martedì 12 ottobre 2010

J.J. Abrams: Star Trek

Devo dire innanzitutto che mi dispiace che abbiano deciso di interrompere definitivamente i film della vecchia linea, sicuramente ha influito su questa decisione il fatto che l’ultimo film precedente – La nemesi – è stato l’incasso più basso di sempre di un film di Star Trek, mettiamoci pure la recente moda hollywoodiana di reboottare qualsiasi film/telefilm del passato per sfruttare in maniera ipercommerciale qualsiasi franchise esistente e siamo a posto, Jean-Luc Picard e il suo equipaggio sono pronti per la pensione.
Ma veniamo alla pellicola in questione, iniziando dicendo che pensavo peggio. Il film è evidentemente superiore alla media delle schifezze da multisala, e ne sono rimasto positivamente colpito specialmente (ma forse anche per questo) perché sono partito a guardarlo con delle aspettative alquanto basse e invece si è rivelato qualcosa di abbastanza valido. Però i difetti non mancano, e non sono neppure piccoli, a cominciare dal cattivo, un minatore romulano (per la cronaca, i romulani sono i cattivi per eccellenza di Star Trek) venuto dal futuro a bordo di un’astronave stratosferica incolpando lo Spock del suo tempo di aver distrutto la sua gente, e tornato nel passato per vendicarsi; ora a parte il fatto che anche il cattivo del film immediatamente precedente era un romulano (ma questo non ha molta importanza, dato che come dicevamo sopra il reboot è dovuto proprio al fatto di cambiare target, passando dalla nicchia di fan al grande pubblico) e che il personaggio è quanto di meno originale si sia mai visto in un film di fantascienza… ma come fa un minatore a permettersi un’astronave di proporzioni bibliche?!? Il film è pieno di approssimazioni grossolane e ingenuità di tal fatta, del tipo: navi stellari con un equipaggio composto totalmente di pivellini alla prima esperienza (a un certo punto il nuovo Pavel Chekov – che parla come una badante russa – dice di avere 17 anni!), ma che sono già abilissimi in qualsiasi cosa, dal buttarsi col paracadute dallo spazio al combattimento corpo a corpo con energumeni grossi il quadruplo di loro su una piattaforma sospesa nel vuoto; a proposito, dovete sapere che scherma e ninjutsu sono la stessa cosa, anche perché sappiamo bene che tutti i giapponesi sono campioni di arti marziali. Poi ovviamente c’è tutto l’assortimento di pianeti e astronavi e qualsiasi altro oggetto tridimensionale che esplodono, macchine che volano nel burrone (scena che ha rotto parecchio le palle ai tempi dell’uscita del trailer), incontri troppo fortuiti necessari allo svolgimento della trama, cose che sembrano appartenere più all’universo di Star Wars che a quello di Star Trek: la bettola dove fare a botte con la gente, il poliziotto-robot a bordo della moto fluttuante, l’inutilissimo mostro sul pianeta ghiacciato.

Per non parlare di come la scusa del viaggio nel tempo fatto dal romulano che crea una nuova linea temporale, pur essendo interessante, appare proprio come una scusetta da poco per poter rimaneggiare tutto l’universo di Star Trek a piacimento, visto che comunque i cambiamenti vanno ben oltre questo…
In ogni caso devo dire che questa sequela di difetti per fortuna è controbilanciata dal fatto che il film si presenta bene, e devo dire che dal punto di vista del conoscitore della saga di Star Trek riesce ad essere pure abbastanza fedele a questo universo fantascientifico (senza dubbio contribuisce non poco a questo la presenza nel cast di Leonard Nimoy, il vecchio e originale Spock). Perciò che dire, nonostante l’evidente proposito di trasformare Star Trek in una commercialata il film riesce comunque ad essere un buon prodotto anche andando oltre questo discorso; non me la sento di promuovere a pieni voti questo reboot, ma una possibilità gliela voglio senz’altro dare, in attesa del sequel.

venerdì 8 ottobre 2010

Robert Zemeckis: Ritorno al Futuro - Trilogia


Avete presente quando provate a pensare a quale sia il miglior film in assoluto o, senza voler essere troppo arroganti, il vostro film preferito e rimanete con una lunga serie di titoli che per un motivo o per l'altro non potete eleggere a vincitore né tantomeno scartare? Ritorno al Futuro è per me uno di questi. (Altri esempi potrebbero essere Jurassic Park, Terminator e Pulp Fiction)


Doc e Marty al primo test della Delorean
Ebbene, credo tutti sappiano già di cosa si tratta: Michael J. Fox è Marty McFly, giovane che ha come insolito amico uno scienziato, il Dottor Emmet Brown (Christopher Lloyd) - detto Doc - che gli farà vivere un'esperienza incredibile: il viaggio nel tempo; è questo infatti il punto centrale dei tre film nei quali si articola la storia.
Nella prima parte Marty finisce 30 anni indietro nel tempo, nel 1955, dove conosce i suoi genitori ancora giovani e deve fare il possibile per farli innamorare, pena la sua scomparsa.
Una volta tornato ai suoi giorni, però, Doc torna nel secondo episodio per portare Marty nel futuro, perché i suoi figli e tutti i suoi discendenti corrono un grave pericolo... Anche qui dopo mille peripezie tutto si concluderà per il meglio, ma non è ancora finita. Nella terza e ultima parte, Marty dovrebbe distruggere la macchina del tempo dopo che Doc è finito nel Far West, ma scopre della sua morte e decide di andare a salvarlo.


Marty al ballo della scuola dei suoi genitori
Ovviamente ho semplificato molto la trama dei tre film, ma soltanto perché sono certo che in molti lo conoscano bene e anche perché non voglio rovinare la sorpresa a chi ancora non l'abbia visto.
Il viaggio nel tempo, infatti, non è così semplice e in caso si interagisca con persone o cose di altri tempi si finisce per cambiare il corso della storia (cosa che in Ritorno al Futuro accade svariate volte), dando vita a veri e propri paradossi, sempre spiegati abilmente da Doc ma non sempre troppo chiari ad un primo ascolto.


La trilogia è ben bilanciata dal punto di vista dei personaggi, con l'eccentricità e follia di Doc, la spregiudicatezza e testardaggine di Marty e l'arroganza dei vari Biff / Griff / Muford "Cane Pazzo" Tannen (i "cattivi", sempre interpretati da Thomas S. Wilson) e in generale si respira (com'è giusto che sia) aria di anni '80 ad ogni inquadratura e ad ogni battuta.


Si tratta, nel complesso, di un'opera ben studiata e che si merita la fama che ha, fatta di un misto tra azione, commedia, fantascienza e anche un pizzico d'amore e dalle tinte a tratti drammatiche. Un bel pastone di tutto quello che potete immaginare o volere da un film o meglio, da una trilogia, fatta eccezione per dinosauri e spade laser.

lunedì 4 ottobre 2010

Chuck Parello: Ed Gein, il macellaio di Plainfield

Gli "appassionati" di serial killer sapranno sicuramente di chi stiamo parlando; per gli altri basti sapere che la vicenda di Ed Gein, un pacifico campagnolo della provincia americana, è stata al centro della cronaca verso la fine del 1957 in quanto venne alla luce che il suddetto personaggio non solo aveva commesso un paio di omicidi, ma nella sua casa la polizia scoprì tutto un assortimento di macabri quanto bizzarri manufatti fatti con resti umani - fra cui anche una travestimento da donna nuda fatto con la pelle di una delle sue vittime - che lo stesso Gein si era procurato profanando le tombe dei cimiteri del posto o mutilando i corpi delle due donne che aveva ucciso lui stesso. Successivamente emerse che questo comportamento era dovuto a un disturbo schizofrenico di cui soffriva la già fragile mente malata di Gein, che era stata plagiata e condotta ben oltre il limite della follia da una madre fanatica religiosa (e con delle idee follemente ortodosse sulla sessualità), la cui morte ha segnato l'inizio dell'attività criminale del figlio. La vicenda diede uno scossone non da poco alla sorridente e ottimista (e pure ipocrita, se vogliamo) società americana degli anni '50, e uscirono in seguito almeno tre classici del cinema horror più o meno ispirati a questa storia: Psycho, Non aprite quella porta e Il silenzio degli innocenti; a questa vanno aggiunti Deranged e due film, intitolati entrambi Ed Gein, uno del 2000 e un'altro del 2007, che sono la trasposizione vera e propria della vicenda.

Questa è la recensione del film del 2000, che pur avendo trovato un'ampia distribuzione si colloca nell'ambito delle produzioni indipendenti. Il fatto di narrare esplicitamente la vicenda di Ed Gein è un po' un azzardo, dato che se con un personaggio di fantasia ad esso ispirato l'autore può muoversi liberamente, qui invece si è vincolati alla necessità di essere fedeli ai fatti realmente accaduti (o perlomeno una certa verosimiglianza nei confronti di essi); per quanto poco però una certa rielaborazione personale è richiesta dato che nessuno a parte lo stesso Ed Gein sapeva cosa gli frullava per la testa, e quindi fare un film che mostra il tutto dal suo punto di vista è un'ulteriore sfida. Ora dire che questo obiettivo sia stato più o meno raggiunto è difficile dirlo, dato che il regista ha scelto da un lato di non prendersi troppo la libertà di approfondire la psicologia del personaggio ma dall'altro ha compiuto qualche scelta stilistica abbastanza "coraggiosa": due esempi di ciò sono rispettivamente il fatto che gli omicidi commessi da Ed sono rappresentati come qualcosa che lui è costretto dalle fantomatiche apparizioni di sua madre, e una brevissima scena che mostra Gein in sogno che legge un libro sul nazismo in compagnia di una gnocca nuda ornata di simboli nazisti. Insomma, è tutto abbastanza semplificato, se non proprio - in alcuni momenti - ridotto allo stereotipo che gran parte del precedente cinema (e tv) ci ha insegnato a proposito di pavidi omuncoli che di notte si trasformano in menti criminali.
Alla fin fine comunque per un film di finzione forse non è necessaria un'analisi approfondita, perciò le scelte che ha fatto il regista in tal senso possono essere giudicate in maniera alquanto arbitraria; per quel che mi riguarda, nella sua semplicità il film riassume abbastanza bene il succo della vicenda, ovvero che questo "mostro" in realtà era la vittima di quacosa - sua madre - che pur non avendo commesso omicidi o cose del genere col suo fanatismo era molto più mostruosa di lui. Per il resto, il film mi è sembrato costruito bene, la vicenda non annoia ed è apprezzabile la scelta di partire col racconto "in medias res" evocando tramite flashback il passato del protagonista, interpretato da un attore (Steven Railsback) che, a mio giudizio, se la cava bene.


Inoltre è apprezzabile il fatto che non si sia voluto fare un film splatter (come invece è stato fatto, se ho ben capito, col film del 2007), bensì qualcosa che si concentrasse soprattutto sul racconto dei fatti della vita di Ed Gein. Perciò direi che questo è un film più che guardabile, pur nella sua modestia.

martedì 28 settembre 2010

Peter Jackson: Amabili Resti

Questo film, trasposizione cinematografica del bestseller "The Lovely Bones" di Alice Sebold, tratta la breve vita a cui andò incontro una quattordicenne, brutalmente uccisa da un maniaco, e come la sua famiglia reagì dopo la sua morte.

Peter Jackson ci presenta un film che è un'ibrido tra un thriller e il genere fantastico/visionario (chi ha detto "Al di là dei Sogni"?), dove un tragico evento efferato getta una felice famiglia nel dolore più intimo e acuto: la morte di una brillante figlia di soli quattordici anni.
La colonna portante della pellicola è il ruolo cardine di questa dolce ragazza, Susan, che oltre esser la triste protagonista è anche la narratrice che racconta cosa le è capitato quel macabro pomeriggio invernale tornado a casa da scuola.
Susan (Saoirse Ronan), reduce da un romantico e sfuggente incontro con il ragazzo che le piace e proiettata al suo primo appuntamento, mai avrebbe immaginato cosa le sarebbe capitato da lì a qualche ora. Quel appuntamento, e probabilmente il suo primo bacio, non sarebbe mai arrivato per lei.
Le aspettative di un adolescente e le piccole emozioni che ognuno di noi ha vissuto con tanto eccitamento, nel caso di Susan, le vengono private da un freddo maniaco che costruisce case per le bambole e non conosce il significato di rimorso (un fenomenale Stanley Tucci).
La vita viene interrotta nel terrore più puro e cieco, una famiglia viene gettata nel caos e il padre cerca in tutti i modi di trovar pace con se stesso.
Si tratta proprio del rapporto padre-figlia (il padre impersonato da un misuratissimo Mark Wahlberg) che esalta le doti di Peter Jackson, un rapporto che si riduce al solo ricordo, agli attimi passati insieme costruendo navi in bottiglia; il ricordo dei famigliari costringe Susan a restare in un limbo, più precisamente nel suo mondo perfetto e onirico nel quale prende coscienza di esser morta e di non poter più tornare dai suoi cari.
Un pazzo omicida insospettabile che la polizia smette troppo presto di cercare, un padre che vuol farsi giustizia da solo e una madre (Rachel Weisz) abbandonata a se stessa che se ne và di casa sono solo alcune delle tragiche conseguenze del reato. In questa panoramica c'è pure la "giovane" nonna maldestra (Susan Sarandon) che prova a dare una mano in casa.

A conti fatti, cosa vuole trasmetterci questo film? Veniamo catapultati in due mondi paralleli, quello reale in cui vive la famiglia di Susan e quello di Susan morta, visionario e fantasioso.
Ma questi due mondi sono destinati ad entrare in conflitto quando esiste ancora un ponte che li collega, ovvero l'amore dei genitori e i ricordi legati ad essi.
Peter Jackson magistralmente ci fa vedere e sentire scene struggenti, cerca di trasmettere il senso di una vita e come la mente malata di qualcuno possa avere la meglio su una giovane ragazza piena di sogni, aspettative e speranze. Una menzione speciale la merita la colonna sonora, composta da Brian Eno.
Il messaggio alla fine del film, narrato da Susan, è quanto di meglio ci possa essere per riassumere l'intera essenza del film.

Voto: 8

martedì 14 settembre 2010

Roy Burdine e Lloyd Goldfine: Turtles Forever

Le tartarughe ninja sono il tipico fenomeno underground divenuto ben presto un franchise di successo, esploso negli anni ottanta specialmente grazie alla trasposizione a cartoni animati (che aveva reso l'originale e truculento fumetto, nato come una parodia del Daredevil marvelliano, molto più adatto a un pubblico di bambini) alla quale sono seguiti svariati film, videogiochi, giocattoli e così via, fino ai giorni nostri in cui l'industria americana dell'intrattenimento continua a scommettere su questi personaggi di successo (a tal proposito, sembra che nel 2011 arriverà un nuovo film live-action su di loro).

Il film che ora vado a recensire è stato prodotto l'anno scorso per festeggiare il venticinquesimo anniversario della nascita delle mitiche tartarughe, prodotto direttamente per la tv e distribuito nel mercato home video, la cui trama è questa: Le quattro tartarughe ninja della nuova serie animata si ritrovano, a causa di un incidente che ha aperto le porte di universi paralleli diversi, faccia a faccia con le tartarughe ninja degli anni ottanta; nella loro dimensione però sono giunti anche il tecnodromo con a bordo Krang e Shredder degli anni ottanta, e quest'ultimo, deciso a eliminare le tartarughe, resuscita la sua controparte della nuova serie (dove a suo tempo era stato messo fuori gioco dalle tartarughe), ma la cosa gli sfugge di mano dato che questo Shredder è infinitamente più malvagio di quello degli anni ottanta, tanto che si impadronisce del tecnodromo ristrutturandolo in modo da farlo diventare qualcosa di mille volte più potente di quel che era e deciso a distruggere le tartarughe ninja di tutte le dimensioni esistenti; e, per raggiungere tale scopo, giungerà fino alla dimensione delle originali tartarughe del fumetto originale...


Come avrete capito, l'idea di base di questo film è abbastanza originale e simpatica, ovvero festeggiare le tartarughe ninja ripercorrendo tutta la storia del franchise non solo facendo tornare sulla scena personaggi e situazioni della vecchia serie, ma anche facendoli interagire con quelli della nuova; perciò citazioni e autocitazioni abbondano, giocando molto sulle differenze fra le nuove tartarughe, più serie e razionali, e quelle vecchie, spensierate e giocherellone, come lo era d'altra parte un po' tutta la vecchia serie animata su cui non manca dell'(auto)ironia, come quando - appena giunte in quella dimensione - le nuove tartarughe chiedono alla April degli anni ottanta se lavorasse in un distributore di benzina, vista la tutona gialla. Insomma, siamo di fronte a un cartone che pur nella sua modestia (come dicevo, siamo di fronte a una produzione televisiva) centra perfettamente l'obiettivo, celebrando il compleanno delle tartarughe ninja nel modo migliore possibile, regalando uno spettacolo carino e anche un po' nostalgico (d'altra parte, chi se lo sarebbe mai aspettato di rivedere in azione le vecchie tartarughe degli anni ottanta? ;) ).
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