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sabato 28 agosto 2010

Jack Hill: Coffy

Di giorno infermiera, di notte paladina della giustizia. O almeno, molto indaffarata a far fuori i cattivi, senza troppo interessarsi della giustizia della legge, ma solamente di quel senso di giustizia superiore che ognuno di noi si porta dentro, dettato in questo caso da una storia di droga che coinvolge la sorella minore.
Coffy (la Pam Grier reginetta della blaxploitation nonché Jackie Brown di Tarantino), eroina pronta a tutto pur di eliminare dalla città spacciatori, papponi, mafiosi e delinquenti di ogni genere e sorta sveste quindi i panni di infermiera provetta per indossarne i pochi richiesti dalla sua copertura: la prostituta.
Qual modo migliore di entrare nel cuore di un'organizzazione criminale se non quello di entrarne a far parte per poi sgretolarla dall'interno?

Ma nonostante Coffy non ci metta molto a seminare il caos nella malavita, dovrà fare i conti anche con la corruzione di poliziotti e politici, sempre pronti a sporcarsi le mani pur di riempirsi le tasche.

Scritto e diretto da Jack Hill (lo stesso che risulta essere uno degli scrittori e registi de "La Vergine di Cera" solitamente attribuito a Roger Corman, e che con Pam Grier ha già lavorato in The Big Bird Cage, The Big Doll House e che un anno più tardi sfornerà Foxy Brown), è un classico film sul genere "blaxploitation" con una trama non particolarmente originale né articolata, ma che si lascia vedere, grazie soprattutto al buon lavoro svolto dagli attori, non da oscar ma convincenti al punto giusto; tra questi è interessante notare come il cast riservi delle piacevoli sorprese, come King George, interpretato da Robert DoQui, l'agente Reed della trilogia di Robocop e William Elliott, già visto in Night of the Lepus (meglio noto in Italia con il titolo "La Notte della Lunga Paura").

Coffy al suo "colloquio" con il pappone King George

Sottotitoli in italiano disponibili qui

martedì 10 agosto 2010

Quentin Tarantino: Le Iene + Pulp Fiction

Le Iene

Pulp Fiction
Quentin Tarantino e Roger Avary ricevono il Premio Oscar
per la sceneggiatura di Pulp Fiction


Scritti e diretti da Quentin Tarantino nei primi anni '90, Le Iene (Reservoir Dogs) e Pulp Fiction sono fanno parte della cosiddetta "trilogia pulp, che include, nel mezzo, Due Vite al Massimo (True Romance, diretto da Tony Scott). Sono finemente collegate le tre pellicole, con personaggi in comune, rapporti di parentela e, a quanto si può immaginare, una valigetta di diamanti.

Mr Blonde ha una sorpresa per Mr White e Mr Pink
Tutto inizia con una rapina: sei uomini che non si sono mai visti vengono assoldati da una conoscenza comune per prendere parte ad una rapina ad una gioielleria. Si tratta di un lavoro facile, che consiste nell'entrare, farsi consegnare una valigetta piena di diamanti appena arrivati da Israele e uscire in 2 minuti, non un secondo di più.
Per la riuscita del colpo e per ridurre al minimo i rischi Joe (Lawrence Tierney, il mandante) ordina agli scagnozzi di non dirsi i rispettivi nomi e perciò impone loro di usare dei nomi fittizi: Mr. Brown (Quentin Tarantino), Mr. White (Harvey Keitel), Mr. Blonde (Michael Madsen), Mr. Blue (Edward Bunker), Mr. Orange (Tim Roth) e Mr. Pink (Steve Buscemi, il quale non felice del nome assegnatogli provocherà una breve e ilare discussione).

Da sinistra verso destra: Mr Blonde, Mr Brown, Mr White, Eddie il bello,
Joe, Mr Orange e Mr Pink
Mr White e Mr Blonde non
vanno molto d'accordo
Ma il film non è incentrato sulla rapina, bensì sulla vicenda che si viene a creare a causa di un imprevisto: tra i 6 uomini c'era un infiltrato della polizia, il colpo fallisce e i superstiti della sparatoria nella gioielleria si ritrovano nel capannone che era il punto d'incontro prefissato.
Poco alla volta facciamo meglio la conoscenza di tutti i personaggi, fino a scoprire chi è stato ad incastrare il gruppo e volgere al tragico finale.

Mr Blonde estrae il rasoio
Celebre la scena in cui Mr Blonde, rimasto nel capannone da solo con un poliziotto legato ad una sedia e Mr Orange disteso a terra moribondo, inizia a dar sfogo alla sua vena di sadismo, torturando il malcapitato per puro diletto e arrivando a tagliargli un orecchio con un rasoio cospargendolo poi di benzina, pronto a dargli fuoco; in questo modo conferma la dubbia sanità mentale attribuitagli da Mr White, che lo accusava di aver scatenato la sparatoria nella gioielleria.

Una scena nelle battute conclusive del film
Il classico stallo alla messicana, tanto amato da Tarantino

Essere un gangster non vuol dire avere per forza
un aspetto sempre minaccioso
Dello smistamento dei diamanti rubati si dovrà occupare Marsellus, componente di spicco della malavita di Los Angeles, ma anche qui sorgeranno dei problemi ed è proprio quando due dei suo uomini, Vincent Vega (John Travolta) e Jules Winnfield (Samuel L. Jackson) stanno andando a recuperarla, inizia la storia di Pulp Fiction.
In realtà non è dato sapere cosa sia contenuto nella valigetta che Marsellus rivuole, ma essendo i due film collegati è legittimo immaginare che le cose stiano così. E del resto è molto più logico che non alcune speculazioni che girano per la rete come: una lampadina arancione (cosa che effettivamente conteneva per illuminare chi la aprisse, ma assolutamente non credibile ai fini della storia) o il vestito di Elvis.
Un attimo prima hai fatto
saltare la testa di uno e un attimo dopo
vai col twist!
L'unica cosa certa è che chiunque l'apra rimane abbagliato e stupito, senza parole.

Oltre a riprendere (con le pinze) la storia de Le Iene, Pulp Fiction ne ricalca anche struttura e stile, infatti oltre alla componente cruda e quasi splatter che è uno dei marchi del regista qui di nuovo troviamo la storia spezzata (questa volta in episodi, nel precedente usando dei flashback) per non dare in pasto tutto subito allo spettatore ma farlo attendere, incuriosirlo e poi svelare qualche dettaglio, una parte di storia rimasta celata fino al momento opportuno.

Uma Thurman nella parte
di Mia Wallace
Parlando della trama: il film è suddiviso in capitoli, parti di storia che si intrecciano tra loro, non solo per i personaggi ricorrenti ma anche per i salti temporali da uno all'altro.
Così, ad esempio, si inizia con una rapina in una tavola calda (da parte di Tim Roth e Amanda Plummer) e si continua un attimo dopo con Vincent e Jules che stanno andando a recuperare la valigetta che sarà uno dei punti focali della pellicola.
A questo punto assistiamo all'episodio in cui Vincent porta fuori a cena Mia Wallace (Uma Thurman), la moglie del suo capo, serata che terminerà quasi in tragedia.
Far saltare la testa di uno nella propria
auto, può lasciare qualche segno
Si tornerà poi ancora sulla faccenda della valigetta, ma non prima di aver visto Bruce Willis nei panni di Butch Coolidge, un pugile sulla strada del declino che fa un torto a Marsellus Wallace (Ving Rhames), con tutti i problemi che ne possono nascere.
Infine, per continuare con i salti temporali, si ritorna su Vincent e Jules che tornano dalla loro missione, ma qualcosa va storto e i due dovranno fermarsi a chiedere aiuto ad un amico di Jules, Jimmie Dimmick (Quentin Tarantino) e chiamare Mr Wolf (Harvey Keitel, già nella parte di Mr White in Le Iene) per risolvere la delicata questione.
Eliminatto l'inconveniente, i due vanno a colazione e si troveranno proprio nella tavola calda in cui tutto è iniziato...

Bruce "Butch" Willis
Purtroppo non è facile spiegare a dovere con semplici parole lo svolgimento della storia di Pulp Fiction ed è necessario perciò vederlo per poter comprendere appieno di cosa si parla quando si fa riferimento a questo film, anche perché è così denso di dettagli e citazioni (in perfetto stile tarantiniano) che non sarebbe possibile descriverli tutti.
Nota di merito va ad un'altro dei marchi di fabbrica di Quentin, ossia i dialoghi. Questo film sarebbe potuto durare la metà (2 ore e mezza non sono poche) se fossero stati tagliati tutti i dialoghi non essenziali allo svolgimento della storia, ma qui gli scrittori sono riusciti a fare di queste presunte inutili parole, il punto di forza del film.
La morte ti sorprende, con un libro in mano,
dopo aver cagato

In conclusione: si tratta di due titoli importanti non solo per i fan di Tarantino, ma che dovrebbero essere visti almeno una volta da chiunque, perché se i primi lavori di un giovane regista possono essere di questo calibro, allora mi chiedo perché il cinema attuale è pieno di obbrobri, anche e soprattutto prodotti da grandi nomi,

lunedì 24 maggio 2010

Italo Martinenghi: 3 Supermen contro il padrino

I tre fantastici supermen, con le loro tutine circensi rosse e nere, un po' ladri un po' supereroi un po' acrobati un po' agenti segreti, rappresentano forse il non plus ultra della bizzarria che il cinema italiano degli anni '60-'70 poteva partorire, e lo dimostra anche il recente fenomeno youtubbaro Italian Spiderman che s'ispira non poco a questa vecchia saga cinematografica che ebbe al suo attivo svariati film, più o meno apocrifi, di produzione europea e/o mediorientale. E infatti proprio in questo episodio appare nel ruolo di uno dei tre supermen il divo del cinema ottomano Cüneyt Arkın, che fa il belloccio della situazione in una delirante quanto spassosa storia che tira in ballo una macchina del tempo di cui si vuole impadronire un boss mafioso, che si ritroverà contro appunto i tre supermen. I personaggi sono a dir poco macchiettistici (da segnalare il consigliere del padrino, un piccoletto rachitico di origine svizzera), e gli eventi del film spaziano da inseguimenti acrobatici a situazione pecoreccie alla Alvaro Vitali come quando i nostri si ritroveranno a palpeggiare un'infermiera mezza spogliata. La fattura del film poi è tale che, pur essendo stato realizzato alle soglie degli anni ottanta, sembra sia stato realizzato almeno un decennio o due prima; aggiunto a ciò una colonna sonora fatta di motivetti molto sixties, possiamo dire di essere di fronte a un autentico capolavoro pop-trash di fattura italoispanoturca, che sarebbe improprio e riduttivo catalogare come banale cagata perché nonostante la fattura povera, il budget da due soldi e le idiozie burlesche che si susseguono per tutto il film quel cinema basso-popolare che partoriva queste meraviglie cinematografiche al giorno d'oggi ce lo possiamo solo sognare.

martedì 11 maggio 2010

Marco Antonio Andolfi: La croce dalle Sette Pietre

Scritto, diretto e interpretato (con lo pseudonimo di Eddy Endolf) da Marco Antonio Andolfi, questo agghiacciante film, noto anche come Il Lupo Mannaro Contro la Camorra si svolge in quel di Napoli, dove il protagonista Marco Sartori arriva da Roma per far visita ad una cugina che non vedeva da tempo.
Purtroppo sappiamo che non si può parlar di Napoli senza metterci di mezzo la criminalità e infatti proprio poco dopo il suo arrivo viene derubato della croce (quella del titolo, per intenderci) che portava al collo.

Quella pietra gemmata è molto preziosa, non tanto a livello monetario, quanto affettivo se non addirittura "mistico", trattandosi di un regalo della madre, defunta quando Marco era ancora in fasce.
Non ci sarebbe nulla di strano se non fosse che portare indossare quell'amuleto è l'unico modo che ha Marco di non trasformarsi in un mostro assetato di sangue al calar delle tenebre.
Ogni notte, infatti, a mezzanotte il giovane si trasforma in bestia, ammazzando chiunque gli capiti tra le mani e fortunatamente si tratta sempre di malviventi, incontrati durante la sua indagine per recuperare il ciondolo.

Il motivo per cui Marco è colpito da questa maledizione verrà svelato nel corso della vicenda, quando lui stesso spiega che la madre faceva parte di una setta che praticava le arti oscure e avendo evocato il demone Aborym venne da lui fecondata, dando alla luce, appunto, Marco.

A lasciare più di ogni altra cosa il segno è, a parer mio, il sogno che Marco fa quando rimane privo di coscienza dopo esser stato malmenato da un gruppo di delinquenti e nel quale rivede le vicende che gli sono appena accadute, oltre a quelle che dovranno ancora succedere, il ché fa pensare o ad un errore di montaggio.
Altri elementi da non sottovalutare sono trucco e costumi, primo tra tutti quello del lupo mannaro, che consta semplicemente di un paio di guanti, una maschera e una conchiglia, il tutto rigorosamente pelosi e che lascia scoperto il resto del corpo ed in secondo luogo quello usato per il demone Aborym, che ricorda da vicinino Chewbacca ma puntando al risparmio.

La pochezza della recitazione non stupisce, dato che il "frontman" nonché tuttofare di questa produzione è al suo primo lavoro come scrittore, regista, responsabile degli effetti speciali e che ha lavorato in soltanto un paio d'altri film; viste queste premesse possiamo, anche prima di vederlo, essere praticamente certi dell'alta probabilità di trovarsi davanti ad un prodotto alquanto scarso. E così è.
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