lunedì 26 aprile 2010

Roger Corman: La Vergine di Cera

Allontanatosi dal suo battaglione, un giovane ufficiale napoleonico si trova nei pressi di un castello nel quale si cela un misterioso segreto legato ad una intricata storia di amore, tradimento e morte.

Una evanescente ed affascinante figura femminile guida il tenente Andre Duvalier (Jack Nicholson) dalla spiaggia dove riprende i sensi fino alla cima della scogliera sulla quale si erge un castello abitato dal sinistro barone Von Leppe (Boris Karloff) e ai cui piedi vive in gran segreto una strega.
L'azione si svolge prevalentemente all'interno della fortezza, dove il giovane soldato girovaga in cerca di informazioni riguardo la ragazza che ha visto fuori dal castello e che il barone afferma essere sua moglie, morta oltre vent'anni prima.
Le ricerche di Andre lo porteranno a scoprire il mistero che si cela dietro il barone, assassino di sua moglie perché ne ha scoperto il tradimento con un altro uomo, figlio della strega che vive nei pressi del castello e che ha come suo unico scopo nella vita indurre il nobile al suicidio facendolo tormentare dai sensi di colpa. La vecchia è infatti convinta che il barone abbia tolto la vita anche a suo figlio, mentre è ignara del fatto che proprio lui, in seguito allo shock dovuto alla morte dell'amata, abbia inconsciamente preso il posto di Von Leppe, il quale è morto poco dopo la moglie.
Il piano della megera avrà comunque successo, anche una volta scoperta la verità e non potrà più fare niente per evitarlo.

La fotografia e le scenografie rendono perfettamente quelli che sono l'alone di mistero e l'atmosfera cupa che aleggiano sulla persona del barone Von Leppe e il suo castello, uniti ad una regia incostante (si alternano infatti alla regia Roger Corman, Francis Ford Coppola, Monte Hellman, Jack Hill e Jack Nicholson) che sottolinea ancora di più la particolarità dell'ambientazione e la vena surreale della vicenda, che sente in un certo qual senso l'eredità dei racconti di Edgar Allan Poe.

sabato 24 aprile 2010

Louis Leterrier: Scontro tra Titani

Ammetto le mie colpe innanzi a te, Mio Signore!

Già, perché mai come in questo momento mi sono sentito più in colpa dopo aver visto un film... e volete sapere perché? Perché ho visto chi sono gli sceneggiatori e il regista e forse avrei potuto risparmiare 4€ (lo so, ho pagato poco il cinema, ma avrebbero dovuto pagarmi loro per assistere a questo scempio) e un po' di tempo, magari per spenderlo a vedere un bel film.

Sarò didascalico.
Punti a favore: buone aspettative perché l'originale era un gran bel film; c'è quell'attore che ultimamente sta facendo tanto successo perché ha un bel faccino, un bel fisico e fa il duro che ci piace tanto.
Ma soprattutto: i trailer (in lingua originale) sono una figatona.
>>Mi dicono di sottolineare che c'è anche Polly il kraken, ma vabbè io non sono un grande fan<<

Tutto il resto:
Il film non si avvicina neanche all'originale, stravolgendone la storia, sopprimendo personaggi e facendomi quasi piangere; insomma, quando si fanno i remake si sfrutta il successo di un bel film per farne un'accozzaglia di corse e combattimenti per attirare allocchi (eccomi, sono il primo) al cinema.
E poi, perché da qualche anno "film d'azione" è sinonimo di "trama banale o del tutto assente"?
Ma punto fondamentale, per comprendere il perenne peggioramento del cinema internazionale (diciamo pure americano), è il voler sempre più fare del protagonista il figo per eccellenza, quello che tutto può e sempre vincerà, contro tutti, magari anche sparando qualche battutina a volte inopportuna.
Deve essere quindi scaltro, forte, simpatico e ovviamente in cerca di vendetta perché qualcuno gli ha ucciso qualche parente, amico, l'amata eccetera eccetera.
Tanto alla fine vince, ma lo si sa dall'inizio, vent'anni fa almeno facevano finta di farci venire il dubbio.

Killer Crocodile

Pater Sparrow: 1

Ad una libreria, anche se ben fornita, potrebbe mancare UN libro.
E se invece di mancare, fosse presente UN solo libro, il cui contenuto fa, inspiegabilmente, perdere il senno a chi lo legge? Un solo libro, in migliaia di copie, che ben presto monopolizzerà gli spazi nei notiziari televisivi a causa della sua peculiarità.
Mentre si svolgono le indagini della polizia per cercare di individuare chi e in quale modo abbia diffuso il libro, che in copertina riporta un semplice “1”, viene pian piano illustrato allo spettatore cosa si cela tra le sue pagine.
Non si tratta che di statistiche; statistiche accuratissime, su qualsiasi argomento si possa immaginare e l'accuratezza dei dati riportati è sorprendente, perché si aggiornano ogni istante con quella che è la realtà del pianeta.
Quante persone nascono, quante perdono la vita, il numero di rapporti sessuali in ogni momento, ogni giorno, giorno e notte, a qualsiasi ora si apra il libro questo continua ad aggiornarsi, a far scorrere una quantità di numeri inimmaginabile, tutti riguardanti le nostre vite, tutti ad indicare le nostre abitudini, a renderci partecipi degli avvenimenti del pianeta, evidenziare ogni particolare del mondo che ci circonda, dell'animo umano.

Non si può non rimanere toccati da ciò che vi è scritto, come non si può non rimanere toccati dalla visione di questo film surreale, difficile se non impossibile da comprendere, che lascia lo spettatore inerme davanti allo schermo, a chiedersi cosa gli sia appena passato davanti: un capolavoro visionario o un complesso di scene che nel loro susseguirsi non giungono a nessuna conclusione?
Che ognuno esprima il proprio parere in proposito, poiché parlare oggettivamente ed in modo univoco di questa produzione è quanto di più sbagliato si possa cercare di fare, data la sua originalità e la (apparente?) mancanza di senso dei 90 minuti appena trascorsi.

venerdì 23 aprile 2010

James K. Shea: Il Pianeta dei Dinosauri

L'equipaggio di un'astronave precipitata, un pianeta da scoprire e insidie nascoste dietro ogni angolo. Una manciata di dinosauri monocromatici e animati in stop motion e qualche ragno di proporzioni bibliche sono i temibili pericoli che i nostri dovranno affrontare in una strenua lotta per la sopravvivenza.

Una nave spaziale, non ci è dato sapere per quale motivo, è in avaria e l' equipaggio si salva miracolosamente prima della sua esplosione salendo a bordo di una scialuppa di salvataggio, la quale viene attirata dalla gravità di un pianeta sconosciuto e al di fuori di qualsiasi rotta che sia mai stata battuta dall'uomo. In pochi minuti la ritroviamo infatti in un lago ad affondare lentamente mentre i suoi occupanti a nuoto cercano di raggiungere la riva.
Fortunatamente non ci sono morti nell'impatto e l'atmosfera sembra identica a quella terrestre, ma ben presto i primi problemi inizieranno ad insorgere, a partire dalla radio dimenticata nella nave affondata con relativa donna sbranata da un simil-coccodrillo mentre cerca di andare a recuperarla.
L'avventura degli (ormai) otto, inizia quindi nel peggiore dei modi, proseguendo tra fughe da enormi mostri preistorici, litigi e lotte per il comando del gruppo, uomini e donne baffuti, fucili laser di plastica ai quali i dinosauri sono del tutto immuni e il continuo dilemma: insediarsi sul pianeta e cercare di avviare una nuova civiltà o continuare a nascondersi e sperare di essere portati in salvo da una improbabile spedizione di soccorso?

Ci troviamo davanti a una produzione che certamente non verrà ricordata per l'impiego di importanti effetti speciali o per l'elaborazione della trama, né soprattutto per una profonda caratterizzazione dei personaggi.
Ma allora, per cosa dovremmo ricordare “Il pianeta dei dinosauri”?
Forse per il fatto che nello stesso anno, il 1979, è uscito nelle sale un vero capolavoro, Alien, e così su due piedi vien da domandarsi come sia possibile che a differenza di pochi mesi possano aver visto la luce due prodotti così diversi qualitativamente parlando (pur ovviamente rimanendo all'interno dello stesso genere).
Potremmo quindi bollare come totale fallimento il lavoro di James K. Shea, famoso per non aver avuto più di altri 2 ruoli (e anche piuttosto marginali) in campo cinematografico oltre a questa pellicola da lui diretta e prodotta, se non fosse che è facile rimanere affascinati da questo lavoro proprio per la sua scarsa qualità, lo script a tratti delirante (vedere per credere la “trappola” tesa al tirannosauro verso la fine o la possente palizzata costruita per contenere gli assalti delle temibili bestie che abitano la superficie) e le battute insensate pronunciate da mediocri attori che se non altro paiono convinti dei loro ruoli.
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