarà uno dei punti focali della pellicola.
A questo punto assistiamo all'episodio in cui Vincent porta fuori a cena Mia Wallace (Uma Thurman), la moglie del suo capo, serata che terminerà quasi in tragedia.
Far saltare la testa di uno nella propria
auto, può lasciare qualche segno
Si tornerà poi ancora sulla faccenda della valigetta, ma non prima di aver visto Bruce Willis nei panni di Butch Coolidge, un pugile sulla strada del declino che fa un torto a Marsellus Wallace (Ving Rhames), con tutti i problemi che ne possono nascere.
Infine, per continuare con i salti temporali, si ritorna su Vincent e Jules che tornano dalla loro missione, ma qualcosa va storto e i due dovranno fermarsi a chiedere aiuto ad un amico di Jules, Jimmie Dimmick (Quentin Tarantino) e chiamare Mr Wolf (Harvey Keitel, già nella parte di Mr White in Le Iene) per risolvere la delicata questione.
Eliminatto l'inconveniente, i due vanno a colazione e si troveranno proprio nella tavola calda in cui tutto è iniziato...

Bruce "Butch" Willis
Purtroppo non è facile spiegare a dovere con semplici parole lo svolgimento della storia di Pulp Fiction ed è necessario perciò vederlo per poter comprendere appieno di cosa si parla quando si fa riferimento a questo film, anche perché è così denso di dettagli e citazioni (in perfetto stile tarantiniano) che non sarebbe possibile descriverli tutti.
Nota di merito va ad un'altro dei marchi di fabbrica di Quentin, ossia i dialoghi. Questo film sarebbe potuto durare la metà (2 ore e mezza non sono poche) se fossero stati tagliati tutti i dialoghi non essenziali allo svolgimento della storia, ma qui gli scrittori sono riusciti a fare di queste presunte inutili parole, il punto di forza del film.
La morte ti sorprende, con un libro in mano,
dopo aver cagato

In conclusione: si tratta di due titoli importanti non solo per i fan di Tarantino, ma che dovrebbero essere visti almeno una volta da chiunque, perché se i primi lavori di un giovane regista possono essere di questo calibro, allora mi chiedo perché il cinema attuale è pieno di obbrobri, anche e soprattutto prodotti da grandi nomi,

martedì 3 agosto 2010

Bruno Mattei: Snuff Killer

Non ho che poche, pochissime, parole da spendere per descrivere questo film, sicuramente uno dei peggiori che abbia mai visto.

La storia vede una madre impegnata nella ricerca della figlia scomparsa, secondo lei (su consiglio di un investigatore privato) rapita da un gruppo di delinquenti per farla protagonista di uno snuff movie.
Per compiere le sue ricerche, la donna è costretta ad addentrarsi nel giro della pornografia estrema, che la porterà a girare l'Europa nel tentativo di riportare a casa sana e salva la giovane.

State alla larga da questa orribile produzione, figlia certamente di un budget risicatissimo, vista la pessima qualità degli arredi, la fotografia discutibile e i trucchi indegni di tale nome. Le scene che dovrebbero essere splatter si risolvono in cambi d'inquadratura o parti del corpo palesemente ricostruite in gomma.

Ci troviamo davanti ad un brutto che definire brutto è offensivo per altri film che hanno almeno qualche spunto interessante o battute che (magari involontariamente) fanno ridere.
Se cercate un film che strappi qualche sorriso per la sua bruttezza, andate a cercarlo altrove; se vi avvicinate per la trama letta sul retro del dvd, tenete le aspettative su un livello molto ma molto basso; se conoscete i peggiori lavori di Bruno Mattei e nonostante questo volete proseguire... beh almeno non potrete dirvi sorpresi dopo averlo visto.

lunedì 26 luglio 2010

Tom Six: The Human Centipede

In due parole: grottesco e angosciante.

Piuttosto semplice ma terrificante, inizia come tanti altri film horror con un'atmosfera distesa e rilassata per passare in breve tempo ad una moderata tensione che ben presto diventa una strizzata di palle che non si sente spesso.

Due belle e giovani ragazze americane sono in viaggio in Europa e mentre si trovano in Germania la loro auto si ferma in mezzo ad un bosco mentre stanno andando in un night club. Purtroppo per loro la nottata (né il resto della vacanza) proseguirà nel modo sperato.
In cerca di aiuto, Lindsay e Jenny, troveranno la casa del Dottor Heiter (Dieter Laser) che non si farà pregare due volte per farle entrare e sedarle, per farle diventare due dei tre pezzi necessari per il suo esperimento.

Ciò che il bizzarro chirurgo vuole creare è una sorta di tripletta di gemelli siamesi, uniti l'uno all'altro attraverso l'apparato digerente, ovvero bocca-ano. Difficile, a mio avviso, immaginare qualcosa di più disgustoso che il risvegliarsi da un'anestesia e ritrovarsi attaccati ad altre due persone (nel peggiore dei casi, essendo nella parte del pezzo centrale).



La procedura con cui i tre (il primo in fila è un giapponese che non parla altro che la sua lingua madre) vengono uniti è dettagliatamente descritta dal medico prima di iniziare l'operazione, davanti agli sguardi terrorizzati delle vittime, ma viene mostrata solo a tratti, senza troppa dovizia di particolari.
Una volta portato a termine il lavoro, il Dr. Heiter cercerà di addestrare la sua creatura affinché gli ubbidisca, ma incontrerà notevoli difficoltà dovute al forte carattere di Katsuro che non ha intenzione di farsi sottomettere.

Il Dr. Heiter è semplicemente pazzo e ne dà dimostrazione continuamente, con i suoi scatti d'ira e la sua perversione deviata per il lavoro che svolge, mai sazio e costantemente desideroso di superare il limite e Dieter Laser lo interpreta magnificamente.
Altrettanto adatti ai loro ruoli sono le tre vittime, Ashley C. Williams, Ashlynn Yennie e Akihiro Kitamura che riescono a trasmettere alla perfezione il senso di terrore e angoscia cercato dal regista e scrittore Tom Six.
Interessante il simbolismo della nazionalità dei personaggi, il malvagio tedesco che tiene sotto torchio America e Giappone e compie controversi esperimenti proprio come gli scienziati nazisti, il tutto molto sentito dallo stesso autore della pellicola di nazionalità olandese.

Piuttosto disturbato e disturbante nei contenuti (il cui punto a favore è sicuramente l'originalità), si tiene in piedi grazie alla tensione psicologica essenziale per non farlo risultare noioso perché eccessivamente lento, ma senza lasciare in secondo piano l'aspetto puramente visivo, altrettanto fondamentale per la buona riuscita dell'intero film.

martedì 13 luglio 2010

Oliver Stone: Natural Born Killers


Dalla penna di Quentin Tarantino nasce questa assurda produzione che vede Oliver Stone alla macchina da presa e Woody Harrelson e Juliette Lewis nei ruoli di protagonisti, indaffarati durante tutta la durata della pellicola a mietere vittime scorrazzando per l'America apparentemente senza alcun buon motivo.
Ciò che li spinge a commettere efferati omicidi sono le rispettive infanzie difficili, Mickey (Woody) in seguito alla morte del padre (e di questa accusato) e Mallory (Juliette) che ha passato l'intera giovinezza a subire le violenze del padre (queste mostrate con l'espediente a dir poco geniale di essere camuffate da sit-com con tanto di risate finte e riprese a telecamera fissa).

L'incontro tra i due giovani li porta all'omicidio dei genitori di Mallory e ad una fuga colma di passione e di sangue attraverso gli Stati Uniti durante la quale la loro voglia di violenza non tenderà a scemare ma anzi si farà sempre più estrema e farà sì che il miglior poliziotto del paese si metta sulle loro tracce per fermarli. E ci riuscirà, ma sarà proprio il loro arresto che li farà entrare nel vivo dell'azione, in cui il film prende una piega più seria e quasi filosofica, interrompendo la lunga serie di scene di violenza tra loro spesso sconnesse e apparentemente insensate. Sarà infatti qui, in carcere, che capiremo meglio i pensieri di Mickey e lo seguiremo nei suoi contorti ragionamenti a cavallo tra il genio e lo schizoide.


L'uso continuo di ellissi, il salto da un luogo all'altro, dal passato al futuro, la mancanza di continuità nelle vicende nella prima metà del film possono farlo risultare poco digeribile anche e soprattutto perché la trama stenta a delinearsi e soltanto nella seconda parte si inizia a capire dove si voglia andare a parare e anche qui, nel finale, lo spettatore rimane dubbioso e in attesa di sviluppi che non arriveranno.
Sono invece estremamente interessanti i personaggi poco realistici e volutamente esagerati nell'aspetto, nei comportamenti e negli atteggiamenti, che rendono ancora più grottesche le situazioni già di per sé esageratamente cruente e la mano di Tarantino si vede eccome.

sabato 22 maggio 2010

Tom Ford: A Single Man

Vale la pena vivere? Sicuramente, nel caso in cui si abbiano a fianco persone che amiamo e che a loro volta ci amano. I dubbi sorgono quando queste persone vengono a mancare e alzarsi ogni mattina, andare avanti, lasciarsi alle spalle il passato diventa ogni giorno più difficile.

È questo che succede a George, un professore del college che quando perde il suo compagno di una vita in un incidente stradale non riesce più a continuare come se niente fosse la sua vita di sempre. "La mattina, ci metto un po' a diventare George", deve mettere una maschera, per nascondere il proprio dolore e affrontare a testa alta e con il sorriso il mondo. Ma anche per non dare nell'occhio, per non mostrare la sua diversità, il suo essere omosessuale, poiché nella società americana degli anni '60 certamente non era ben visto (e tuttora, c'è da sottolineare, non lo sarebbe).

La storia è struggente, Colin Firth (George) è in grado di trasmettere il dolore e la sofferenza allo spettatore con un'abilità tale da non poterlo lasciare indifferente.
La voglia di vivere ormai pari a zero, solo una manciata di persone attorno a lui che possono fargli passare qualche momento felice: la prima è una vecchia amica che lo ha sempre amato, l'altra è un suo studente, giovane e particolarmente sensibile, che inconsapevolmente gli ridarà speranza nel futuro.




Nonostante si tratti di un film drammatico, non è affatto noioso, mantenendo durante tutta la sua durata una vena quasi da commedia, facendo sorridere in molteplici occasioni, ma senza scadere mai nel ridicolo.
I temi trattati sono molto attuali ma proposti in un ambiente vecchio ormai di cinquant'anni per farci vedere che in fondo le cose non sono cambiate poi molto. La paura del diverso, la discriminazione delle minoranze sono ora come allora sentiti e reali.

In sintesi:
assolutamente, certamente, indubbiamente un esordio in grande stile.
L'eleganza e la cura dei dettagli non è un optional in questo film e del resto cos'altro ci si potrebbe aspettare da uno stilista che si mette dietro la macchina da presa?
E ancor di più non si può non rimanere colpiti al pensiero che si tratta del primo lavoro da regista di Tom Ford, a parer mio, da applaudire e a cui rendere omaggio per tanta dovizia di precisione sotto tutti gli aspetti.

giovedì 20 maggio 2010

David Gebroe: Zombie Honeymoon


Cominciamo dalla fine: nonostante il disclaimer dopo i titoli di coda "...and any similarity to the name, character, or history of any person living, dead or living dead is coincidetal and unintentional." che fa sorridere e che ci avverte che si tratta di un'opera di pura fantasia, in realtà i fatti (o per meglio dire i personaggi) sono ben più che ispirati alla realtà. Già a partire dai nomi dei due protagonisti: Denise (la sorella del regista) e Danny (il defunto marito, di cui possiamo anche leggere qualcosa qui) e non ci sarebbe neanche da sottolineare la similitudine tra la morte (reale) sul surf e quella (nel film) sulla spiaggia, appunto dopo aver fatto surf.

Solo che in questo caso la situazione è surreale.
Danny e Denise si sono appena sposati e sono in luna di miele, la felicità che provano non è descrivibile a parole, i fatti ci mostrano quanto siano legati e gli attori riescono benissimo a rendere l'idea. Tutto va per il meglio, fino a quanto, durante una giornata passata al mare, una strana persona uscita dal mare si scaraventa su Danny, vomitandogli in bocca il suo sangue. Entrambi muoiono immediatamente dopo.
Danny viene trasportato d'urgenza in ospedale dove poco più tardi riprenderà conoscenza, sembrando in forma e perfettamente sano.

Poco per volta, però, Danny inizia a sentire delle pulsioni che lo portano a nutrirsi di carne umana, che si fanno sempre più forti e lo costringono a commettere efferati omicidi alla luce del giorno. Come se non bastasse, inizia anche a decomporsi poco per volta, pur mantenendo un po' di lucidità.
Denise passa quindi in brevissimo tempo dall'immensa gioia del matrimonio e l'idea di passare il resto della vita con la persona che ama alla tragedia e alla disperazione di dover dire addio alla persona che conosceva, a ciò a cui più teneva al mondo, vedendolo poco alla volta trasformarsi in un essere che non aveva più niente da offrirle se non una vita di sofferenze.

Il culmine viene raggiunto quando Danny assale la coppia di amici che gli stava facendo visita, Buddy e Nikki. Questa riesce a scappare mentre Denise è ancora legata troppo a Danny e non se ne può allontanare.
La polizia non riuscirà a fermarlo, ma anzi finiranno tutti per essere mangiati, tranne Denise che si
 salverà riuscendo a scappare e, ci viene fatto intuire, ricominciare una nuova vita.

La fusione tra horror e romantico, fa di questo film un prodotto particolarmente interessante sotto diversi aspetti.
Prima tra tutte la metafora per cui lo zombi può essere assimilato ad un alcolizzato o drogato che pian piano si consuma, consumando anche i suoi cari che nonostante si accorgono del problema e cerchino di risolverlo, non possono allontanarsi dalla persona amata nonostante la situazione drammatica.
In questo caso però dopo la morte del "malato" la protagonista non si lascia vincere dalla tristezza e dai rimorsi, ma si fa coraggio e riprende la sua vita, lasciandosi alle spalle i brutti ricordi e continuando ad inseguire i suoi sogni.

Per quanto riguarda l'idea dello zombi in sé, Gebroe non ha voluto limitarsi a riproporre il solito cliché che tutti conosciamo, con orde di non-morti che invadono il mondo, ma ha voluto ridisegnare questa figura a modo suo, rileggendo in parte la maledizione del lupo mannaro (infatti dopo essere morto, Danny ritorna al suo aspetto normale) e prendendo ispirazione dalla natura: come le api dopo aver punto perdono il pungiglione e muoiono, così lo zombi dopo aver vomitato il suo sangue (ed eventualmente contagiato una vittima), finisce anche lui la sua esistenza.

Il film non è troppo impegnativo e si presenta bene, partendo con un clima allegro e particolarmente spensierato, raggiungendo in alcuni attimi picchi da commedia ma mantenendo il suo tono serio e, soprattutto nelle battute finali, cupo.
Il dvd italiano della Gargoyle video è soddisfacente, i sottotitoli in italiano sono buoni ma il doppiaggio nella nostra lingua purtroppo perde molto, consiglio quindi di vederlo in lingua originale e, se necessario, sottotitolato.

lunedì 10 maggio 2010

Mabrouk El Mechri: JCVD - Nessuna giustizia

Probabilmente la cosa più ambiziosa (negli intenti) fatta da Van Damme: un film su sé stesso. Non occorre essere a conoscenza dei retroscena privati della vita del GianClaudio per rendersi conto che la sua caduta in disgrazia è iniziata da tempo, già solo guardando il fatto che dopo un periodo di notorietà hollywoodiana negli anni '80-'90 egli ha subito lo stesso destino di altri suoi simili (vedi Ciccio Seagal) declassati all'action-movie di serie b o alle produzioni direct-to-video... comunque tutto questo per dire che non solo la carriera, ma anche la vita di Van Damme ha subito momenti poco piacevoli fra droga, divorzi, figli da contendersi e così via. E infatti il film prende le mosse proprio da questa situazione, con Van Damme in difficoltà anche economiche che se ne torna al suo paese natale in Belgio per andare alla posta a chiedere un prestito, solo che nell'ufficio postale in cui va è in corso una rapina e i ladri colgono al volo l'occasione facendo credere alla polizia che il capobanda sia Van Damme in persona...
Gli ingredienti per un buon film ci sono, e per la prima metà del film emergono anche abbastanza bene: il montaggio che incrocia presentando in modo non cronologico gli eventi fa un buon effetto e dimostra l'abilità del regista, e anche vari elementi come i contrasti fra i rapinatori, la sovrapposizione antitetica fra Van Damme attore e Van Damme personaggio e cose così non sono niente male... ma c'è qualcosa che non va. Il film infatti da un certo punto in poi inizia una parabola discendente, e tocca il suo punto più basso in una sequenza con telecamera fissa su Van Damme che inizia un monologo-confessione su di lui e tutti i suoi problemi, con tanto di momenti piagnucolosi. Ora non vorrei sembrare indelicato, dato che immagino che Van Damme ci abbia messo tutto sé stesso e la sua voglia di raccontarsi come il più fragile degli esseri umani in contrapposizione al suo personaggio cinematografico macho e senza timore alcuno, però cinematograficamente tutto questo, così come è stato presentato, non funziona proprio tanto bene, e pecca di protagonismo. E si arriva a un finale superpessimistico fatto a costo di creare consistenti buchi nella trama... insomma, le premesse buone c'erano (personalmente mi hanno fatto pensare molto a Quel pomeriggio di un giorno da cani), ma forse ci voleva un pelino minuscolo di autoironia che non facesse scadere il film in un compiaciuto piangisteo dai risvolti involontariamente comici. Comunque, devo dire che in fondo in fondo ho apprezzato il tentativo (basta che non ci siano ulteriori sviluppi in tal senso).

martedì 4 maggio 2010

John G. Avildsen: Rocky

Parlare di un classico può essere estremamente difficile, come fin troppo facile.
Io sono per l'estremamente difficile.

Non c'è bisogno di sprecarsi a parlare della trama, poiché tutti la dovrebbero conoscere.
E chi non la conoscesse farebbe meglio ad andare subito a vedersi il film, perché è un capolavoro, nella sua semplicità.
Ma visto che sono buono vi faccio comunque un riassunto:
Rocky è un pugile sulla via del fallimento, ha trent'anni e non ha mai combinato niente di buono, né come sportivo né nella vita.
Tutto cambierà quando il campione del mondo in carica lo sfiderà a battersi per il titolo.

È interessante vedere come un tempo i film anche meno impegnati e più incentrati sugli ormai classici protagonisti "machi" fossero più strutturati di quelli che possiamo vedere ora nelle sale, dedicando molta più attenzione alla parte psicologica delle vicende, alla caratterizzazione dei personaggi e ai rapporti che intercorrono tra questi.
Parlando in particolare di Rocky, anche se nell'immaginario collettivo rimangono bene impressi i suoi allenamenti e il combattimento contro Apollo Creed, ben poco tempo delle quasi due ore di durata viene dedicato a immortalare queste scene, mentre più e più volte entreranno in scena Adriana e Paulie, rispettivamente fidanzata e amico di Rocky (nonché fratello e sorella) sottolineando i rapporti intercorrenti tra loro e i loro sviluppi (Rocky che fa di tutto per conquistare Adriana, la gelosia di Paulie e il suo attaccamento alla bottiglia, la sfiducia di Rocky nei confronti del combattimento che dovrà affrontare).

Nonostante la apparente semplicità, questo film regala non poche emozioni, lasciandoci con un finale addirittura quasi commovente.

giovedì 29 aprile 2010

Tom Shankland: The Children

Colori accesi, allegri, luminosi (“colorati” come li ha definiti lo stesso registra Tom Shankland).
Natale, allegria, una casa in montagna coperta dalla neve.
Bambini che corrono felici in giardino e genitori colmi d'amore.

Una vera e propria visione idilliaca.

Non dura molto, in certi casi, la felicità. In particolar modo se i bambini stanno male, hanno la nausea, si comportano in modo strano, scoppiano a piangere nel bel mezzo del pranzo, scappano nel bosco sfuggendo all'occhio dei genitori, maneggiano oggetti pericolosi o intraprendono un nuovo gioco di violenza e morte.

Quando guardiamo un film, spesso viene da chiedersi come ci si comporterebbe se ci si trovasse nei panni del protagonista e in particolare se si parla di film horror, l'esperienza è tanto più realistica e spaventosa quanto più ci si impersona in questo, o in un altro dei personaggi.
Ma ciò a cui siamo abituati è un film di adulti, per adulti, con adulti. E se a fianco a loro vi fossero dei bambini? Come dovremmo comportarci, in situazioni spiacevoli con cadaveri che iniziano a riempire lo schermo, se i nostri figli fossero lì, accanto a noi? Certamente cercheremmo di evitare che possano subire esperienze traumatiche, sono così puri del resto.
Ma cosa faremmo invece, se i nostri aguzzini e carnefici fossero proprio loro?
Rendersene conto ed accettarlo sarebbe sicuramente difficile, se non impossibile e rischieremmo di cadere nelle loro mani a causa della nostra ingenuità o del nostro attaccamento ai nostri pargoli.

È proprio questo che accade in The Children, un film horror fuori dal comune che mette in tavola scene di uccisioni semplici ma efficaci, poiché a smembrare persone a destra e a manca non è il solito energumeno o mostro dotati di forza sovrumana, ma dei semplici ragazzini che mai e poi mai riuscirebbero a sollevare neanche un'accetta.





martedì 27 aprile 2010

Phillip Noyce: Furia Cieca

Rutger Hauer è Nick Parker, un soldato che ha perso la vista in Vietnam durante un'imboscata subita a causa della negligenza del suo migliore amico, durante un tentato assalto alle linee nemiche. Perso e in preda agli eventi, finisce per essere catturato dagli abitanti di un villaggio, in cui viene istruito nell'uso della spada e nel destreggiarsi anche se privo di uno dei cinque sensi.

Anni dopo, lo ritroviamo mentre sta andando a far visita al suo commilitone, ma ad aspettarlo ci sono solo la moglie e il figlio di lui, che è ormai finito per essere prigioniero di un grosso spacciatore di droga, per il quale sta mettendo a punto una nuova sostanza letale.
Scambiate poche parole con la donna, è costretto a mettersi subito in marcia verso il vecchio Terry per portarlo in salvo e riconciliarlo al figlio, strappato dalle grinfie dei sicari del boss.

L'avventura è un misto di azione, dramma e comicità tipico degli anni '80-'90, quest'ultima dovuta soprattutto alla mancanza della vista del protagonista, comunque sufficientemente destro da riuscire a cavarsela in qualsiasi situazione, soprattutto in quelle al limite del credibile (come la guida di un furgone in centro città o più semplicemente gli svariati combattimenti nei quali riesce sempre ad avere la meglio).

Non è necessario dire che tutto andrà per il verso giusto, culminando con il ricongiungimento tra padre e figlio e l'eroe che si allontana da loro lasciandoli al loro destino per ripartire in cerca di nuove avventure, ma lo farò comunque, non solo per rovinarvi il finale ma anche per ribadire che si tratta di un bel film, che contiene tutti i classici cliché di quegli anni lì, dal reduce del Vietnam dal cuore d'oro alla lotta con il "boss finale" che è l'unico che può tenergli testa.

sabato 24 aprile 2010

Pater Sparrow: 1

Ad una libreria, anche se ben fornita, potrebbe mancare UN libro.
E se invece di mancare, fosse presente UN solo libro, il cui contenuto fa, inspiegabilmente, perdere il senno a chi lo legge? Un solo libro, in migliaia di copie, che ben presto monopolizzerà gli spazi nei notiziari televisivi a causa della sua peculiarità.
Mentre si svolgono le indagini della polizia per cercare di individuare chi e in quale modo abbia diffuso il libro, che in copertina riporta un semplice “1”, viene pian piano illustrato allo spettatore cosa si cela tra le sue pagine.
Non si tratta che di statistiche; statistiche accuratissime, su qualsiasi argomento si possa immaginare e l'accuratezza dei dati riportati è sorprendente, perché si aggiornano ogni istante con quella che è la realtà del pianeta.
Quante persone nascono, quante perdono la vita, il numero di rapporti sessuali in ogni momento, ogni giorno, giorno e notte, a qualsiasi ora si apra il libro questo continua ad aggiornarsi, a far scorrere una quantità di numeri inimmaginabile, tutti riguardanti le nostre vite, tutti ad indicare le nostre abitudini, a renderci partecipi degli avvenimenti del pianeta, evidenziare ogni particolare del mondo che ci circonda, dell'animo umano.

Non si può non rimanere toccati da ciò che vi è scritto, come non si può non rimanere toccati dalla visione di questo film surreale, difficile se non impossibile da comprendere, che lascia lo spettatore inerme davanti allo schermo, a chiedersi cosa gli sia appena passato davanti: un capolavoro visionario o un complesso di scene che nel loro susseguirsi non giungono a nessuna conclusione?
Che ognuno esprima il proprio parere in proposito, poiché parlare oggettivamente ed in modo univoco di questa produzione è quanto di più sbagliato si possa cercare di fare, data la sua originalità e la (apparente?) mancanza di senso dei 90 minuti appena trascorsi.
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