martedì 13 luglio 2010

Oliver Stone: Natural Born Killers


Dalla penna di Quentin Tarantino nasce questa assurda produzione che vede Oliver Stone alla macchina da presa e Woody Harrelson e Juliette Lewis nei ruoli di protagonisti, indaffarati durante tutta la durata della pellicola a mietere vittime scorrazzando per l'America apparentemente senza alcun buon motivo.
Ciò che li spinge a commettere efferati omicidi sono le rispettive infanzie difficili, Mickey (Woody) in seguito alla morte del padre (e di questa accusato) e Mallory (Juliette) che ha passato l'intera giovinezza a subire le violenze del padre (queste mostrate con l'espediente a dir poco geniale di essere camuffate da sit-com con tanto di risate finte e riprese a telecamera fissa).

L'incontro tra i due giovani li porta all'omicidio dei genitori di Mallory e ad una fuga colma di passione e di sangue attraverso gli Stati Uniti durante la quale la loro voglia di violenza non tenderà a scemare ma anzi si farà sempre più estrema e farà sì che il miglior poliziotto del paese si metta sulle loro tracce per fermarli. E ci riuscirà, ma sarà proprio il loro arresto che li farà entrare nel vivo dell'azione, in cui il film prende una piega più seria e quasi filosofica, interrompendo la lunga serie di scene di violenza tra loro spesso sconnesse e apparentemente insensate. Sarà infatti qui, in carcere, che capiremo meglio i pensieri di Mickey e lo seguiremo nei suoi contorti ragionamenti a cavallo tra il genio e lo schizoide.


L'uso continuo di ellissi, il salto da un luogo all'altro, dal passato al futuro, la mancanza di continuità nelle vicende nella prima metà del film possono farlo risultare poco digeribile anche e soprattutto perché la trama stenta a delinearsi e soltanto nella seconda parte si inizia a capire dove si voglia andare a parare e anche qui, nel finale, lo spettatore rimane dubbioso e in attesa di sviluppi che non arriveranno.
Sono invece estremamente interessanti i personaggi poco realistici e volutamente esagerati nell'aspetto, nei comportamenti e negli atteggiamenti, che rendono ancora più grottesche le situazioni già di per sé esageratamente cruente e la mano di Tarantino si vede eccome.

lunedì 12 luglio 2010

Torno da una settimana in Slovenia (e provate a dire che non vi sono mancato) con un volantino riguardante un festival "del vino e del cinema" che si terrà dal 26 al 31 luglio a Ljutomer (sotto la mappa).
Tra gli ospiti spicca senza ombra di dubbio il (così lui si definisce) regista tedesco Uwe Boll (Doom, House of the Dead, Blood Rayne, Postal). Per ulteriori informazioni vi rimando al sito ufficiale.

martedì 6 luglio 2010

Mike Disa: Dante's inferno - An animated epic

Siamo di fronte a un prodotto, per così dire, derivato, in quanto questo anime giapponese steampunk non avrebbe ragione di esistere se non per supportare l'uscita nei mesi scorsi dell'omonimo videogioco. La cosa m'incuriosiva, dato che nonostante La divina commedia sia una di quelle cose che a scuola inevitabilmente bisogna sorbirsela a me ha sempre suggestionato non poco, per cui mi son sottoposto volentieri questa versione postmoderna/videoludica. E proprio per questo, dico subito che se questo film ha dei difetti non è certo per la lontananza e le differenze dell'opera originale: fare delle critiche in tal senso sarebbe fuorviante, siamo di fronte a due cose ben diverse e perciò in tal senso non ho niente da dire.
Il tutto è ambientato in una sorta di universo alternativo in cui Dante Alighieri, invece di diventare un poeta e comporre versi su una donna a cui non ha mai rivolto la parola, è un bellimbusto che con Beatrice ci si mette insieme, dopodiché parte convinto per le crociate; ma in terrasanta diventerà una specie di criminale di guerra, e le sue sconsiderate azioni porteranno alla morte della sua famiglia e della sua amata, che la cui anima viene rapita dal diavolo in persona; a questo punto a Dante non resterà che lanciarsi all'inseguimento discendendo gli inferi, guidato dal poeta latino Virgilio, durante un viaggio che gli servirà anche per redimersi dei peccati che ha commesso e ritrovare la retta via. Come dicevo sopra, siamo di fronte a una trasposizione cinematografica del videogioco, per cui si è di fronte a un film molto strutturato a videogioco: Dante ogni volta che passa per un girone dell'inferno combatte un po' con i dannati o i diavoli, poi ammazza il boss di fine livello, una volta finito passa oltre e così via. La qual cosa, ripeto, non è un difetto del film, è un cartone giappo (o simil-giappo) di smazzamenti continui per cui ok così, può anche essere divertente vedere alcune trovate di indubbia origine videoludica come i neonati non battezzati del Limbo con delle falci al posto delle mani che attaccano in massa Dante. Ma il film presenta un paio di difetti strutturali che, pur non compromettendo l'opera per quel che è, faranno comunque storcere un po' il naso. Il primo sono alcuni elementi basilari della trama, che a me almeno sono sembrati un po' troppo semplicistici rispetto a come è stato poi sviluppato il tutto: Dante che scopre che i preti son dei bugiardi con tutte le menate su Dio e la guerra santa contro gli infedeli sono delle atrocità anche se si dichiarano dalla parte giusta, e questa cosa mi è sembrata una cosa un po' troppo da pacifismo spicciolo e ingenuo, anche se funzionale allo sviluppo della trama... poi non so, magari americani e giapponesi non essendo cresciuti a contatto diretto con la cultura cattolica come c'è toccato a noi italiani il tutto sembrerà fatto bene ma con un background più "europeo" probabilmente si ha una percezione diversa della cosa. L'altro difetto, a mio giudizio, è la trovata di far disegnare l'anime a 4-5 disegnatori diversi; devo dire che questo tipo di trovate, che a volte potrebbero anche essere geniali, a volte sono usate un po' a sproposito, come per conferire all'opera una specie di originalità; in questo caso forse potevano anche farne a meno, m'è sembrato ridondante (a parte che poi inevitabilmente capitano cose del tipo che con un disegnatore Virgilio sembra Giulio Cesare, con un altro sembra il cattivo di Hercules della Disney, con un altro ancora sembra Billy Idol ecc.).
Per concludere, quindi, potrei anche consigliare questo film; niente pretese però, di alcun tipo, mi raccomando, aspettatevi una semplice versione steampunk dell'Inferno di Dante e niente di più.

domenica 4 luglio 2010

Ivan Reitman: Un poliziotto alle elementari


Una cosa è certa: il buon Arnold è credibile come personaggio tutto muscoli ma solo fino a un certo punto. Sotto quella scorza di tessuti sintetici che gli forniscono un aspetto umano, infatti, oltre a circuiti e parti meccaniche sofisticatissime, si nasconde anche un lato umano. Ce l'ha dimostrato in Terminator 2 e, ben un anno prima, con questo Kidergarten Cop (da noi meglio noto come Un Poliziotto alle Elementari, anche se in realtà si tratta di una scuola materna, ma non siamo qui per puntualizzare sugli errori grossolani di traduzione).


Questa volta, l'attuale governatore della California veste i panni di un poliziotto senza scrupoli nei confronti dei delinquenti e ben intenzionato ad arrestare Cullen,  lo spacciatore che sta inseguendo da oltre 4 anni e l'unico modo per incastrarlo è trovare sua moglie, scappata con il figlio per salvarlo dalla vita disonesta del padre.


Il ragazzino frequenta la scuola materna in una piccola città di periferia e a causa di un malore della collega che avrebbe dovuto infiltrarsi come finta supplente di una maestra, il detective John Kimble (Arnold Schwarzenegger)  è costretto a svolgere questo ingrato compito.

La vita di un insegnante (soprattutto senza la dovuta preparazione) non è facile e John lo scoprirà presto a proprie spese, ma poco alla volta inizierà a capire come muoversi e come comportarsi per ottenere dai bambini il rispetto necessario affinché questi gli ubbidiscano.
Provvidenziale sia per calmare le piccole pesti che per il compimento della missione, sarà il suo furetto, un animaletto dolce e simpatico che diventerà la mascotte della classe.


L'idea di prendere un ex body builder vestito da poliziotto e metterlo in mezzo ad un branco di ragazzini urlanti forse non è una delle idee più geniali (e detta così sembra anche piuttosto osé, oltre che schifosamente illegale) ma crea comunque una situazione al limite del tragicomico che sviluppa diversi spunti divertenti.

Nel cast, due nomi degni di nota: il regista Ivan Reitman, già artefice dei due Ghostbusters (videoclip incluso), Meatballs (il primo film che vede Bill Murray nel ruolo di protagonista) e I Gemelli, sempre con Schwarzenegger, stavolta nell'improbabile ruolo di gemello di DannyDeVito e, altra presenza interessante, Jason Reitman (sarà un caso che si tratti del fratello del regista, appena adolescente, che compare per pochi secondi in cui bacia una ragazzina?) che già aveva sondato il palcoscenico con i due sopra citati I Gemelli e Ghostbusters 2 e che proseguirà poi la sua carriera scrivendo i non poco conosciuti Thank You for Smoking e Tra le Nuvole di cui è anche regista, insieme alla commedia adolescenziale Juno.

venerdì 2 luglio 2010

John Waters: A dirty shame

Si tratta dell'ultimo film di uno dei miei registi preferiti in assoluto, che non ha bisogno di presentazioni (se non sapete chi è John Waters, sappiate che avete una grossa lacuna da colmare ;) ). Trama: una frigida e nervosetta casalinga di Baltimora (Tracey Ullman) durante un incidente sbatte la testa contro un tubo di metallo, e dopo essere diventata a causa di ciò una ninfomane con una predilezione per il cunnilingus scopre che chiunque abbia avuto un trauma cranico diventa un sessuomane; si unisce a un movimento di rivoluzione sessuale guidato dal messia/meccanico Ray Ray (Johnny Knoxville), e tutti insieme sconvolgono la città, portando lo scompiglio fra i bigotti, fino a raggiungere uno stato di eccitazione sessuale collettiva che culminerà in una sborrata cosmica che finirà tutta sullo spettatore.
E' evidente che con questo film John Waters ha voluto, pur rimanendo nel solco di tutta la sua precedente produzione, sperimentare qualcosa di diverso, sia come soluzioni visive (il collage di immagini "retrò" che appaiono sullo schermo ogni volta che qualcuno subisce un trauma oppure gli scoiattoli in CGI che s'accoppiano, tanto per fare un paio di esempi) sia come trama, in quanto nonostante non si arrivi alle soluzioni estreme del suo cinema delle origini (vi ricordate Divine che s'era mangiata una vera merda di cane?) si affronta comunque una tematica come il sesso e la depravazione sessuale, che pur essendo stata sempre presente in qualche modo in tutti i suoi film non ne è mai stata protagonista assoluta.
Purtroppo è da segnalare che nonostante tutto ciò il film non brilla particolarmente, e forse gran parte di questo è dovuto alla trama che ben presto si appiattisce in situazioni che si ripetono in modo un po' troppo... ripetitivo. L'unica scena che a un certo punto risolleva un po' le sorti del film - e che a me ha fatto non poco ridere - è il modo in cui riceve una botta in testa (e quindi diventa anch'esso un sessuomane) il marito della protagonista: un aereo diretto a Washington passa sopra Baltimora, su questo aereo c'è David Hasselhoff che va in bagno, caga, la sua merda viene scaricata nell'aere e questa, precipitando verso terra, si solidifica, diventando un macigno che colpisce in testa il suddetto marito della protagonista.
A parte questo, tutte le altre bizzarrie del film non bastano a rendere questo film memorabile rispetto alla cinematografia precedente di Waters, e forse dal 2004 in qua il nostro non ha più fatto film proprio perché la sua ultima opera mostra una, per quanto piccola, parabola discendente. In ogni caso, consiglio comunque ai fan del re del trash la visione di questa pellicola.

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