In occasione dell'uscita del sequel di Transformers, la Asylum replica facendo uscire il sequel della sua versione dei robottoni giganti che invadono la terra, con un titolo che di nuovo ricalca l'originale da plagiare: "Transformers - Revenge of the fallen" diventa "Transmorphers - Fall of man". E visto che col primo si era finiti col fare più un plagio di Terminator o Matrix che non di Transformers, ci si è rifatti con questo sequel, che in realtà è un prequel ambientato nel presente, in cui i cosiddetti transmorphers danno inizio alla loro invasione: così veniamo a sapere che in realtà essi sono già nascosti fra noi, transmorphati da oggetti elettronici d'uso quotidiano quali cellulari, antenne paraboliche e cose così, oltre che naturalmente mezzi di locomozione come i suv. In tutto questo guazzabuglio ci sono alcuni personaggi che tentano di salvare la pelle, ma il destino dell'umanità è ormai segnato: con tutti i negozi d'elettronica e le concessionarie d'auto trasformate in legioni di robot assassini all'essere umano non resta altro che nascondersi sottoterra e pianificare la propria resistenza per un paio di millenni a venire.
Il film, come dicevo, è chiaramente più simile all'originale plagiato rispetto al suo predecessore, ma questo non lo penalizza; anzi siamo di fronte forse a uno dei film della Asylum più "normali", senza particolari momenti di comico involontario dovuti a peccati d'ambiziosità come è accaduto nel primo, in cui ci siam ritrovati addirittura i protagnisti svolazzare a cavallo di motorette volanti che personalmente mi hanno fatto pensare molto a Megaforce. Sono anche passati due anni nei quali lo standard degli effetti speciali di casa Asylum si è elevato abbastanza rispetto alla grafica da Nintendo 64 dei primi mockbuster; per il resto la trama è semplicemente "gente che scappa dai robot assassini" e tanto basta per farne un film sicuramente migliore del sequel di Transformers, e che può essere potenzialmente apprezzato tanto dall'esperto cultore trash della Asylum quanto dal telespettatore medio che confonde originali e plagi.
Da segnalare nel cast la presenza di Shane Van Dyke, nipote di Dick Van Dyke (lo spazzacamino di Mary Poppins e il detective in corsia), e Bruce Boxleitner, protagonista del telefilm fantascientifico Babylon 5 che, per chi non lo ricordasse, era a sua volta un taroccamento di Star Trek, anche se fatto molto molto bene.
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martedì 18 maggio 2010
lunedì 3 maggio 2010
Shane Van Dyke: 6 Guns
La mitica casa di produzione americana The Asylum non manca di sperimentare di tanto in tanto generi cinematografici diversi da quelli che gli assicurano entrate economiche quali plagi di film famosi, disaster movies e fantascienza da videonoleggio. In questo caso ha provato la strada del western con questo film intitolato 6 Guns, la cui trama è così riassumibile: c'è una famigliola felice stile casa nella prateria, ma disgraziatamente arriva una banda di banditi il cui capo vuole regolare un vecchio conto in sospeso col padre di famiglia, che viene ammazzato insieme ai due figlioletti, mentre la madre viene stuprata da tutti i membri della banda tranne uno, che dovrebbe anche essere quello che la deve ammazzare ma non lo fa. Vediamo poi questa povera donna bighellonare sbronza in una cittadina del west, dove tutti la trattano come un'accattona a parte uno straniero, un cacciatore di taglie appena giunto in paese, al quale la donna chiede di insegnargli a sparare per vendicarsi dei banditi che le hanno rovinato la vita. Dopo varie peripezie, giustizia è fatta e arriva il lieto fine, con lo straniero che se ne va e la donna che comincia una nuova vita da bounty killer.
Bisogna dire che questo film, pur non brillando per originalità (la donna che nel west prende in mano il fucile e inizia a fare giustizia viene da Roger Corman) o particolari virtuosismi visivi, è comunque ben fatto, e non regala quasi nessun elemento involontariamente comico che di solito troviamo nei film della Asylum; le uniche cose su cui potrei avere qualcosa da ridire sono 1) durante un pranzo all'inizio del film, a tavola usano dei grossissimi barattoli da conserva al posto dei bicchieri (ma come gli è venuto in mente?), e 2) il fatto del membro della banda caritatevole che risparmia la vita alla protagonista ci si aspettava che venisse sviluppato meglio. Comunque niente che rovini la fattura del film, che ho trovato pur nei suoi limiti migliore di tanti altri western televisivi in circolazione, come l'orrendissimo La febbre della prateria con Kevin Sorbo e Lance Henriksen.
Bisogna dire che questo film, pur non brillando per originalità (la donna che nel west prende in mano il fucile e inizia a fare giustizia viene da Roger Corman) o particolari virtuosismi visivi, è comunque ben fatto, e non regala quasi nessun elemento involontariamente comico che di solito troviamo nei film della Asylum; le uniche cose su cui potrei avere qualcosa da ridire sono 1) durante un pranzo all'inizio del film, a tavola usano dei grossissimi barattoli da conserva al posto dei bicchieri (ma come gli è venuto in mente?), e 2) il fatto del membro della banda caritatevole che risparmia la vita alla protagonista ci si aspettava che venisse sviluppato meglio. Comunque niente che rovini la fattura del film, che ho trovato pur nei suoi limiti migliore di tanti altri western televisivi in circolazione, come l'orrendissimo La febbre della prateria con Kevin Sorbo e Lance Henriksen.
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