Avete già visto The Blair Witch Project? Bene, questo Pranormal Activity non ha niente in più da offrire, se non una qualità video leggermente superiore.
Certo, lo confronto con una produzione di oltre 10 anni fa e che nemmeno ha inventato niente, nonostante entrambi siano stati acclamati dal pubblico come capolavori rivoluzionatori del cinema internazionale. E stranamente accade ogni volta che esce un film registrato con una handcam, lasciandomi sempre stupito (come non citare [Rec] e Cloverfield?)
Come ormai siamo stati abituati dalle grandi produzioni hollywoodiane, il film si sviluppa poco, partendo da premesse potenzialmente interessanti, ma senza offrire assolutamente alcun spunto o creando situazioni degne di nota. Punto a favore, però, il non essere una grande produzione hollywoodiana, ma un film poco più che amatoriale, degno quindi se non altro di aver eguagliato i Grandi, investendo poco.
Ma può essere veramente un vanto questo? Cosa dovremmo dire di un giovane scrittore e regista alle prime armi che prende a piene mani da film di successo (più o meno meritatamente) per farne un prodotto mediocre, che non apporta niente di nuovo se non degli effetti speciali (per quanto pochi ce ne siano) tutto sommato ben fatti?
Ma vediamo di cosa parla.
Una giovane coppia convive da poco, lui compra una videocamera e scopriamo che lei è sin da piccola perseguitata da una presenza che col passare dei giorni si farà sempre più fastidiosa ed insistente.
Ciò che vuole questa presenza è il corpo di Katie e non se ne andrà finché non l'avrà ottenuto.
La grande trovata del suo fidanzato, Micah, è di mettere la videocamera nuova su un treppiede davanti al letto in modo da poter vedere tutto ciò che accade durante la notte. Ovviamente ciò che vede lo spettatore è soltanto quanto ripreso dalla videocamera del protagonista, che quindi non se ne allontanerà mai e con il suo fare spavaldo andrà in giro per la casa incitando il presunto demone a farsi vedere.
I personaggi non sono molto ben delineati e l'unico elemento che tiene in piedi la baracca sono i due attori, abbastanza bravi da rendere la situazione, a tratti, quasi credibile, ma non realistica a sufficienza da ottenere l'effetto sperato di terrore e angoscia.
sabato 12 giugno 2010
giovedì 10 giugno 2010
A-Team Vs The Expendables: Io ho già deciso
Lascerò giudicare a voi, dato che non voglio influenzare la vostra scelta su quale di questi due film vedere. Sappiate solo che uno lo attendo come poche altre volte mi è successo, mentre ho VERAMENTE TANTA PAURA di vedere l'altro, perché sento che sarà una cagata colossale.
Qui sotto i trailer, buona visione.
mercoledì 9 giugno 2010
Gli irriconoscenti: Ovvero come voltare le spalle...
... ai registi e ai film che vi hanno resi famosi.
Quanti ce ne sono, in giro per il mondo, di attori poco riconoscenti che rinnegano il proprio passato? Non mi è dato saperlo, ma ogni tanto se ne trova qualcuno e non fa piacere vedere pagine e pagine del passato cancellate con tanta facilità.
Ma ci sono eventi nella vita di alcune persone, che non sono così facili da nascondere, non possono essere semplicemente depennati perché hanno lasciato una macchia talmente scura da non poter fare niente per eliminarla.
Qui parliamo in particolare di due persone, due donne per la precisione, che non fiere di sfoggiare opere di culto tra i loro primissimi lavori, preferiscono far finta che non sia mai accaduto.
La prima è la Coralina Cataldi Tassoni del tanto discusso Il Bosco 1 che dopo aver raggiunto il successo (principalmente per i suoi lavori con Dario Argento) ha ben deciso di rinnegare il lavoro svolto con Marfori, dimostrando assoluto disprezzo per un'opera che ha raggiunto un più che discreto successo.
Anna Kanakis, che ha di recente scritto anche un libro, afferma nel suo sito ufficiale di aver esordito nel 'O re di Luigi Magni, dimenticando forse di esser già stata (con ruoli più o meno di spicco) in 2019 - Dopo la Caduta di New York (Sergio Martino), Occhio, Malocchio, Prezzemolo e Finocchio (Sergio Martino), Attila Flagello di Dio (Franco Castellano e Giuseppe Moccia), I nuovi Barbari (Enzo G. Castellari) ed altri.
Fortunatamente c'è anche chi si redime e tra questi Luca Barbareschi, che in un primo momento non dava peso a Cannibal Holocaust, ma dopo dopo esser venuto a conoscenza delle lamentele dei fan per la sua omissione, ha cambiato idea, inserendolo nel suo sito ufficiale. Nell'intervista presente nell'edizione speciale del dvd, si scusa, affermando che nemmeno ricordava di aver recitato in quel film e promettendo di rimediare, come ha fatto.
Non è una prerogativa delle star dover svolgere dei lavori di cui non si va fieri, prima di raggiungere un certo livello di abilità nel proprio lavoro, ma perché lasciarci alle spalle esperienze che ci hanno formato? Non è forse un pregio, un vanto sapere di aver iniziato nel piccolo ed esser riusciti a trasformarlo in qualcosa di grande?
Quanti ce ne sono, in giro per il mondo, di attori poco riconoscenti che rinnegano il proprio passato? Non mi è dato saperlo, ma ogni tanto se ne trova qualcuno e non fa piacere vedere pagine e pagine del passato cancellate con tanta facilità.
Ma ci sono eventi nella vita di alcune persone, che non sono così facili da nascondere, non possono essere semplicemente depennati perché hanno lasciato una macchia talmente scura da non poter fare niente per eliminarla.
Qui parliamo in particolare di due persone, due donne per la precisione, che non fiere di sfoggiare opere di culto tra i loro primissimi lavori, preferiscono far finta che non sia mai accaduto.
La prima è la Coralina Cataldi Tassoni del tanto discusso Il Bosco 1 che dopo aver raggiunto il successo (principalmente per i suoi lavori con Dario Argento) ha ben deciso di rinnegare il lavoro svolto con Marfori, dimostrando assoluto disprezzo per un'opera che ha raggiunto un più che discreto successo.
Anna Kanakis, che ha di recente scritto anche un libro, afferma nel suo sito ufficiale di aver esordito nel 'O re di Luigi Magni, dimenticando forse di esser già stata (con ruoli più o meno di spicco) in 2019 - Dopo la Caduta di New York (Sergio Martino), Occhio, Malocchio, Prezzemolo e Finocchio (Sergio Martino), Attila Flagello di Dio (Franco Castellano e Giuseppe Moccia), I nuovi Barbari (Enzo G. Castellari) ed altri.
Fortunatamente c'è anche chi si redime e tra questi Luca Barbareschi, che in un primo momento non dava peso a Cannibal Holocaust, ma dopo dopo esser venuto a conoscenza delle lamentele dei fan per la sua omissione, ha cambiato idea, inserendolo nel suo sito ufficiale. Nell'intervista presente nell'edizione speciale del dvd, si scusa, affermando che nemmeno ricordava di aver recitato in quel film e promettendo di rimediare, come ha fatto.
Non è una prerogativa delle star dover svolgere dei lavori di cui non si va fieri, prima di raggiungere un certo livello di abilità nel proprio lavoro, ma perché lasciarci alle spalle esperienze che ci hanno formato? Non è forse un pregio, un vanto sapere di aver iniziato nel piccolo ed esser riusciti a trasformarlo in qualcosa di grande?
Postato da
Mauro Meden
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lunedì 7 giugno 2010
Le case dei morti
House of the Dead I & II
Che la filmografia tratta dai videogiochi sia costellata di scempi e faccia venir voglia di fare una strage di sceneggiatori e registi è cosa nota. E soprattutto se tra questi andiamo a porre la nostra attenzione su tal Uwe Boll, uno specialista di questo settore, con svariate pellicole alle spalle, una più vergognosa dell'altra e anche stavolta non è stato da meno, con quella porcata di House of the Dead, tratto dall'omonimo shooter da sala giochi che (serve dirlo?) sicuramente non spiccava per la trama. Difficile quindi immaginare un film tratto da un videogioco senza trama? Eppure Super Mario Bros era già stato fatto.
Quel che è sicuro, quindi, è che sicuramente in questo House of the Dead il punto forte non è la storia: dei ragazzi si reano su un'isola deserta per partecipare ad un rave party, ma degli imprevisti li fanno ritardare e arriveranno a festa finita, terminata con un massacro. In realtà ci vorrà un po' prima che questi si rendano conto dell'accaduto, perché i partecipanti al rave non sono propriamente stati uccisi... si faranno invece presto vivi (per modo di dire), sotto forma di zombi, attaccandoli e cercando di cibarsene.
Parte a questo punto il classico survival-teen-horror-movie nel corso del quale si scoprirà che la maledizione della Isla de la Muerte è iniziata nel 1400 per opera di un sacedote spagnolo pazzo, che in cerca dell'immortalità condannò l'intera isola ad un macabro destino.
Gli effetti speciali non sono granché, ma c'era da aspettarselo, mentre ciò che più fa storcere il naso, aggrottare le sopracciglia e accapponare la pelle sono le scene tratte dal videogioco stesso, inserite veramente a cazzo durante gli scontri con gli zombi. Orripilante oltremodo.
Alla carneficina sopravviveranno solo un ragazzo e una ragazza, non senza aver contratto però il morbo.
Il secondo capitolo, uscito in Italia con il titolo Cacciatori di Zombie, è fortunatamente più scorrevole, ma non meno banale.
Dal ritorno dei due sopravvissuti della Isla de la Muerte, il contagio si è diffuso in un college americano, dove venivano condotti degli esperimenti sulla ragazza, ormai trasformata in cadavere ambulante.
Una squadra di scienziati e militari viene inviata nell'istituto infestato da morti viventi per trovare lo zombie "di generazione zero" nel cui sangue si ritiene essere presente il segreto per lo sviluppo di un vaccino.
Mancano totalmente spunti interessanti in questo film, la cui unica attrattiva sono zombi e sangue, con un'esagerazione di tette e culi e bislacche teorie sull'evoluzione; infatti secondo i nostri scienziati in missione gli zombi si sarebbero evoluti modificando la dentatura per poter mordere le loro armature in kevlar. Bizzarro.
Insomma anche qui il finale ci fa storcere un po' il naso, ma del resto non si poteva sperare in qualcosa di meglio, sin dalle prime battute.
Sconsiglio assolutamente entrambi i capitoli, a meno che non siate come me dei masochisti o cultori dello zombie movie a caccia del film più brutto.
sabato 5 giugno 2010
John Crowley: Intermission
Vi avverto subito che qui siamo di fronte a un film che, almeno per me, è stata una piacevole sorpresa, forse anche per la sua particolarità: se infatti di solito i film dedicati all'Irlanda trattano della rivolta che a inizio '900 portarò all'indipendenza del paese (Il magnifico irlandese, Michael Collins), oppure ne offrono un'immagine folkloristica e pittoresca (La storia di Agnes Browne, Circle of Friends), per non parlare dei film dedicati al problema dell'Irlanda del Nord (Bloody sunday, Breakfast on Pluto), qui siamo di fronte invece a un intreccio di vicende quotidiane ambientate nella Dublino dei giorni nostri, che s'intrecciano fra loro: un teppista alla perenne ricerca di guai, un paio di sfaticati commessi di supermercato uno dei quali lasciato dalla fidanzata per un direttore di banca di mezza età, un poliziotto dalla mano un po' troppo pesante; i primi tre organizzano una rapina ai danni del direttore di banca, ma le cose - grazie anche all'intervento del rude poliziotto, protagonista proprio in quegli attimi di un documentario sul crimine - prenderanno una piega un po' grottesca.
Va detto che gli attori protagonisti sono irlandesi che già da qualche tempo hanno sfondato a Hollywood: Colin Farrell Colm Meaney e Cillian Murphy, che se la cavano benissimo in questa vicenda che riesce a mantenere in equilibrio ambizioni di rappresentazione della realtà quotidiana dublinese e trovate e personaggi, per quanto verosimili, ai limiti del surreale, come l'insopportabile bambino che tirando sassi contro il parabrezza dei veicoli in corsa è la causa di quasi tutte le disgrazie del film. Il regista è americano ma la sua abilità e la particolarità dell'ambientazione fanno sì che ne esca un film a base di ironia molto british (anche se sarebbe più giusto dire irish), che senza peccare di ambizione non deluderà l'amante del genere (che però ha già visto tutti i film dello stesso genere ma ambientati immancabilmente nella provincia statunitense).
Va detto che gli attori protagonisti sono irlandesi che già da qualche tempo hanno sfondato a Hollywood: Colin Farrell Colm Meaney e Cillian Murphy, che se la cavano benissimo in questa vicenda che riesce a mantenere in equilibrio ambizioni di rappresentazione della realtà quotidiana dublinese e trovate e personaggi, per quanto verosimili, ai limiti del surreale, come l'insopportabile bambino che tirando sassi contro il parabrezza dei veicoli in corsa è la causa di quasi tutte le disgrazie del film. Il regista è americano ma la sua abilità e la particolarità dell'ambientazione fanno sì che ne esca un film a base di ironia molto british (anche se sarebbe più giusto dire irish), che senza peccare di ambizione non deluderà l'amante del genere (che però ha già visto tutti i film dello stesso genere ma ambientati immancabilmente nella provincia statunitense).
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